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1. Quadro di riferimento

Il documento si compone di due parti: la prima recante gli indirizzi generali per la cronicità e la seconda che contiene approfondimenti su patologie con caratteristiche e bisogni assistenziali specifici. Infatti nella seconda parte il Piano individua un primo elenco di patologie croniche, tra cui MP e Parkinsonismi, per la maggior parte delle quali al momento non esistono atti programmatori specifici a livello nazionale, e riconferma, semmai fosse necessario, la rilevanza epidemiologica, la gravità, l’invalidità, il peso assistenziale ed economico, la difficoltà di diagnosi e di accesso alle cure.
Un ulteriore contributo di rilievo, dalla Direzione Nazionale della Programmazione Sanitaria, è fornito dalla recente presentazione del Nuovo sistema di garanzia (NSG) dei Livelli Essenziali di Assistenza che, al di là degli obiettivi generali e specifici di confronto tra i diversi modelli assistenziali, fornisce importanti indicazioni operative e metodologiche sul Monitoraggio e Valutazione dei Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali (PDTA) (ver.9 del 28 settembre 2017)6.
Sulla base delle esperienze sviluppate in ambito regionale e nazionale il documento indica e propone una metodologia condivisa che permetta, tra l’altro, di6:
2. Interconnessione (record-linkage) delle diverse fonti di dati sul singolo assistito allo scopo di ricostruire il follow-up del paziente attraverso i diversi accessi ai servizi e strutture sanitarie;
3. Valutazione, a livello regionale, di indicatori (di processo e di esito) secondo le indicazioni del documento per condivisione e confronto a livello nazionale.

Ulteriori e rilevanti contributi metodologici del documento6 sono forniti nella sezione “Definizioni utilizzate” e nella presentazione di un “Indice di Complessità Clinica” che, pesando adeguatamente l'esposizione a determinate categorie di farmaci e cause di ricovero, fornisce uno score di gravità-complessità per ciascun assistito. Tale Indice, come proxy di gravità-complessità, viene proposto sia per il risk adjustment nella valutazione degli indicatori di esito e dell’associazione tra processo ed esito, sia per definire valori-soglia in grado di indentificare sotto-popolazioni con differenti profili di gravità.
Le due sezioni che seguono, saranno dunque dedicate rispettivamente ad un aggiornamento sulla clinica e le strategie terapeutiche, e ad una rilettura in termini di epidemiologia assistenziale delle possibilità concrete con cui monitorare e valutare i PDTA, a partire da metodologia di uso integrato di dati correnti, ormai ben validata proprio dal nostro gruppo3,7,8.
2. Malattia di Parkinson: decorso e opzioni terapeutiche
La MP viene spesso descritta, nella normale pratica clinica, come una sindrome delle più complesse. Infatti altre malattie possono manifestare sintomi di tipo parkinsoniano, rendendo frequentemente difficoltosa la diagnosi differenziale con la MP. Queste condizioni, genericamente note come Parkinsonismi, contemplano sia patologie di tipo neurodegenerativo (Parkinsonismi Atipici quali ad esempio Atrofia Multi Sistemica, Paralisi Sopranucleare Progressiva, Degenerazione Cortico Basale, Demenza Fronto Temporale) che patologie secondarie ad altre condizioni (vascolari, iatrogene, neoplastiche, ecc…).
I criteri diagnostici per la MP sono stati recentemente ampliati e ai classici sintomi motori (tremore a riposo, bradicinesia, rigidità, instabilità posturale) si sono aggiunti sintomi non motori quali: anosmia, stipsi, disturbi comportamentali nella fase REM del sonno che possono spesso precedere la comparsa dei classici sintomi motori. Inoltre depressione, ansietà, apatia, disordini del ciclo sonno veglia, disturbi urinari e altri ancora sono oramai riconosciuti come parte del complesso sintomatologico della MP. Particolarmente invalidanti sono inoltre da menzionare: disturbi cognitivi e demenza, ipofonia e disartria, ipersalivazione e disturbi della deglutizione, disturbo del controllo degli impulsi e più raramente sintomi psicotici. Con il progredire della malattia il quadro invalidante è ulteriormente aggravato da fenomeni di fluttuazione motoria e comparsa di discinesie.
La Tabella 1 ripropone sinteticamente i principali aspetti su decorso e opzioni terapeutiche sia tradizionali che innovative9.
