Vuoi ricevere aggiornamenti?
Iscriviti alla Newsletter
Iscrivendoti alla nostra newsletter avrai la possibilità di essere aggiornato sulle novità più importanti del mondo farmacia.

Pembrolizumab
Nel maggio 2017, la FDA ha approvato il pembrolizumab per il trattamento di pazienti con carcinoma avanzato del colonretto dMMR/MSI-H2.
Il pembrolizumab 200 mg ev. ogni 3 settimane è stato somministrato a 90 pazienti che erano stati pretrattati con due o più linee di chemioterapia. L'endpoint primario era la ORR che è stata osservata nel 36% dei pazienti. Il profilo di sicurezza era coerente con quello osservato in precedenza per pembrolizumab.
Sebbene le risposte ottenute siano interessanti è necessario verificare l’impatto sulla OS di questi farmaci in rapporto ai trattamenti standard già disponibili.
Nivolumab in 1a linea
Lo studio di fase III CheckMate 026 ha confrontato una combinazione di chemioterapia contenente platino (fino ad un massimo di 6 cicli) rispetto ad una prima linea di terapia con nivolumab al dosaggio di 3 mg/kg ogni 2 settimane in 541 pazienti affetti da NSCLC stadio IV, EGFR wild-type e ALK wild-type, con espressione di PDL-1 ≥ 1%5. Era ammesso il cross-over a nivolumab dopo progressione alla chemioterapia.
L’endpoint primario dello studio era la PFS nei pazienti con espressione di PDL-1 ≥ 5%. Sono entrati nello studio 423 pazienti; la PFS mediana è risultata pari a 4,2 mesi con nivolumab versus 5,9 mesi con chemioterapia. La OS è stata di 14,4 mesi per il nivolumab rispetto a 13,2 mesi per la chemioterapia.
La ORR è stata 26% vs. 33%, rispettivamente con durata mediana di risposta 12,1 mesi vs. 5,7 mesi.
In un’analisi esplorativa nei pazienti con elevato mutation burden (30% nel braccio con nivolumab e 39% nel braccio con chemioterapia) il trattamento con nivolumab si associa ad una maggiore ORR (47% vs. 28%). ed una migliore PFS mediana (9,7 mesi vs. 5,8 mesi). Tali risultati dovranno comunque essere confermati da altri studi.
Eventi avversi di ogni grado sono stati osservati nel 71% dei pazienti con nivolumab rispetto al 92% con chemioterapia. I più comuni eventi avversi con nivolumab sono stati fatigue (21%) e diarrea (14%).
Si tratta di uno studio negativo che non supporta l’utilizzo di nivolumab come prima linea di trattamento in pazienti affetti da NSCLC stadio IV con espressione di PDL ≥ 5%.
Nivolumab in 2a linea
È stato approvato dall’EMA ad aprile 2015 e dall’AIFA nel marzo 2016 per il trattamento di seconda linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato ad istologia squamosa.
Ad ottobre 2015 la FDA ha esteso l’indicazione all’utilizzo del nivolumab nel NSCLC, includendo pazienti affetti da istologia non squamosa, in progressione dopo un precedente trattamento con regimi a base di platino o dopo fallimento di terapie target in presenza di mutazioni di EGFR o traslocazione di ALK.
Successivamente anche l’EMA e l’AIFA nel febbraio 2017 hanno esteso l’indicazione alla somministrazione di nivolumab ai carcinomi del polmone ad istologia non squamosa pretrattati con almeno un regime di chemioterapia.
Lo studio registrativo CHECKMATE 017, è uno studio di fase III in cui 272 pazienti affetti da carcinoma squamoso del polmone stadio IIIB/IV, in progressione di malattia durante o dopo un iniziale trattamento chemioterapico con doppietta a base di platino, sono stati randomizzati a ricevere terapia con nivolumab (3 mg/kg ev. ogni due settimane) o docetaxel (75 mg/m2 ev. ogni tre settimane)6.
