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Risultati principali e commenti
(N.B. Si é costruito un testo unico e fluido con una articolazione di citazioni prese dalla sezione risultati, e da quello dei commenti, che sono in corsivo)
Dal 1984 al settembre 2008, ACC e AHA hanno pubblicato 53 linee-guida (24 su patologie, 15 su approcci interventistici e 14 su procedure diagnostiche) su 22 argomenti, comprese 7.196 raccomandazioni. Tra le 12 linee-guida con almeno una revisione o un aggiornamento, il numero delle raccomandazioni, dalla prima versione alle attuali, è aumentato del 48% (1.330 vs. 1.973). Complessivamente, le linee-guida si collocano più tra raccomandazioni di Classe II (mediana 15,3%) e meno tra quella di Classe III (mediana -16,4%), mentre le raccomandazioni di Classe I sono rimaste costanti nel tempo (mediana 0,2%).
Le raccomandazioni contenute nelle linee-guida dell'ACC e dell'AHA sono aumentate progressivamente, in particolare le raccomandazioni di Classe II (quelle in cui le evidenze sono contraddittorie e/o vi sono divergenze di opinioni sulla utilità/efficacia della procedura o del trattamento).
16 linee-guida riportano il livello di evidenza e contengono un totale di 2.711 raccomandazioni. Tra queste, 314 vengono classificate in A, 1.246 in C. La maggior parte delle linee guida contiene raccomandazioni appartenenti al livello C in più del 50% dei casi (con la percentuale più alta del 71% appannaggio delle linee guida sulla valvulopatia) e una sola raccomandazione con un livello di evidenza basato su studi clinici (livello di evidenza A).
Inoltre, le raccomandazioni con livello di evidenza A sono per lo più concentrate in Classe I, ma tra tutte le 1.305 raccomandazioni di Classe I che riportano il livello di evidenza, soltanto 245 hanno un livello A (mediana 19%), mentre 481 un livello C (mediana 36%).
La classificazione per livello di evidenza correla la raccomandazione con la solidità delle prove. Il livello di evidenza più basso (livello C: basato solo sull'opinione di esperti, su studi in aperto su casi o sul "trattamento usuale") risulta il più frequente nelle attuali linee-guida. L'opinione degli esperti rimane l'elemento dominante nell'orientare la pratica clinica, soprattutto in certe aree particolari, sottolineando la necessità di studi clinici in questi settori.
Le raccomandazioni basate esclusivamente sull'opinione di esperti possono introdurre dei bias durante il processo di elaborazione delle linee-guida, primo tra tutti quello economico. Le linee-guida sono spesso un mezzo promozionale delle ditte farmaceutiche e dei produttori di dispositivi medici. Gli "esperti" possono ricevere finanziamenti dall'industria (per relazioni a convegni, per consulenze, per la ricerca) e questo può introdurre bias significativi nelle raccomandazioni delle linee-guida. I legami economici tra ditte farmaceutiche e gruppi di esperti sono molto frequenti: da una analisi condotta su 44 linee-guida è emerso che l'87% degli autori aveva qualche forma di legame con l'industria farmaceutica3.
L'attuale ricerca clinica (negli Stati Uniti) è pesantemente influenzata dalla strategia dell'industria di commercializzare nuovi farmaci. C'è invece una scarsa propensione a finanziare studi che affrontino il problema della efficacia comparativa o della pratica clinica usuale.
L'obiettivo dell'industria è quello di condurre studi di efficacia in gruppi selezionati di pazienti necessari per ottenere la registrazione da parte della FDA. Documentare l'efficacia di un farmaco senza l'effetto confondente di pluripatologie e di farmaci potenzialmente interagenti rappresenta una prima tappa importante, ma è necessario studiare i nuovi farmaci anche nella popolazione più ampia dei pazienti reali che poi riceveranno il farmaco nella pratica clinica quotidiana.
Le linee-guida risultano spesso troppo concentrate sulla singola malattia e non sul paziente: raramente i pazienti presentano una singola patologia. La maggior parte delle linee-guida ha una impostazione rigida che si traduce in raccomandazioni poco flessibili e contestualizzate4,5.
N.B. Per una visione più ottimistica, ma basata sui "processi generali" di formazione delle linee-guida, più che sulla loro "scientific evidence" vedi l'editoriale "Tools for guiding clinical practice from the American Heart Association and the American College of Cardiology: what are they and how should clinicians use them?"6.
