Vuoi ricevere aggiornamenti?
Iscriviti alla Newsletter
Iscrivendoti alla nostra newsletter avrai la possibilità di essere aggiornato sulle novità più importanti del mondo farmacia.
Analisi costo-efficacia: come eseguirla ed usarne i risultati secondo il NICE
Recentemente il NICE (National Institute for Clinical Excellence) ha aggiornato la guida ai metodi da utilizzare per una valutazione farmacoeconomica dei trattamenti (www.nice.org.uk/media/B52/A7/TAMethodsGuideUpdated June208.pdf). Per conseguire nel migliore dei modi tale risultato, il NICE ha commissionato una serie di lavori ad esperti accademici inglesi con lo scopo di stimolare la discussione sui vari problemi metodologici nel corso di convegni organizzati ad hoc. I resoconti ed i risultati di tali incontri sono stati pubblicati su PharmacoEconomics.
L'elemento caratterizzante la Farmacoeconomia sono i costi dei trattamenti. A tale argomento è dedicato per intero un articolo12. Com'è noto, l'analisi farmacoeconomica confronta i costi in relazione all'efficacia di differenti alternative terapeutiche, usando come strumento di sintesi il costo incrementale (Incremental Cost-Efficacy Ratio, ICER), ossia il costo per ottenere una unità di efficacia in più con il trattamento clinicamente più vantaggioso. Per consentire confronti tra i diversi campi della Medicina, è necessario che a denominatore dell'ICER compaia la differenza tra le due misure di efficacia dei trattamenti espresse in termini di utilità; pertanto, la scelta è caduta sui QALY (Quality-Adjusted Life Years), misura combinata di efficacia (ad es. sopravvivenza. Progression Free Survival [PFS], ecc.) con l'utilità annessa ai diversi stati di salute vissuti dal paziente. Un articolo è incentrato su chi deve valutare le utilità necessarie per il calcolo dei QALY, e in che modo13.
Un QALY, quindi, rappresenta un anno vissuto in condizioni di buona salute. Gli studi farmacoeconomici consentono di ottenere stime del costo incrementale del nuovo farmaco rispetto alla terapia standard, stime che, se non superano una certa soglia – fissata sulla base di considerazioni basate sulle risorse complessivamente disponibili per il Servizio Sanitario Nazionale – incoraggiano le autorità regolatorie ad approvare il nuovo farmaco. Nel Regno Unito, tal soglia è fissata in circa 20-30.000 sterline. Quindi, se per ottenere un anno in più, vissuto in condizioni di buona salute, con il nuovo farmaco costa meno della soglia prefissata allora il nuovo trattamento è considerato efficiente e ciò depone a favore della sua rimborsabilità.
Fissare, però, una soglia è un atto politico che richiede la conoscenza degli ICER relativi a tutti gli altri settori competitivi della Medicina (che non sono disponibili) e, pertanto, nelle precedenti linee guida tale soglia non era fissata, sebbene non si rinunciasse a confronti con gli ICER di altre patologie14.
Ovviamente gli elementi che rendono poco affidabili le stime degli ICER sono molti e in gran parte dovuti a carenze metodologiche della ricerca clinica, come l'uso di trattamenti di controllo inappropriati, il ricorso ad end point "surrogati" quando non è nota la loro relazione con quelli finali, e così via. Un'altra cospicua fonte di incertezza risiede nella mancata valutazione dei costi parallelamente allo studio clinico che obbliga all'uso di modelli. Infine, l'ampliamento dell'orizzonte temporale (rispetto a quello degli studi clinici), sebbene necessario per il decisore di spesa, contiene enormi elementi di incertezza, primo dei quali è l'impossibilità di verificarne empiricamente i risultati. Due articoli sono dedicati al controllo dell'incertezza e dalla variabilità da due differenti angolazioni nelle analisi costo efficacia15, 16.
Nella ricerca clinica, in presenza di più studi controllati tra due alternative terapeutiche si esegue una revisione sistematica degli studi disponibili per stimare l'effetto della nuova terapia. Una metodologia logicamente simile alla metanalisi, ma resa assai più complessa dal problema della valutazione dei costi e delle utilità è stata proposta in Farmacoeconomia, ma è ancora in via di sviluppo e pertanto necessita di essere conosciuta nelle possibilità applicative e nei limiti dei risultati ottenuti17.
Costi della mortalità per cancro negli USA
Recentemente due studi hanno valutato il costo per mortalità da cancro negli Stati Uniti, il primo basandosi sulla perdita di produttività del lavoro18 e il secondo adottando la tecnica della "disponibilità a pagare" (Willingness To Pay, WTP)19.
Il primo articolo presenta i risultati dell'applicazione della tecnica del "capitale umano", consistente nell'attualizzare (ossia nel riferire ad oggi) la differenza tra quanto ciascun paziente avrebbe prodotto e quanto avrebbe consumato. Inoltre, utilizzando un modello, i risultati ottenuti per il 2000 (cioè, negli USA 115,8 miliardi di dollari) sono stati proiettati al 2020 (147,6 miliardi di dollari). Tali stime salgono, rispettivamente a 232 e a 308 miliardi di dollari tenendo conto anche dei mancati guadagni dovuti al tempo perso per le cure e per l'attività familiare.