Endpoint primario dello studio era la OS che è risultata significativamente superiore nel gruppo di pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli trattati con chemioterapia convenzionale (9,2 vs. 6,0 mesi). La sopravvivenza ad un anno è stata, rispettivamente, del 42% vs. 24%. La ORR è stata significativamente superiore con nivolumab (20% vs. 9%) così come la PFS mediana (3,5 vs. 2,8 mesi). La positività di PD-L1 non era correlata con il beneficio in sopravvivenza e non è stata pertanto prognostica o predittiva di efficacia clinica.
La percentuale di eventi avversi è risultata complessivamente inferiore nel gruppo trattato con nivolumab (58% vs. 86%) e gli eventi di grado ≥ 3 sono risultati significativamente più frequenti con il docetaxel (57% vs. 7%). Gli eventi avversi più frequenti con nivolumab sono stati: fatigue (16%), inappetenza (11%), astenia (10%), nausea (9%), diarrea (8%), polmonite (5%), ipotiroidismo (4%) e rash (4%). La sospensione del nivolumab è stata necessaria nel 3% dei pazienti e più frequentemente era dovuta all’insorgenza di una polmonite su base immunitaria.
In conclusione, il nivolumab è da considerare il trattamento di scelta in seconda e terza linea del carcinoma squamoso del polmone.
Lo studio di fase III CHECKMATE-057 è stato eseguito in 582 pazienti affetti da carcinoma del polmone non microcitoma ad istologia non squamosa pretrattati con un regime di chemioterapia contenente platino che venivano randomizzati ad effettuare terapia con nivolumab alla dose di 3 mg/kg ogni due settimane o docetaxel 75 mg/m2 ogni tre settimane7.
Lo studio ha documentato un aumento statisticamente significativo della OS mediana (12,2 vs. 9,4 mesi). Ad un anno la percentuale di sopravviventi era 51% con nivolumab vs. 39% con chemioterapia ed a 18 mesi 39% vs. 23%, rispettivamente. La ORR era superiore con nivolumab (19% vs. 12%) così come la durata mediana della risposta (17,2 mesi vs. 5,6 mesi). Non sono state osservate differenze significative in termini di PFS mediana (2,3 mesi vs. 4,2 mesi, rispettivamente).
È stata documentata una correlazione significativa tra l’espressione del PD-L1 e l’outcome clinico con il nivolumab; infatti un maggior beneficio in termini di OS, PFS e ORR è stato evidenziato a livelli crescenti di espressione di PD-L1 (≥1%, ≥5%, ≥10%), suggerendo un valore predittivo di efficacia del farmaco, contrariamente a quanto osservato nelle forme ad istologia squamosa.
Gli eventi avversi di ogni grado sono stati riferiti dal 69% dei pazienti trattati con nivolumab e dall’88% dei pazienti trattati con docetaxel, un evento di grado 3 o 4 è stato riportato dal 10% e dal 54% dei pazienti, rispettivamente. Tra gli eventi più frequenti di ogni grado riportati con nivolumab c’era fatigue (16%), nausea (12%), inappetenza (10%) e astenia (10%).
In conclusione gli studi di fase III pubblicati dimostrano un aumento significativo della OS, della PFS e della ORR in pazienti sottoposti a terapia con nivolumab rispetto ad un regime chemioterapico di seconda linea in tutte le istologie del NSCLC. Probabilmente nel corso del tempo per l'istologia non squamosa l'analisi immunoistochimica del PDL-1 (ad oggi non standardizzata) diventerà importante per selezionare i pazienti destinati a ricevere tale immunoterapia.
Atezolizumab oltre la 1a linea
L’efficacia di atezolizumab in pazienti affetti da NSCLC pretrattati con almeno un regime di chemioterapia contenente platino è stata valutata nello studio registrativo di fase III, studio OAK, che ha randomizzato 1225 pazienti affetti da NSCLC stadio IIIB-IV in progressione ad una o due precedenti linee di chemioterapia (almeno una contenente platino) a ricevere atezolizumab alla dose di 1200 mg vs. docetaxel alla dose di 75 mg/m2 ogni 3 settimane8.
