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Step 1: farmaci sintomatici
l trattamento con un farmaco sintomatico è riservato a pazienti non trattati, con occasionali sintomi diurni (tosse, sibili, dispnea con frequenza minore o uguale a 2 volte/settimana, o meno frequentemente se notturni) di breve durata (poche ore) paragonabili all'asma controllato. Tra gli episodi il paziente è asintomatico con normale funzione respiratoria e senza risvegli notturni. Quando i sintomi sono più frequenti e/o peggiorano periodicamente, i pazienti richiedono un trattamento regolare (Step 2 o maggiori) in aggiunta a farmaci sintomatici17–19 (Evidenza B). Per la maggior parte dei pazienti, come trattamento sintomatico si raccomanda un beta2-agonista a rapida insorgenza d'azione20 (Evidenza A). Gli anticolinergici inalatori, i beta2-agonisti a breve durata d'azione orali, o la teofillina a breve durata d'azione possono essere usati in alternativa, sebbene abbiano un inizio d'azione più lento e il rischio di maggiori effetti collaterali (Evidenza A).
Step 2: farmaci sintomatici più un unico farmaco di fondo
Gli Step di trattamento dal 2 al 5 combinano un farmaco sintomatico con un farmaco di fondo. Una bassa dose di corticosteroidi inalatori è raccomandata come trattamento iniziale di fondo per i pazienti con asma di tutte le età17–21 (Evidenza A). Farmaci di controllo alternativi comprendono gli antileucotrienici22-24 (Evidenza A), particolarmente indicati per pazienti incapaci o non disposti ad assumere corticosteroidi inalatori, o che hanno presentato effetti collaterali e i pazienti con concomitante rinite allergica25,26 (Evidenza C). Sono disponibili altre opzioni, ma non raccomandate come farmaci di fondo di prima scelta nello Step 23.
Step 3: farmaci sintomatici più uno o due farmaci di fondo
Il trattamento raccomandato prevede la combinazione di una bassa dose di glucocorticoidi inalatori con un beta2-agonista a lunga durata d'azione in un unico erogatore o assunti separatamente27–34 (Evidenza A). A causa dell'effetto additivo di queste associazioni è sufficiente una bassa dose di steroidi inalatori, che possono essere aumentati se il controllo non è raggiunto entro 3-4 mesi (Evidenza A). L'associazione budesonide-formoterolo può essere usata sia come terapia di mantenimento che al bisogno. Ciò ha determinato una riduzione nelle riacutizzazioni asmatiche con un miglioramento nel controllo dell'asma con dosi di trattamento relativamente basse35–38 (Evidenza A). Non è ancora stato dimostrato se questo approccio terapeutico possa essere utilizzato con altre associazioni di farmaci di fondo e sintomatici. Un'altra opzione terapeutica è l'incremento a una dose media di glucocorticoidi inalatori3 (Evidenza A). E' possibile anche combinare una bassa dose di glucocorticoidi inalatori con antileucotrienici3 (Evidenza A). In alternativa può essere considerato l'uso di teofillina a lento rilascio a basso dosaggio3 (Evidenza B).
Step 4: farmaci sintomatici più due o più farmaci di fondo
Il tipo di trattamento dipende dalle scelte fatte allo Step 2 e 3. Tuttavia, l'ordine secondo il quale aggiungere i farmaci dovrebbe essere basato sull'evidenza di efficacia desunta da studi clinici. Le linee guida GINA prevedono che, ove possibile, i pazienti che non sono controllati con un trattamento da Step 3 vengano inviati a specialisti con esperienza nella gestione dell'asma, allo scopo di investigare eventuali patologie alternative o cause che rendono l'asma di difficile controllo3.
Step 5: farmaci sintomatici più farmaci di fondo addizionali
L'aggiunta di glucocorticosteroidi orali ad altri farmaci di fondo può essere efficace39 (Evidenza D), ma è associata ad effetti collaterali gravi40 (Evidenza A) e dovrebbe quindi essere considerata solo se l'asma rimane grave e non controllata allo Step 4 con limitazioni dell'attività quotidiana e frequenti esacerbazioni. L'aggiunta di un trattamento anti-IgE ai farmaci di fondo può migliorare il controllo dell'asma allergico quando il controllo non è stato raggiunto dalla combinazione di altri farmaci di fondo comprese alte dosi di glucocorticosteroidi inalatorie ed orali3 (Evidenza A).
