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L’aggressività medica non fa bene [nemmeno] alla salute

Il tema

Questo numero di ISF ruota intorno a due contributi:
a) uno, più "autorevole" per i suoi contenuti, propone la versione italiana, accompagnata da un inquadramento stori­co-legislativo, dell'ultima versione della Dichiarazione di Helsinki, la magna charta dell'etica medica in campo di ricerca (sperimentazione clinica);
b) il secondo è il commento, molto sintetico e denso, ad alcuni dei più recenti (e rilevanti) risultati di ricerca clinica in uno dei settori certo più critici (ed importanti, sia dal punto di vista dell'interesse dei/delle pazienti, che della salute pubblica), quale è il diabete . Insieme, i due contributi vogliono giustificare-commentare il titolo di questa nota editoriale. Qual è il messaggio di una "traduzione" della Dichiarazione?

«È tolta anche l'ultima scusa per non conoscere che cosa vi è contenuto; non continuate a citarne il nome e l'autorità, senza sapere di che cosa parlate e che cosa implica; l'uso dell'etica come proclamazione di principi che dispensano dalle pratiche rischia di essere molto simile alla aggressività di una cultura concentrata sulla suggestione-manipolazione delle apparenze e delle formalità, che mirano a far sentire come secondario-facoltativo il senso e l'opportunità dei contenuti».

Ed i risultati degli studi sul diabete aggiungono l'ipotesi – sempre più pubblicizzata come "evidenza" già dimostrata – che un'aggressività di "controllo" misurata in termini di bassi livelli di HbA1c, e di abbassamenti "estremi" di pressione arteriosa, fosse non solo opportuna, ma imprescindibile, si è rivelata sostanzialmente falsa: all'assenza di benefici docu­mentabili si aggiunge la verosimiglianza di rischi. Il messaggio è ben confermato, tra l'altro, da pubblicazioni indipen­denti ed autorevoli, che:

  •  collegano un controllo glicemico stretto ad un aumento di incidenti provocati/subiti alla guida di autovetture1;
  • riconfermano l'insuccesso di un ennesimo intervento di salvataggio per un ruolo del rosiglitazone nel controllo della componente aterosclerotica del rischio di diabete2;
  • si affidano al ragionevole buon senso dei curanti, per scegliere con cautela ed intelligenza quei pochi casi in cui val la pena di scendere sotto un valore di 7 per l'HbA1c3;
  • rimandano a trial fatti bene la risposta alla domanda sul se e quanto uno stretto controllo glicemico nei pazienti dializzati, risultato inutile nel prevenire l'infarto, può essere utile nel prevenire la morte improvvisa4.

Il contesto medico
La raccomandazione di sobrietà riguardante il diabete rimanda alla logica di Helsinki: si sperimenta qualcosa "in più" quando ci sono ragioni veramente solide per andare al di là di una buona pratica clinica; la "responsabilità" complessiva nel gestire un problema è conditio sine qua non per giustificare un'aggressività supplementare. L'ambito di rilevanza di quest'affermazione si estende al di là del diabete.