Endpoint primario dello studio era la OS mediana che era significativamente superiore con atezolizumab (13,8 mesi rispetto 9,6 mesi con la chemioterapia). Tale superiorità era evidente sia nella popolazione PDL1 positiva (≥1%) che negativa e risultava inoltre indipendente dal tipo istologico (squamoso o non squamoso).
La PFS mediana dello studio è stata di 2,8 mesi per atezolizumab e 4 mesi per la chemioterapia. La ORR era 14% vs. 13% rispettivamente e la durata mediana di risposta era 16,3 mesi vs. 6,2 mesi.
Eventi avversi di ogni grado si sono osservati nel 64% dei pazienti in terapia con atezolizumab (di cui circa il 37% di G3-4) rispetto all’86% (di cui circa il 54% di grado 3-4) dei pazienti in trattamento chemioterapico. In particolare gli effetti avversi più comuni con atezolizumab sono stati fatigue (14%), nausea (9%), diminuzione dell’appetito (9%), astenia (8%).
Gli eventi avversi hanno portato ad un’interruzione del trattamento nell’8% dei pazienti in trattamento con atezolizumab rispetto al 19% dei pazienti sottoposti a chemioterapia.
Atezolizumab è il primo immunoterapico anti PDL-1 approvato dall’FDA con questa indicazione. Se avrà benefici rispetto agli agenti anti PD-1 già approvati (pembrolizumab e nivolumab) per il trattamento di pazienti affetti da NSCLC stadio IIIB-IV pretrattati con chemioterapia contenente platino è da verificare con studi comparativi attualmente mancanti.
Durvalumab
Circa un terzo dei pazienti affetti da NSCLC all’esordio presenta una malattia al III stadio. Il trattamento standard con chemioterapia a base di platino e radioterapia consente di ottenere una PFS di circa 8 mesi e solo circa il 15% dei pazienti è vivo a 5 anni.
Lo studio randomizzato di fase III PACIFIC ha valutato in 709 pazienti affetti da NSCLC sottoposti a trattamento standard di chemio-radioterapia e non progrediti dopo tale terapia, l’efficacia del durvalumab 10 mg/kg ogni 2 settimane per 12 mesi rispetto a placebo9.
Endpoint co-primari dello studio erano la PFS e la OS; endpoint secondari invece erano il tasso di PFS a 12 e 18 mesi, la ORR e la durata della risposta, il tempo alla morte o all’insorgenza di metastasi a distanza.
Un’analisi ad interim ha documentato una PFS mediana significativamente superiore con durvalumab (6,8 mesi vs. 5,6 mesi). Tale risultato era indipendente dall’espressione del PDL-1. Il tasso di PFS a 12 mesi era di 55,9% rispetto al 35,3%, ed a 18 mesi del 44,2% rispetto al 27%. Il tasso di risposte è stato superiore con durvalumab (28,4% vs. 16%,) così come più lunga è stata la durata della risposta a 8 mesi (72,8% vs. 46,8%).
Il tempo mediano alla morte o all’insorgenza di metastasi a distanza è risultato più lungo con durvalumab rispetto a placebo (23,2 mesi vs. 14,6 mesi).
Eventi avversi di grado 3-4 si sono verificati nel 29,9% di pazienti che hanno ricevuto durvalumab rispetto al 26,1% di quelli che hanno ricevuto placebo. I più comuni eventi avversi di grado 3-4 sono state le polmoniti (4,4% vs. 3,8% rispettivamente). Hanno interrotto la terapia il 15,4% vs. il 9,8%, rispettivamente.
In conclusione in questo studio la somministrazione di un agente anti PDL-1 sequenziale al trattamento standard chemio-radioterapico ha triplicato la PFS rispetto al placebo. Rimane da verificare se tale aumento si tradurrà anche in un significativo miglioramento della OS (dati non ancora disponibili).