Monitorare per mantenere il controllo
Una volta raggiunto il controllo dell'asma, è necessario monitorare la malattia per mantenere tale controllo e stabilire il più basso Step e la dose di trattamento necessaria per minimizzare i costi e massimizzare la sicurezza del trattamento. Il controllo dell'asma dovrebbe essere monitorato sia dal personale sanitario specializzato, ma anche dal paziente ad intervalli regolari, utilizzando lo schema riportato in Figura 1 o con misure di controllo validate. In genere i pazienti vengono visti a distanza di 1-3 mesi dalla visita iniziale e successivamente ogni 3 mesi. Dopo una riacutizzazione dovrebbe essere garantita una visita entro 1-2 mesi (Evidenza D). La frequenza delle visite dipende soprattutto dalla gravità della patologia e dalla capacità del paziente nel riconoscere il proprio ruolo nel controllo della malattia3.
Per una trattazione completa dell'argomento e per gli argomenti esclusi (asma pediatrica, trattamento delle riacutizzazioni, ecc.) si rimanda alle linee guida GINA3.
BPCO
Mentre la terapia farmacologica è in grado, se non di guarire, di controllare l'asma consentendo una vita praticamente normale, nel caso della BPCO una simile terapia non esiste e gli unici due provvedimenti in grado di allungare la vita del paziente sono l'abolizione del fumo e l'ossigenoterapia a lungo termine. Le linee guida GOLD, nel capitolo dedicato al trattamento della BPCO, pongono l'accento sull'approccio complessivo al paziente2 e la terapia farmacologica è solo una delle quattro parti in cui è diviso il piano di trattamento. Tale piano consta di: inquadramento e monitoraggio della malattia; riduzione dei fattori di rischio; trattamento della BPCO stabile; gestione delle riacutizzazioni. La prevenzione rimane l'obiettivo principale, ma una volta che la BPCO sia stata diagnosticata il trattamento ha come obiettivi la riduzione dei sintomi, la prevenzione della progressione della malattia, il miglioramento della tolleranza all'esercizio e dello stato di salute, la prevenzione e il trattamento delle complicanze e delle riacutizzazioni, la riduzione della mortalità, ossia un approccio globale alla salute del paziente. Le modalità con cui raggiungere questi obiettivi variano a seconda dei pazienti, alcune terapie produrranno benefici rispetto a più obiettivi e nello scegliere il piano di trattamento individuale dovranno essere presi in considerazione i rischi e i benefici per il paziente nonché i costi per il paziente, la sua famiglia e la comunità2.
Inquadramento e monitoraggio
L'importanza di inquadrare e monitorare adeguatamente la malattia risiede nel fatto che i pazienti dovrebbero essere identificati il più precocemente possibile nel corso della malattia, prima dello stadio terminale, quando il grado di disabilità è avanzato. La diagnosi clinica di BPCO dovrebbe essere presa in considerazione in tutti i pazienti che presentino dispnea, tosse cronica o espettorazione e/o una storia di esposizione a fattori di rischio per la malattia. La diagnosi dovrebbe poi essere confermata dalla spirometria. La valutazione di gravità della malattia si basa sull'entità dei sintomi, sulla gravità delle alterazioni spirometriche (Figura 4) e sulla presenza di complicanze, quali insufficienza respiratoria e scompenso cardiaco destro, calo ponderale e ipossiemia arteriosa2.
La BPCO è una malattia generalmente progressiva. Anche con la miglior cura possibile, la funzionalità respiratoria tende a peggiorare nel tempo. È necessario monitorare nel tempo i sintomi del paziente e le misure obiettive della limitazione al flusso aereo per poter eventualmente modificare la terapia farmacologica e identificare per tempo la comparsa di complicanze. Ogni visita di controllo dovrebbe prevedere una discussione sulla terapia in atto, sull'aderenza al trattamento, la tecnica di inalazione ed eventuali effetti indesiderati. Il medico dovrebbe infine monitorare frequenza, gravità e verosimili cause di riacutizzazioni e documentare tutti i ricoveri per riacutizzazione. Particolare attenzione va posta per identificare precocemente le comorbidità del paziente con BPCO, anche alla luce del fatto che queste possono diventare più difficili da trattare quando è presente la BPCO, sia perché quest'ultima si somma alle altre cause di disabilità, sia perché la terapia farmacologica per la BPCO può avere effetti anche sulle altre condizioni morbose2.
Riduzione dei fattori di rischio
Rimandando alle linee guida una trattazione più esauriente, preme in questa sede ricordare che la cessazione dell'abitudine tabagica è la singola misura più efficace ed economicamente vantaggiosa per ridurre il rischio di sviluppare BPCO e per rallentarne la progressione (Evidenza A). Le linee guida prevedono che a tutti i fumatori, malati e non, venga offerto il programma più intensivo disponibile per la cessazione del fumo. Anche solo un breve periodo di counselling (3 minuti) per indurre il fumatore a smettere ottiene il risultato nel 5-10% dei casi e questo approccio è il minimo che debba essere offerto ai fumatori a tutte le visite in qualsiasi contesto clinico41,42. Obiettivi importanti per prevenire l'insorgenza e la progressione della malattia sono inoltre la riduzione dell'esposizione personale alle polveri, alle sostanze chimiche professionali ed agli inquinanti indoor ed outdoor.