L’accurata semplificazione proposta identifica 5 fasi correlate temporalmente con indicazione delle possibili opzioni farmacologiche, chirurgiche e riabilitative attualmente disponibili:
2.2. Fluttuazioni motorie
Quasi tutti i pazienti poi mostrano una progressione di malattia con fenomeni di fluttuazione quotidiana dei sintomi che richiedono frequenti riaggiustamenti della posologia e delle modalità di somministrazione della terapia farmacologica con eventuale associazione con inibitori delle COMT10.
2.3. Discinesie
L’ulteriore progressione della malattia è segnata dalla comparsa di movimenti involontari (discinesie) e più marcata instabilità posturale con elevato rischio di cadute. Lo schema presentato in Figura 1 propone l’indicazione all’introduzione di amantadina e, più recentemente, per casi selezionati, l’infusione di levodopa con gel intestinale (dopo applicazione di PEG-J con prolungamento digiunale) o apomorfina sottocute.
In presenza di insoddisfacente risposta alla terapia farmacologica, in casi selezionati, può essere indicata la terapia chirurgica; circa il 5-10% dei pazienti con MP sono candidabili all’intervento chirurgico di posizionamento di stimolatori cerebrali profondi (Deep Brain Stimulation).Tale metodica riesce a restituire un buon controllo dei sintomi a pazienti in fase avanzata e con qualità di vita compromessa da fluttuazioni motorie, discinesie, acinesia notturna, effetti collaterali legati ai farmaci dopaminergici10.
2.4. Comparsa di sintomi resistenti alla terapia
2.5. Comparsa e progressione di sintomi disabilitanti resistenti alla terapia.
Le ultime due fasi, sinteticamente presentate in Figura 1, sono caratterizzate dall’introduzione o proseguimento di terapie sintomatiche (antidepressivi, antipsicotici o inibitori delle colinesterasi), spesso utilizzate solo a scopo palliativo. In tali fasi avanzate o molto avanzate di malattia l’Autore9 avverte che interventi straordinari (infusione di levodopa con pompa intestinale o Deep Brain Stimulation) non dovrebbero essere proposti ma possono essere continuati se già presenti. In presenza di disabilità resistente ai trattamenti farmacologici trova indicazione anche una possibile semplificazione alla monoterapia con levodopa (Figura 1)9.
L’esercizio fisico, la riabilitazione motoria e posturale, la logopedia per la fonazione e deglutizione, la riabilitazione cognitiva, la terapia occupazionale, il supporto psicosociale, affiancano la tradizionale terapia farmacologica e chirurgica e hanno dimostrato significativo impatto su disabilità e qualità di vita del paziente e del/i caregiver e, come mostrato in Figura 1 si estendono per tutta la durata di malattia.
orti particolarmente fragili e multiproblematiche, ha portato allo sviluppo e standardizzazione di metodiche di acquisizione, integrazione ed elaborazione dati con la costruzione di una vera e propria Banca Dati Assistiti (BDA), la cui produzione annuale è stata recepita dalla autorità regionali come strumento di rilevante utilità nella programmazione sanitaria.
1) la descrizione del profilo epidemiologico della popolazione pugliese affetta da MP;
2) delineare il profilo di rischio clinico di tale popolazione anche per sotto-coorti;
3) definire possibili indicatori di processo ed esito.
3.1. Aspetti metodologici
È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo sui dati delle 6 ASL della regione Puglia (dal 2002 al 2016). I database amministrativi utilizzati − già integrati nella BDA della Regione Puglia attraverso procedure anonimizzate di record-linkage − sono stati i seguenti:
– Anagrafe Assistiti Regionale (AAR)
– Prescrizioni Farmaceutiche (PF)
– Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO)
– Mobilità passiva
– Esenzioni per patologia (EP)
– Schede di mortalità (SM)
La coorte di soggetti affetti da morbo di Parkinson è stata individuata nel periodo compreso tra il 01/01/2003 e il 31/12/2015 in modo da avere per tutti i soggetti almeno un anno di follow-up e almeno un anno precedente alla data di ingresso nella coorte (database amministrativi dal 2002 al 2016).