Pembrolizumab
È stato autorizzato dalla FDA e a luglio 2017 anche dall’EMA in monoterapia nel trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico in pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino o che non sono eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino.
Lo studio di fase III condotto su 542 pazienti precedentemente trattati con regimi a base di platino (KEYNOTE-045) ha confrontato pembrolizumab 200 mg/ev. ogni 3 settimane rispetto ad una chemioterapia a scelta dello sperimentatore (paclitaxel, docetaxel o vinflunina)10. Pembrolizumab ha dimostrato di aumentare la OS mediana di circa 3 mesi (10,3 mesi verso 7,4 mesi); la PFS, endpoint secondario, è risultata di 2,1 mesi verso 3,3 mesi; la percentuale di ORR, rispettivamente, del 21% verso 11%. La mediana di durata della risposta non è stata ancora raggiunta con pembrolizumab vs. 4,3 mesi con la chemioterapia.
In uno studio precedente di fase II condotto su 370 pazienti platino-ineleggibili (KEYNOTE-052), pembrolizumab alla dose di 200 mg/ev. ogni 3 settimane aveva mostrato una ORR del 29% (21% in pazienti con PDL1<10 e 47% in pazienti con PDL1>10), con una mediana di durata della risposta non ancora raggiunta; la PFS era 2,3 mesi e la OS 11 mesi11.

Nivolumab
È stato autorizzato a febbraio 2017 dalla FDA e a giugno 2017 dall’EMA in monoterapia per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato non resecabile o metastatico negli adulti dopo fallimento di precedente terapia a base di platino.
L’autorizzazione si è avuta sulla base di uno studio di fase II a braccio singolo (CHECKMATE 275) su 270 pazienti che hanno ricevuto nivolumab alla dose di 3 mg/kg/ev. ogni 2 settimane. Lo studio ha riportato un ORR del 20%, con una durata mediana della risposta di 10,4 mesi, una PFS mediana di 2 mesi, una OS mediana di 8,6 mesi12. Gli eventi avversi di grado 3-4 si sono verificati nel 18% dei pazienti.
Atezolizumab
Ha avuto un’approvazione accelerata ad aprile 2017 dalla FDA e a settembre 2017 dall’EMA in pazienti con neoplasia uroteliale avanzata o metastatica non idonei a ricevere una chemioterapia con cisplatino oppure in progressione dopo una prima linea con cisplatino, sulla base dei risultati di uno studio di fase II13 su 315 pazienti che avevano riportato un 15% di ORR. La tossicità di grado 3-4 è stata riportata dal 50% dei pazienti; un 15% erano gli eventi avversi di grado 3-4 immuno-relati.
Il successivo studio di fase 3 condotto su 931 pazienti randomizzati a ricevere atezolizumab 1200 mg/ev. verso una chemioterapia a scelta dello sperimentatore tra vinflunina, paclitaxel o docetaxel non ha dimostrato un significativo beneficio in OS (endpoint primario dello studio), con una OS di 8,6 mesi con atezolizumab verso 8 mesi con la chemioterapia14.
Durvalumab
Uno studio di fase I-II pubblicato di recente15 ha portato all’approvazione accelerata del farmaco da parte della FDA a maggio 2017 come terapia di seconda linea nel carcinoma uroteliale avanzato o metastatico. Il dossier non è stato invece sottoposto all’EMA in attesa di ulteriori dati.