Trattamento della BPCO stabile
Questa parte si compone dell'educazione del paziente e della terapia farmacologica.
L'educazione alla salute ha un ruolo importante nella cessazione dell'abitudine al fumo (Evidenza A) e può migliorare la capacità di gestire la malattia e la salute in generale43. L'educazione riguardo l'abitudine al fumo è la misura più efficace nell'influenzare la storia naturale della malattia (Evidenza A). L'educazione del paziente migliora la risposta del paziente alle riacutizzazioni (Evidenza B) e la comunicazione con il paziente sulle fasi terminali di malattia può aiutare la comprensione delle decisioni terapeutiche prese in questa fase (Evidenza B)44,45. I messaggi educazionali dovrebbero aver spazio in tutti gli aspetti della gestione della BPCO ed in molti contesti clinici, dai colloqui con il medico di base a colloqui durante il ricovero o durante le fasi riabilitative. Gli interventi educativi dovrebbero essere personalizzati, interattivi, diretti a migliorare la qualità della vita e dovrebbero coprire aree quali la cessazione dell'abitudine al fumo, le informazioni sulla BPCO e la sua fisiopatologia, l'approccio generale al trattamento ed aspetti specifici dello stesso, le strategie per ridurre la dispnea, i consigli su quando chiedere aiuto, l'autogestione delle riacutizzazioni e la gestione delle fasi terminali di malattia46.
La Figura 5 riassume la terapia farmacologica della BPCO ad ogni stadio. La terapia farmacologica serve a prevenire e gestire i sintomi, ridurre la frequenza e gravità delle riacutizzazioni, migliorare lo stato di salute ed aumentare la tolleranza all'esercizio. Nessuno dei farmaci attualmente disponibili si è dimostrato in grado di modificare il declino a lungo termine della funzionalità polmonare, caratteristica principale della BPCO (Evidenza A), ma il trattamento farmacologico è efficace nel ridurre i sintomi e/o le complicanze.
Il ruolo centrale nel controllo dei sintomi è ricoperto dai farmaci broncodilatatori (Evidenza A), somministrati al bisogno o in modo regolare per prevenire o ridurre sintomi e riacutizzazioni. I principali broncodilatatori sono i beta2-agonisti, gli anticolinergici e le metilxantine, da soli o in associazione (Evidenza A): la scelta dipende dalla disponibilità dei farmaci e dalla risposta del paziente. La terapia regolare con broncodilatatori a lunga durata d'azione è più efficace e comoda del trattamento con broncodilatatori a breve durata (Evidenza A) e combinare broncodilatatori di classi diverse può migliorarne l'efficacia e ridurre il rischio di effetti indesiderati rispetto alla strategia di aumentare la dose di un singolo broncodilatatore. Quando si inizia una terapia inalatoria è essenziale accertarsi della corretta somministrazione del farmaco addestrando il paziente sulla tecnica inalatoria.
La teofillina è efficace nella BPCO, ma considerata la sua potenziale tossicità sono preferiti i broncodilatatori inalatori2. Un trattamento regolare con corticosteroidi inalatori in aggiunta alla terapia broncodilatatrice è previsto dalle linee guida GOLD nei pazienti sintomatici con VEMS < 50% del predetto (Stadio III: BPCO grave e Stadio IV: BPCO molto grave) e riacutizzazioni ripetute (Evidenza A). L'associazione di un glucocorticoide inalatorio con un beta2-agonista a lunga durata d'azione è più efficace dei singoli farmaci da soli (Evidenza A). Le relazioni dose-risposta e la sicurezza a lungo termine degli steroidi inalatori nella BPCO non sono note. Il trattamento a lungo termine con corticosteroidi sistemici non è raccomandato (Evidenza A) e dovrebbe essere evitato a causa di un rapporto costo-beneficio sfavorevole.
Le linee guida prendono in considerazione anche altre terapie farmacologiche oltre ai farmaci broncodilatatori e corticosteroidi inalatori. Tra le altre terapie considerate, l'unica evidenza di classe A è a favore del vaccino antinfluenzale, che si è dimostrato in grado di ridurre l'incidenza di malattie gravi (Evidenza A). Il vaccino polisaccaridico anti-pneumococcico è raccomandato nei pazienti con BPCO sopra ai 65 anni di età e nei soggetti di tutte le età con VEMS < 40% del predetto (Evidenza B). Altri farmaci che spesso vengono prescritti, tra cui i mucolitici e gli antitussivi, non sono attualmente raccomandati dalle linee guida.