  • Continua la pubblicazione di dati che dovrebbero rendere obsoleta la pretesa di "spingere" l'uso di eritropoietine fino a rendere "normali" ematocrito e/o Hb, in quanto l'uso più intenso di eritropoietine è associato a più alta mortali­tà5.
  •  Una sterminata-illustratissima review delle prospettive farmacologiche sull'Alzheimer termina con un panorama che sembra più un "cancellare" una lavagna su cui si erano tracciati tutti i percorsi possibili (dalle neurotrofine, ai trasmet­titori, dalle ipotesi vascolari a quelle mitocondriali, dall'infiammazione al calcio, all'insulin signaling), piuttosto che l'ac­cenno di una flow-chart da seguire6. Forse anche perché gli estensori erano al corrente della "brutta fine" di un trial che aveva provato a bloccare la "via amiloidea" alla degenerazione e/o alle perdite funzionali (nessun segnale di efficacia, né sintomatica né di fondo7): "dobbiamo forse ammettere che molti di questi meccanismi, compresa l'ipotesi amiloide, sono minori, o sbagliati, e che "qualche processo d'invecchiamento è critico nell'avviare il processo di malattia"6. Più sobri e forzatamente generici di così! L'aggressività del mercato prescrittivo non sembra certo peraltro far molto caso a questa "saggezza".
  • La psichiatria è certo la condizione clinica che in termini di aggressività (farmacologica, diagnostica, epidemiologica, mediatica….) s-confina di più con i disturbi comportamentali e cognitivi dell'anziano (se ne è parlato anche in queste pagine, a varie riprese)8. Nello spirito di questo percorso di disintossicazione dalla logica (prima ancora, e più a fondo, dalla pratica) dell'aggressività, è molto raccomandabile (perché breve, scritto in modo splendido, con un taglio storico che così tanto manca alla medicina per integrare la frammentarietà delle novità) una "prospettiva"9 che impone di fare attenzione anche a quanto annuncia il mercato diagnostico nei prossimi due anni con l'"aggressività" del "nuovo" DSM già divenuta oggetto di dibattito fino su giornali come Il Sole 24 ore e Repubblica10 (oltre che nella letteratura interna­zionale). La somiglianza con quanto succede nel gioco in borsa (e le sue "bolle" devastanti: per i "clienti", non per le banche) è fin troppo facile da sottolineare.
  • E' importante non dimenticarsi qui -anche se ormai il coro dei critici che hanno scoperto in tutti i suoi aspetti l'enormità, la complessità, l'esemplarità dell'aggressione fatta alla "cultura" e alla credibilità della salute pubblica – della saga dell'H1N1. Le citazioni, un po' in tutte le lingue, sarebbero troppe. Può essere utile rimandare ad una revisione tranquilla (è quello che ci vuole in casi di aggressione prolungata….) in lingua italiana11, e ad un editoriale di una donna che introduce un termine interessante nel dibattito: quello di "emotional epidemiology"12: il rimando è sempre di più al fatto che gli sconfinamenti tra l'aggressività medica e quella economica sono ormai gestibili, e gestiti, solo con i macro-meccanismi mediatici: John Le Carré (ed il film che ne seguì)13 lo aveva fatto anni fa puntando sull'aggressione di questa "economia canaglia"14 alla sperimentazione in Africa; l'editoriale del New England Journal appena citato ne racconta "l'inoculo …. nella società, … e l'infettarsi della psiche pubblica …" in un contesto che evoca esplicitamente la Second Avenue of New York.
  • Attenti, dice un altro articolo, molto intelligente, firmato da uno dei gruppi più tecnologici e competenti degli USA nell'area cardiovascolare15: l'aggressività del misurare, decidere, precisare, normare, moltiplicare livelli di rischio o di protezione, riguarda sempre di più anche l'area dei "marcatori": quei "segnali" che, per definizione, dovrebbero essere guide affidabili e lineari a processi decisionali più informati e condivisibili.

Il contesto "macro"
Referenza obbligata sono qui tutte le pubblicazioni — pro, contro, in tutto, in parte, — che hanno riguardato il caso della riforma Obama della Sanità. Non è più certo il luogo di ripercorrerlo, la sua citazione è tuttavia imprescindibile, in una riflessione nell'aggressività, perché quello scenario ne ha dato lo spettacolo completo. Con tutti gli attori. Assi­curazioni. Industrie farmaceutiche. Lobbies. Con tutta la loro violenza: politica, economica, culturale. Senza esclusioni di colpi. Fino a vendere/comprare per 1-2 voti il "diritto alla scelta" delle donne rispetto alla loro vita e a quella dei figli nell'interruzione volontaria della gravidanza. Il "passaggio storico" è un dato di fatto16; ma la "guerra è tutt'altro che finita"17. Il linguaggio non tradisce. Le guerre si lanciano, si combattono, si vincono, si perdono anche con le "emozioni" del linguaggio. Guerre ed emozioni sono i termini di editoriali dello stesso giornale medico leader nel settore, ma anche (con altro linguaggio) del film "The Hurt Locker" vincitore dell'Oscar 2010, che fa "vedere" e "sentire" che l'aggressività della guerra è entrata nella vita, anche se travestita da quella che si vorrebbe fosse solo una diagnosi psichiatrica, PTSD, (Post-Traumatic–Stress–Disorder). E rischia di non andarsene mai.

Condannati all'aggressività?
Anche la Dichiarazione di Helsinki così "pacifica", è stata accusata di aggressività18 tanto che la sua citazione è proibita dall'autorità regolatoria degli Stati Uniti : forse perché l'hanno letta, e questo pericolo è as­sente in Europa? E' bene, semplicemente, sapere che viviamo in un mondo non-lineare, né acquisito in cui si deve ogni giorno ri-scoprire che:

  •  anche gli editori più bravi non fanno il proprio mestiere di garanti della non-aggressività della ricerca19;
  •  è possibile -perfino doveroso -ricordare e praticare il fatto che il "prendersi cura", senza essere aggressivi, è un placebo molto efficace: l'unico che funziona quando non si vuole imporre l'aggressività del mentire con trattamenti inutili20;
  • anche con i problemi quotidiani si può fare un lavoro di verifica sperimentale sul se e quanto l'aggressività farmaco-logica-diagnostica "paga", e con quale percezione di essere presa in carico da parte delle pazienti21; • si può ri-scoprire (trasformata in fiammante EBM!) che la continuità della cura tra specialisti e medici di base, ed il loro parlarsi, è meglio della dis-continuità, e dell'ignorarsi22;
  • serve, ma è possibile, avere il coraggio (con la maiuscola e in inglese: COURAGE, per farne l'acronimo di uno stu­dio)23 di scoprire-misurare che quando ci si fa carico sul serio, in maniera complessiva, delle situazioni a rischio, con una responsabilità condivisa, e offerta a tutte/i, i benefici attesi dell'aggressività chirurgica scompaiono.