Lo studio ha valutato 191 pazienti in progressione dopo chemioterapia (95,3%) o non eleggibili per la chemio o che l’avevano rifiutata. Durvalumab è stato somministrato alla dose di 10 mg/kg/ev. ogni 2 settimane fino a 12 mesi o progressione o tossicità. Endpoint primario era la ORR che è risultata del 17,8% (27,6% nei PD-L1 positivi e 5,1% nei pazienti con PD-L1 basso o negativo). Le risposte sono precoci e durevoli (la durata mediana della risposta non è stata raggiunta). La PFS mediana è 1,5 mesi e la OS mediana stimata è 18,2 mesi, con un tasso di sopravvivenza ad un anno del 55%. Gli eventi avversi di grado 3-4 si sono verificati nel 6,8% dei casi, quelli immuno-relati di grado 3-4 nel 2,1%. Il 1,6% dei pazienti ha sospeso il farmaco per eventi avversi legati al trattamento.
Avelumab
È stato approvato dalla FDA in pazienti con carcinoma uroteliale metastatico dopo una prima linea di chemioterapia a base di platino o che siano ricaduti dopo meno di 12 mesi dalla fine di una terapia adiuvante o neoadiuvante a base di platino. L’approvazione accelerata si è avuta sulla base dei risultati ottenuti con avelumab 10 mg/kg/ev. ogni 2 settimane nelle coorti di pazienti con carcinoma uroteliale (242 pazienti), all’interno di un studio in aperto, a braccio singolo su diversi tumori solidi con avelumab16.
I risultati hanno evidenziato una ORR del 13,3% nel gruppo di pazienti con almeno 13 settimane di follow-up e del 16,1% nel gruppo di pazienti con follow-up di almeno 6 mesi; la durata mediana della risposta non è stata ancora raggiunta. Si sono verificate il 6% di morti dovute ad un evento avverso; eventi avversi di grado ≥ 3 si sono verificati nel 41% dei pazienti; i più frequenti eventi avversi sono stati fatigue, reazioni legate all’infusione, dolore muscolo scheletrico, nausea, riduzione dell’appetito, infezioni urinarie.
In conclusione le approvazioni basate sulle percentuali di risposte e la loro durata non sono state dimostrate un endpoint surrogato in uno dei due studi randomizzati in pazienti con carcinoma uroteliale in progressione dopo una chemioterapia a base di cisplatino. Questo testimonia ancora di più la necessità di studi controllati con endpoint primario la OS prima di poter esprimere un giudizio sul valore del farmaco.
Nivolumab melanoma adiuvante
È stato valutato in uno studio su 906 pazienti con melanoma stadi III o IV resecati ed è stato approvato dalla FDA a dicembre 201719.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere nivolumab o ipilimumab, che è il farmaco approvato dalla FDA come terapia adiuvante del melanoma; il 18% circa aveva uno stadio IV resecato; il 34% erano PD-L1 ≥ 5% e il 40% BRAF mutati.
Ad un follow-up minimo di 18 mesi, la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) a 12 mesi è risultata 70,5% vs. 60,8%; a 18 mesi del 66,4% vs. 52,7%. La mediana di RFS non è stata raggiunta in entrambi i bracci.
Nivolumab somministrato per un anno offre un vantaggio rispetto ad ipilimumab in RFS in pazienti con melanoma resecato stadio IIIB-C e IV ed ha una migliore tollerabilità rispetto ad ipilimumab con eventi avversi di grado 3-4 nel 14% vs. 46% dei pazienti. Le sospensioni sono avvenute nel 9,7% vs. 42,6% dei pazienti. Va sottolineato, però, che i dati di OS non sono ancora disponibili e questo dovrebbe essere l’endpoint dello studio che ci permetterà di esprimere un giudizio definitivo sul valore del farmaco.