Per quanto riguarda infine la terapia non farmacologica, va sottolineata l'importanza che i programmi di riabilitazione svolgono in tutti i pazienti con BPCO a tutti gli stadi. Tutti i pazienti con BPCO traggono beneficio da programmi di riabilitazione e ricondizionamento fisico che migliora la tolleranza allo sforzo, la dispnea e l'affaticabilità (Evidenza A). L'ossigenoterapia a lungo termine (>15 ore/die) è l'unica terapia in grado di allungare la vita dei pazienti con insufficienza respiratoria cronica (Evidenza A). Si rimanda alle linee guida per la trattazione della terapia chirurgica e del trapianto polmonare, riservati a casi altamente selezionati2.
Gestione delle riacutizzazioni
Una riacutizzazione di BPCO è definita dalle linee guida come un evento nel decorso naturale della malattia caratterizzato da una variazione dei sintomi di base del paziente, dispnea, tosse e/o espettorazione di entità superiore alla normale variabilità giornaliera con esordio acuto e che può richiedere un cambiamento nella terapia regolare in un paziente con BPCO2. Le cause più frequenti sono le infezioni respiratorie e l'inquinamento atmosferico, anche se in un caso su tre è impossibile identificare la causa. I broncodilatatori somministrati per via inalatoria (in particolare i beta2-agonisti con o senza anticolinergici) ed i corticosteroidi orali sono trattamenti efficaci delle riacutizzazioni di BPCO (Evidenza A). Nei pazienti con segni clinici di infezione delle vie aeree (per esempio aumento della purulenza dell'escreato) è giustificato l'uso di antibiotici (Evidenza B). La ventilazione meccanica non invasiva nelle riacutizzazioni riduce l'acidosi, aumenta il pH, riduce la necessità di intubazione tracheale, riduce la PaCO2, la frequenza respiratoria, la gravità della dispnea, la durata della degenza ospedaliera e la mortalità (Evidenza A). I farmaci e l'educazione alla prevenzione di successive riacutizzazioni dovrebbero essere considerate come parte del follow-up poiché le riacutizzazioni hanno un impatto importante sulla qualità della vita e sulla prognosi dei pazienti con BPCO.
Conclusioni
L'asma e la BPCO sono malattie accomunate da una limitazione al flusso aereo. L'obiettivo del trattamento del paziente asmatico è quello di raggiungere e mantenere il controllo della malattia per periodi prolungati, bilanciando benefici, effetti indesiderati e costi richiesti. I farmaci di fondo antinfiammatori vengono assunti quotidianamente; quelli sintomatici vengono utilizzati in caso di necessità per alleviare rapidamente la broncocostrizione e/o i sintomi che l'accompagnano. Secondo le linee guida GINA ogni paziente è assegnato a uno dei cinque "step di trattamento" a seconda del livello di controllo e il trattamento viene aggiustato in modo continuo in base al grado di controllo dell'asma.
Nel caso della BPCO gli unici due provvedimenti in grado di allungare la vita del paziente sono l'abolizione del fumo e l'ossigenoterapia a lungo termine. Il trattamento ha come obiettivi la riduzione dei sintomi, la prevenzione della progressione della malattia, il miglioramento della tolleranza all'esercizio e dello stato di salute, la prevenzione e il trattamento delle complicanze e delle riacutizzazioni. La terapia farmacologica è guidata dallo stadio di malattia definito in base agli indici spirometrici. Nessuno dei farmaci è in grado di modificare il declino a lungo termine della funzionalità polmonare, ma il trattamento farmacologico è efficace nel ridurre i sintomi e/o le complicanze. Il ruolo centrale nel controllo dei sintomi è ricoperto dai farmaci broncodilatatori, somministrati al bisogno o in modo regolare. Un trattamento regolare con corticosteroidi inalatori in aggiunta alla terapia broncodilatatrice è previsto nei pazienti sintomatici con VEMS < 50% del predetto e riacutizzazioni ripetute. I programmi di riabilitazione svolgono un ruolo importante in tutti i pazienti con BPCO a tutti gli stadi.
La cura del paziente in accordo con le raccomandazioni delle linee guida basate sull'evidenza porta a risultati migliori. Le linee guida sono progettate per assicurare che tutti i professionisti coinvolti nella cura del paziente siano informati sugli obiettivi del trattamento e sui diversi modi per realizzare questi obiettivi. Il lavoro con i medici di medicina generale è essenziale per implementare le linee guida a livello locale permettendo di mettere in pratica quei cambiamenti nella pratica medica che possono portare al miglioramento dei risultati sulla salute del paziente.
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Informazioni sui Farmaci, Anno 2008, n. 2