Conclusioni
È bello riconoscere – facendo il proprio mestiere "professionale", in una logica d'informazione indipendente, cioè disin­cantata – che ci si trova a porsi le stesse domande, ed a sperimentare le stesse possibili risposte, di tutte/i quelle/i con le/i quali siamo "cittadini": sempre più – tutte/i, noi e loro, – esposte/i a scelte tra l'aggressività (fino alla violenza) delle sicurezze proclamate, e la difesa condivisa e responsabile dei "beni comuni" della vita.

Bibliografia
1. Redelmeier DA, Kenshole AB, Ray JG. Motor vehicle crashes in diabetic patients with tight glycemic control: a population-based case control analysis. PLoS Med 2009 Dec;6(12):e1000192.
2. Gerstein HC, Ratner RE, Cannon CP, Serruys PW, García-García HM, van Es GA, Kolatkar NS, Kravitz BG, Miller DM, Huang C, Fitzgerald PJ, Nesto RW. APPROACH Study Group. Effect of rosiglitazone on progression of coronary atherosclerosis in patients with type 2 diabetes mellitus and coronary artery disease: the assessment on the prevention of progression by rosiglitazone on atherosclerosis in diabetes patients with cardiovascular history trial. Circulation 2010; 121:1176-87.
3. Nathan DM. The role of glycemia management in the prevention of cardiovascular disease–starting over? Ann Intern Med 2009;151:888-9.
4. Drechsler C, Krane V, Ritz E, M˛rz W, Wanner C. Glycemic control and cardiovascular events in diabetic hemodialysis patients. Circulation 2009; 120:2421-8.
5. Brookhart MA, Schneeweiss S, Avorn J, Bradbury BD, Liu J, Winkelmayer WC. Comparative mortality risk of anemia management practices in incident hemo­dialysis patients. JAMA 2010; 303:857-64.
6. Querfurth HW, LaFerla FM. Alzheimer's disease. N Engl J Med 2010; 362:329-44.
7. Miller G. The puzzling rise and fall of a dark-horse a of Alzhemer's drug. Science 2010; 327:1309.
8. La Redazione. Gli antipsicotici sono sicuri nella demenza? ISF 2007; 31:151-5.
9. Scull A. A psychiatric revolution. Lancet 2010; 375:1246-7.
10.Borgna E.. Primo, ascoltare le emozioni. Il Sole 24 ore, domenica 11 Aprile 2010 – Staglanò R. "E liberaci dal male …" Il Venerdì di Repubblica n. 1151 del 9 Aprile 2010.
11.Perria C. Post–pandemia: ultimo atto. Redazione SI, 9 Aprile 2010: http://saluteinternazionale.info/2010/04/post-pandemia-ultimo-atto/
12.Ofri D. The emotional epidemiology of H1N1 influenza vaccination. N Engl J Med 2009; 361:2594-5.
13.La cospirazione "The constant Gardner". Regia di Fernando Meirelles
14.Napoleoni L. Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale. Traduttore S. De Franco. Editore Il Saggiatore (collana La cultura), 2008.
15.Califf RM, Shah SH, Newby LK. Biomarker bonanza? J Am Coll Cardiol 2010; 55:1197-9.
16.Iglehart JK. Historic passage- Reform at last. N Engl J Med 2010; 362:e48.
17. Aaron HJ, Reischauer RD. The war isn't over. N Engl J Med 2010; 362:1259-61.
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20.Finniss DG, Kaptchuk TJ, Miller F, Benedetti F. Biological, clinical, and ethical advances of placebo effects. Lancet 2010; 375:686-95.
21.Little P, Moore MV, Turner S, et al. Effectiveness of five different approaches in management of urinary tract infection: randomised controlled trial. BMJ 2010;340:c199.
22.Foy R, Hempel S, Rubenstein L, Suttorp M, Seelig M, Shanman R, Shekelle PG. Meta-analysis: effect of interactive communication between collaborating primary care physicians and specialists. Ann Intern Med 2010; 152:247-58.
23.Maron DJ, Boden WE, O'Rourke RA, et al. Intensive multifactorial intervention for stable coronary artery disease: optimal medical therapy in the COURAGE (Clinical Outcomes Utilizing Revascularization and Aggressive Drug Evaluation) trial. J Am Coll Cardiol 2010; 55:1348-58.

Data di Redazione 02/2010

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