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Dobbiamo, però, considerare che la valutazione quantitativa di questi benefici, in particolare dei primi due – strettamente correlati fra loro e più importanti sotto il profilo di sanità pubblica – risulta molto complessa, più di quanto accada per gli analoghi quesiti con altre vaccinazioni, per una serie di interrogativi che al momento non hanno risposta precisa, e anche per altre considerazioni.
1. La durata di protezione a lungo termine del vaccino non è nota. Questo è un punto particolarmente delicato, perché vi è necessità di una protezione per diversi decenni, dato il potenziale lungo periodo di esposizione al contagio. I dati al momento disponibili sono promettenti e orientano per una protezione a lungo termine anche in assenza di richiami10,13. Tuttavia, se ciò non venisse in futuro confermato, si porrebbero problemi, oltre che economici ed organizzativi, anche di efficacia preventiva sul campo, correlati all'efficienza delle campagne vaccinali per i richiami (oltre che all'efficacia preventiva dei richiami in sé).
2. Una riduzione consistente dei casi di cancro sarà rilevabile soltanto dopo alcuni decenni, coerentemente con i tempi di latenza fra l'infezione naturale e la manifestazione clinica della neoplasia14.
3. Anche ipotizzando un'adesione del 100% alla vaccinazione da parte della popolazione femminile candidata, la protezione assoluta contro il 70% dei virus HPV ad alto potenziale oncogeno difficilmente si tradurrà in una riduzione annua di 700 decessi rispetto ai circa 1.000 oggi registrati, ma verosimilmente in un vantaggio inferiore. Dei circa 1.000 decessi annuali, infatti, una quota (oggi presente e verosimilmente crescente) è costituita da donne immigrate, arrivate in Italia già infettate e comunque in età superiore a quella filtro per la vaccinazione. Questa quota continuerà quanto meno ad essere presente anche negli anni futuri e deve essere esclusa dal calcolo di efficacia della vaccinazione, poiché riguarda una fascia di popolazione non suscettibile – o suscettibile soltanto parzialmente – di beneficio vaccinale.
4. Non è noto, e al momento non è nemmeno indagabile, se la vaccinazione di massa influirà sul grado di adesione alle campagne di screening15. Poiché circa il 30% dei virus ad alto potenziale oncogeno non è sensibile alla vaccinazione, l'adesione allo screening risulta comunque essenziale per il contenimento della morbosità e della letalità. Oltretutto, in Italia, e in modo particolare nelle regioni meridionali, l'adesione allo screening è ancora molto bassa16,17 e insoddisfacente, proprio nel momento in cui viene proposta la vaccinazione di massa.
5. Non è noto se si verificherà, né in che misura, il fenomeno del replacement18, cioè della sostituzione degli attuali sierotipi ad alto rischio da parte di altri. Per una serie di motivi, tale evenienza è ritenuta improbabile13,19, anche se occorrerà monitorare il fenomeno.
6. Di segno opposto, e quindi positivo, è l'osservazione che la vaccinazione ha manifestato una parziale reazione crociata verso altri sierotipi virali non presenti nel vaccino (HPV 31, 45, 52, 58). Occorrerà verificare se a ciò corrisponderà anche una cross-protection in termini clinici. Se così fosse, la quota evitabile di infezioni da HPV ad alto potenziale oncogeno potrebbe salire dal 70 al 75-80%14.
A dette considerazioni va aggiunto il fatto che la vaccinazione ha un costo rilevante: se acquistato dal privato cittadino, il costo del vaccino è pari a circa 540 euro, salvo diverse disposizioni delle singole Regioni. Per le Aziende Sanitarie, il costo è di circa 300 euro per l'acquisto delle tre dosi, a cui vanno aggiunte le spese per l'organizzazione delle sedute vaccinali.
Conclusioni
Il vaccino anti-HPV sembra efficace e sicuro a breve e medio termine. Il limite più importante è costituito dall'attuale incompletezza di informazioni su diversi aspetti, primo fra tutti la durata della protezione, ma anche la co-somministrazione con altri vaccini, la sicurezza a lungo termine, il replacement, ecc. Se per l'uso individuale questo vaccino appare decisamente interessante e non pone particolari problemi di sicurezza, diverso è il quadro in sanità pubblica20, nell'ambito della quale occorre valutare con diversi parametri il rapporto fra gli investimenti economici e il guadagno in salute della popolazione nel suo complesso. Come giustamente osservato da altri21, gli attuali limiti conoscitivi, associati al costo elevato del prodotto, alla disponibilità della profilassi secondaria con lo screening, alle problematiche di counselling per la prevenzione di un gruppo di malattie a trasmissione sessuale, e soprattutto un'attenta valutazione delle priorità epidemiologiche attuali, richiederebbero anche nel nostro Paese un approfondito dibattito scientifico e una dettagliata pianificazione delle strategie e degli obiettivi di salute da raggiungere, prima di un investimento di risorse così importante in questa direzione.
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Informazioni sui Farmaci, Anno 2007, n. 3