i con carcinoma gastrico metastatico pretrattati o naïve al trattamento è stato valutato nello studio registrativo di fase II KEYNOTE-05921,22. Lo studio ha arruolato 315 pazienti in tre diverse coorti: nelle coorti 1 (259 pz.) e 2 (25 pz.) indipendentemente dall'espressione del PD-L1; nella coorte 3 (31 pz.) solo in pazienti con PD-L1 ≥ 1%. La coorte 1 ha ricevuto pembrolizumab da solo dopo ≥2 linee precedenti di terapia. La coorte 2 ha ricevuto pembrolizumab + cisplatino + 5-fluorouracile o capecitabina come prima linea. Nella coorte 3 i pazienti hanno ricevuto il pembrolizumab da solo come prima linea di terapia. In tutte le coorti pembrolizumab è stato somministrato a 200 mg ogni 3 settimane per un massimo di 2 anni.Pembrolizumab 2a linea
È stato approvato con procedura accelerata dalla FDA nell’agosto 2016 sulla base dei risultati di uno studio (KEYNOTE-012) che ha arruolato 81 pazienti PD-L1 positivi (≥ 1%) con carcinoma testa-collo recidivante/metastatico che hanno avuto progressione della malattia durante o dopo la somministrazione di una chemioterapia contenente platino24.
Pembrolizumab era somministrato a dosi di 10 mg/kg ev. ogni 2 settimane. L’endpoint primario era la ORR che è stata ottenuta dal 18% di tutti i pazienti, dal 25% degli HPV positivi e dal 14% degli HPV negativi.
Gli eventi avversi di grado 3-4 si sono verificati nel 17% dei pazienti. Complessivamente, il 6% dei pazienti ha interrotto la terapia a causa di eventi avversi.
Nello studio KEYNOTE-055 il pembrolizumab è stato valutato in pazienti pretrattati con platino e cetuximab, che erano andati in progressione di malattia entro 6 mesi dal trattamento25. I pazienti ricevevano pembrolizumab 200 mg ev. ogni 3 settimane.
Endpoint primari erano la ORR e la tossicità. Sono stati trattati 171 pazienti; la ORR è stata del 16% con una durata mediana della risposta di 8 mesi. La ORR era simile in tutti i sottogruppi HPV e PD-L1. La PFS mediana è stata di 2,1 mesi e la OS mediana è stata di 8 mesi.
Hanno avuto un evento avverso il 64% dei pazienti di cui il 15% hanno avuto un evento di grado ≥ 3.
In conclusione nel carcinoma testa collo metastatico in progressione dopo una prima linea a base di cisplatino il nivolumab ha dimostrato indurre una OS mediana significativamente superiore rispetto alla chemioterapia e al cetuximab. Studi randomizzati di fase III sono necessari per valutare il ruolo del pembrolizumab in tale patologia.
1. Overman MJ, et al. Nivolumab in patients with metastatic DNA mismatch repair-deficient or microsatellite instability-high colorectal cancer (CheckMate 142): an open-label, multicentre, phase 2 study. Lancet Oncol 2017; 18: 1182-1191.
2. Lemery S, et al. First FDA approval agnostic of cancer site – When a biomarker defines the indication. N Engl J Med 2017; 377: 1409-1412.
3. Reck M, et al. Pembrolizumab versus chemotherapy for PD-L1 positive Non-Small-Cell Lung Cancer. N Engl J Med 2016; 375: 1823-1833.
4. Herbst RS, et al. Pembrolizumab versus docetaxel for previously treated, PD-L1 positive, advanced non small-cell lung cancer (KEYNOTE-010): a randomised controlled trial. Lancet 2016; 387: 1540-1550.
5. Carbone DP, et al. First-line nivolumab in stage IV or recurrent non-small-cell lung cancer. N Engl J Med 2017; 376: 2415-2426.
6. Brahmer J, et al. Nivolumab versus docetaxel in advanced squamous-cell non-small-cell lung cancer. N Engl J Med 2015; 373: 123-35.
7. Borghaei H, et al. Nivolumab versus docetaxel in advanced nonsquamous non-small-cell lung cancer. N Engl J Med 2015; 373: 1627-39.
8. Rittmeyer A, et al. Atezolizumab versus docetaxel in patients with previously treated non-small-cell lung cancer (OAK): A phase 3, open-label, multicentre randomised controlled trial. Lancet 2017; 389: 255-265.
9. Antonia SJ, et al. Durvalumab after chemoradiotherapy in stage III Non-Small-Cell-Lung-Cancer. N Engl J Med 2017; 377: 1919-1929.