3. Linee-guida sulla prevenzione cardiovascolare applicate alla pratica quotidiana: le indagini EUROASPIRE I, II, e III in otto paesi euoropei 7
Risultati: nella prima indagine sono stati intervistati 3.180 pazienti, 2.975 nella seconda e 2.392 nella terza. Complessivamente, la percentuale di fumatori si è mantenuta pressoché costante (20,3% in EUROASPIRE I, 21,2% nel II, 18,2% nel III; p=0,64 per il confronto tra le indagini), ma la percentuale di fumatrici di età inferiore a 50 anni è aumentata. Il numero di obesi (con un indice di massa corporea = o > 30 kg/m2) ha subito un incremento, passando dal 25,0% di EUROASPIRE I, al 32,6% del II e al 38,0% del III (p=0,0006). La percentuale di pazienti ipertesi (con una pressione = o > 140/90 mmHg, o di 130/80 mmHg se diabetici) è risultata simile (58,1% in EUROASPIRE I, 58,3% nel II, e 60,9% in III; p = 0,49), mentre si è ridotta la percentuale di pazienti con ipercolesterolemia (colesterolo totale = o > 173 mg/dl): dal 94,5% di EUROASPIRE I, al 76,7% del II, al 46,2% del III (p<0,0001). E' aumentato il numero di pazienti che ha segnalato di essere diabetico, dal 17,4%, al 20,1%, al 28,0% (p=0,004).
Interpretazione: Questi trend temporali dimostrano la necessità urgente di intervenire in modo più efficace sulle abitudini di vita dei pazienti con coronaropatia. Nonostante sia aumentato il numero di farmaci disponibili per il controllo di pressione e colesterolemia, il trattamento dell'ipertensione è rimasto invariato, e quasi la metà dei pazienti continua ad avere livelli lipidici superiori ai valori target raccomandati. Trattare l'ischemia acuta del miocardio senza intervenire sulle cause è inutile; dobbiamo investire in prevenzione.
Curioso l'editoriale "Secondary cardiovascular risk prevention – we can do better"8: constata, ovviamente, il sostanziale fallimento di una storia che copre 12 anni di "raccomandazioni", soprattutto per quanto riguarda quelle che dovrebbero essere il "core" delle raccomandazioni ("gli stili di vita"): per concludere poi con raccomandazioni assolutamente generiche, ben riassunte dal "we can do better" del titolo, quasi patetico nella sua neutra buona volontà.
4. Disuguaglianze nell'accesso ai servizi di assistenza cardiovascolare: la sfida più grande per tutti 9
I gruppi che presentano questa riflessione appartengono a quell'universo geografico-culturale che sta producendo alcune delle ricerche più importanti nell'area asiatica e del Sud-Pacifico. E' uno dei più recenti contributi. Da leggere con un N.B.: gli autori raccomandano di "combinare" le strategie della EBM (cioè quelle delineate nel punto 2), con un "miglioramento" delle condizioni strutturali della "primary care", a cui le "evidenze" devono essere "adattate", perché i middle-low-income-countries (MLIC) (vedi punto 1 per l'attenzione che viene data loro nelle linee-guida internazionali!) sono proprio diversi. Consolante? Ingenuo? Demagogico?
Conclusioni
Il dossier è già troppo lungo.
Alcuni commenti sono proposti nell'editoriale di questo numero. Il tema della dissociazione tra la logica e la ridondanza delle linee-guida e la obbligatorietà di fare della trasferibilità intelligente il centro della pratica è del resto un tema fisso di IsF. E' consolante (?) trovare conferme nella letteratura. Ciò non significa certo immaginare di essere più vicini alla soluzione. Anche perché i pareri sul futuro della ricerca cardiovascolare sono tutt'altro che concordi10.
Bibliografia
1. Tricoci P et al. Scientific evidence underlying the ACC/AHA clinical practice guidelines. JAMA 2009; 301:831-41.
2. Shaneyfelt TM, Centor RM. Reassessment of clinical practice guidelines: go gently into that good night. JAMA2009; 301:868-9.
3. Choudhry NK et al. Relationships between authors of clinical practice guidelines and the pharmaceutical industry. JAMA 2002; 287: 612-7.
4. Shaneyfelt TM et al. Are guidelines following guidelines? The methodological quality of clinical practice guidelines published in the peer reviewed medical literature. JAMA 1999; 281:1900-5.
5. Boyd CM et al. Clinical practice guidelines and quality of care for older patients with multiple comorbid diseases: implications of pay for performance. JAMA 2005; 294:716-24.
6. Antman EM, Peterson ED. Tools for guiding clinical practice from the American Heart Association and the American College of Cardiology: what are they and how should clinicians use them? Circulation 2009; 119:1180-5.
7. Kotseva K et al. EUROASPIRE Study Group Cardiovascular prevention guidelines in daily practice: a comparison of EUROASPIRE I, II, and III surveys in eight European countries. Lancet 2009; 373:929-40.
8. Brekke M, Gjelsvik B. Secondary cardiovascular risk prevention – we can do better. Lancet 2009; 373:873-5.
9. Joshi R et al. Global inequalities in access to cardiovascular health care: our greatest challenge. J Am Coll Cardiol 2008; 52:1817-25.
10. Garber AM. An uncertain future for cardiovascular drug development? N Engl J Med 2009; 360:1169-71.
Informazioni sui Farmaci, Anno 2009, n.1