La tecnica del capitale umano presenta molteplici inconvenienti tra cui il fatto che una differenza potrebbe anche risultare negativa, se il paziente consumerà più di quanto riuscirà a produrre (ad es. un pensionato), il che sembra inaccettabile, almeno sotto un profilo etico. Tenendo conto che negli USA solo circa il 40% dei pazienti alla diagnosi di cancro è in condizione lavorativa, la possibilità di una sottostima appare concreta. In secondo luogo, i tassi di mortalità specifici per sesso ed età (oltre che, ovviamente, per tipo di neoplasia) considerati sono quelli attuali, mentre almeno per alcuni tipi di tumore vi è una concreta possibilità che si riducano. Consci del problema, gli autori hanno eseguito un'analisi di sensibilità sui tassi di mortalità ed è emerso che una riduzione del solo 1% della mortalità per cancro del polmone, del colon retto, della mammella, del pancreas, del cervello e delle leucemie produrrebbe su tali stime un risparmio annuo di 814 milioni di dollari.
Nel secondo articolo sono stati anzitutto calcolati gli anni di vita persi a causa del cancro (Person-Years of Life Lost, PYLL) e, valutando (sulla base di sondaggi) in 150.000 dollari la disponibilità a pagare per ogni anno di vita guadagnato, si è stimato il costo complessivo delle morti per cancro: negli USA, nel 2000, 960,6 miliardi e, nel 2020, 1.472,5 miliardi di dollari.
Un'importante limitazione della tecnica del WTP consiste nell'assegnare ad ogni anno di vita guadagnato lo stesso valore, indipendentemente dall'età, dalle condizioni di salute, dal reddito e dal patrimonio del paziente. Ovviamente, tale iper-semplificazione potrebbe produrre distorsioni anche consistenti nelle suddette stime.
Anche tenendo conto delle limitazioni dei metodi usati, è comunque un sacco di soldi!
Considerando che i costi diretti sanitari per la cura del cancro sono stati stimati, negli USA, nel 2008, complessivamente in circa 89 miliardi di dollari per anno, sembra proprio che si spenda troppo poco a fronte della perdita economica subita dalla società. Non sarà che tali lavori siano stati incoraggiati dall'industria?
Bibliografia
1. Fung CH, Hays RD. Prospects and challenges in using patient-reported outcomes in clinical practice. Qual Life Res 2008; 17: 1297-302.
2. Donaldson G. Patient-reported outcomes and the mandate of measurement. Qual Life Res 2008; 17: 1303-13.
3. Fayers PM. Evaluating the effectiveness of using PROs in clinical practice: a role for cluster-randomized trials.Qual Life Res 2008; 17: 1315-21.
4. Donaldson MS. Taking PROs and patient-centered care seriously: incremental and disruptive ideas for incorporating PROs in oncology practice. Qual Life Res 2008; 17: 1323-30.
5. Arora NK. Importance of patient-centered care in enhancing patient well-being: a cancer survivor's perspective. Qual Life Res 2009; 18: 1-4.
6. Lohr KN, Zebrack BJ. Using patient-reported outcomes in clinical practice: challenges and opportunities. Qual Life Res 2009; 18: 99-107.
7. Feldman-Stewart D, Brundage MD. A conceptual framework for patient-provider communication: a tool in the PRO research tool box. Qual Life Res 2009; 18: 109-114.
8. Greenhalgh J. The applications of PROs in clinical practice: what are they, do they work, and why? Qual Life Res2009; 18: 115-123.
9. Rose M, Bezjak A. Logistics of collecting patient-reported outcomes (PROs) in clinical practice: an overview and practical examples. Qual Life Res 2009; 18: 125-36.
10. Bottomley A, Jones D, Claassens L. Patient-reported outcomes: assessment and current perspectives of the guidelines of the Food and Drug Administration and the reflection paper of the European Medicines Agency. Eur J Cancer 2009; 45: 347-53.
11. Garratt A. Patient reported outcomes measures in trials. BMJ 2009; 17: 119-20.
12. Miners A. Estimating "costs" for cost-effectiveness analysis. PharmacoEconomics 2008; 26: 745-51.
13. Brazier J. Valuing health states for use of cost-effectiveness analysis. PharmacoEconomics 2008; 26:769-79.
14. McCabe C, Claxton K, Culyer AJ. The NICE cost-effectiveness threshold. PharmacoEconomics 2008; 26:733-44.
15. Claxton K. Exploring uncertainty in cost-effectiveness analysis. PharmacoEconomics 2008; 26: 781-98.
16. Sculpher M. Subgroups and heterogeneity in cost-effectiveness analysis. PharmacoEconomics 2008; 26:799-806.
17. Sutton A et al. Use of indirect and mixed treatment comparisons for technology assessment.PharmacoEconomics 2008; 26: 753-67.
18. Bradley CJ et al. Productivity costs of cancer mortality in the United States: 2000-2020. J Natl Cancer Inst2008; 100: 1763-70.
19. Yabroff KR et al. Estimates and projections of value of life lost from cancer deaths in the United States. J Natl Cancer Inst 2008; 100: 1755-62.
Informazioni sui Farmaci, Anno 2009, n. 2