10. Bellmunt J, et al. Pembrolizumab as second line therapy for advanced urothelial carcinoma. N Engl J Med 2017; 376: 1015-1026.
11. Balar AV, et al. First-line pembrolizumab in cisplatin-inelegible patients with locally advanced and unresectable or metastatic urothelial cancer (KEYNOTE-052): a multicentre, single-arm, phase 2 study. Lancet Oncol 2017; 18: 1483-92.
12. Sharma P, et al. Nivolumab in metastatic urothelial carcinoma after platinum therapy (Checkmate 275): a multicentre, single-arm, phase 2 trial. Lancet Oncol 2017; 18: 312-22.
13. Rosemberg JE, et al. Atezolizumab in patients with locally advanced and metastatic urothelial carcinoma who had progressed following treatment with platinum-based chemotherapy: a single-arm, multicentre, phase 2 trial. Lancet 2016; 387:1909-20.
14. Powles T, et al. Atezolizumab versus chemotherapy in patients with platinum-treated locally advanced or metastastic urothelial carcinoma (IMvigor211): a multicentre, open label, phase 3 randomized controlled trial. Lancet 2018; 391: 748-57.
15. Powles T, et al. Efficacy and safety of durvalumab in locally advanced or metastatic urothelial carcinoma: updated results from a phase 1-2 open-label study. Jama Oncol 2017; 3 (9): e172411. doi: 10.1001/jamaoncol.2017.2411.
16. Patel MR, et al. Avelumab in metastatic urothelial carcinoma after platinum failure (JAVELIN Solid Tumor): pooled results from two expansion cohorts of an open-label, phase 1 trial. Lancet Oncol 2018; 19: 51-64.
17. Postow MA, et al. Nivolumab and ipilimumab versus ipilimumab in untreated melanoma. N Engl J Med 2015; 373: 23-34.
18. Wolchok JD, et al. Overall survival with combined nivolumab and ipilimumab in advanced melanoma. N Engl J Med 2017; 377: 1345-1356.
19. Weber J, et al. Adjuvant nivolumab versus ipilimumab in resecate stage III or IV melanoma. N Engl J Med 2017; 377: 1824-1835.
20. El-Khoueiry AB, et al. Nivolumab in patients with advanced hepatocellular carcinoma (CheckMate 040): an open-label, non-comparative, phase 1/2 dose escalation and expansion trial. Lancet 2017; 389: 2492-2502.
21. Fuchs CS, et al. KEYNOTE-059 cohort 1: Efficacy and safety of pembrolizumab (pembro) monotherapy in patients with previously treated advanced gastric cancer. Journal of Clinical Oncology 2017; 35:15_suppl, 4003-4003.
22. Wainberg, et al. KEYNOTE-059 Update: efficacy and safety of pembrolizumab alone or in combination with chemotherapy in patients with advanced gastric or gastroesophageal (G/GEJ) cancer. Ann Oncol 2017; 28 (suppl_5): abstract LBA28_PR.
23. Ferris RL, et al. Nivolumab for recurrent squamous-cell carcinoma of the head and neck. N Engl J Med 2016; 375: 1856-1867.
24. Seiwert TW, et al. Safety and clinical activity of pembrolizumab for treatment of recurrent or metastatic squamous cell carcinoma of the head and neck (KEYNOTE-012): an open-label, multicentre, phase 1b trial. Lancet Oncol 2016; 17: 956-965.
25. Bauml J, et al. Pembrolizumab for platinum- and cetuximab-refractory head and neck cancer: Results from a single-arm, phase II study. J Clin Oncol 2017; 35: 1542-1549.
26. Kaufman H, et al. Avelumab in patients with chemotherapy-refractory metastatic Merkel cell carcinoma: a multicentre, single-group, open-label, phase 2 trial. Lancet Oncol 2016; 17: 1374-1385.
Data di Redazione 03/2018