La selezione degli assistiti affetti da morbo di Parkinson è stata effettuata in base alla presenza dei seguenti criteri:

Utilizzando i dati disponibili dell’anno più recente si sono calcolati i tassi di prevalenza ed incidenza della Coorte complessiva (MP e Parkinsonismi) standardizzati per età e sesso sulla popolazione residente ISTAT al 01/01/2016. Selezionando la popolazione vivente al 01/01/2016, si sono individuati 9.950 soggetti con presenza di codici correlati alla patologia di interesse, dimostrando un tasso standardizzato regionale di prevalenza pari a 290,9 casi per 100.000 residenti ed un tasso di incidenza nel corso del 2015 pari a 43,0 nuove diagnosi per 100.000 residenti, con qualche differenza di distribuzione tra le diverse ASL regionali di apparenza (Tabelle 4.1 e 5.1). Tali tassi sono in linea con analoghe e recenti analisi epidemiologiche relative alla MP nei Paesi europei, allineandosi ai risultati ottenuti anche in un ampio studio condotto sui database relativi alle assicurazioni sanitarie condotto in Francia nel 201513.
Come anticipato per verifica e completezza dell’indagine, i tassi standardizzati di prevalenza e incidenza sono stati ricalcolati anche per la Coorte selettiva, ristretta ai pazienti con solo codice ICD 9 CM 332.0 più specifico per MP, rilevando un tasso standardizzato regionale di prevalenza pari a 194,3 casi per 100.000 residenti ed un tasso di incidenza nel corso del 2015 pari a 26,4 nuove diagnosi per 100.000 residenti (Tabelle 4.2 e 5.2).
Al momento dell’inclusione nella coorte (data indice) trattandosi essenzialmente di pazienti già ospedalizzati (intercettati dall’archivio storico delle SDO), la popolazione risultava essere altamente complicata, presentando sia un'alta frequenza di complicanze/comorbilità associabili alla MP e Parkinsonismi − tra le quali spicca la frequenza di pregressi traumatismi maggiori (nel 20,9% dei casi), ricoveri in riabilitazione (nel 9,8%), o
cclusioni intestinali (3,3%) e infezioni complicate delle vie urinarie (3,0%), nonché la frequente associazione con demenze (12,9% dei casi) − sia alti valori nel punteggio dell’indice di Charlson e del DDCI – indicativi della frequente presenza di comorbilità che aggravano la già alta complessità e fragilità clinica dei soggetti affetti da MP e Parkinsonismi (Tabella 3). Questa complessità clinica e gravosità assistenziale è testimoniata dall’alta percentuale di decessi (pari al 58,4% della popolazione affetta), nonché dall’elevato tasso di ospedalizzazione (il numero medio di ospedalizzazioni nel corso del follow-up è stato di 0,56 per persona/anno), dall’alta spesa sanitaria diretta sia nell’analisi dei costi ospedalieri (in media 1.991,5 euro per persona/anno) che farmaceutici (in media 2.619,9 euro per persona/anno), nonché dall’alta incidenza di nuove complicanze strettamente correlabili con il progressivo peggioramento della malattia durante il periodo di follow-up (Tabella 6).
Ulteriori evidenze sulla particolare gravità/gravosità della popolazione esaminata sono infine mostrate nella successiva Tabella 7 attraverso:
– un’analisi multivariata di Cox tempo-dipendente, su end-point quali il decesso e il tempo alla prima ospedalizzazione. Età, sesso maschile, gravità clinica al baseline, valutata sia come DDCI che come presenza di Parkinson con complicazioni già all’epoca di inclusione nella coorte, aumentano in modo significativo il rischio di decesso nel periodo di follow up (di circa 51 mesi in media), come indicato dai valori di HR nella Tabella 7a, mentre una maggiore gravità clinica valutata con indice di Charlson (ICC) risulta altamente predittiva sull’end-point Prima ospedalizzazione (Tabella 7a);
– un’analisi multivariata di regressione logistica su end-point quali la riospedalizzazione precoce entro 30 giorni e la comparsa di complicanze e/o comorbilità, mostrano nuovamente il valore predittivo dell’indice di Charlson e, ovviamente, la presenza di Parkinson con complicazioni già al baseline (Tabella 7b).
responsabilmente della implementazione di quelle raccomandazioni che sopra si sono ricordate, specie per lo stretto collegamento necessario nel verificare la corrispondenza tra compliance con PDTA, ed esiti soddisfacenti in termini di benefici raggiunti, e di effetti collaterali minimizzati.
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5. Piano Nazionale della Cronicità del 15 settembre 2016 della Direzione Nazionale della Programmazione Sanitaria.
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Data di Redazione 09/2017