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a) non sono definiti i criteri che portano il MMG a percepire, diagnosticare e valutare nel tempo un paziente con disturbi depressivi, né se e quanto i fattori e gli indicatori sopra riportati rientrino nel suo processo decisionale6;
b) i pochi studi disponibili che hanno confrontato la percezione del MMG con strumenti formali di diagnosi hanno utilizzato un approccio trasversale7–9, riportando dati profondamente contrastanti in termini di sovra e sotto diagnosi10,11;
c) è sostanzialmente assente un approccio longitudinale, che consentirebbe di validare la diagnosi formulata, con l'unico criterio rilevante dal punto di vista della salute pubblica, che è quello della sua produttività/correlazione con l'andamento/esito nel tempo della situazione di depressione.
Quadro di riferimento del protocollo di ricerca
Il protocollo operativo è stato costruito nel suo impianto generale e nella formulazione degli strumenti per la raccolta dei dati in modo tale da riflettere (con la maggiore aderenza possibile in uno studio collaborativo) la realtà della medicina generale:
a) che non prevede né permette comportamenti più o meno rigidamente predeterminati in termini di contenuti e di tempi;
b) che può/deve procedere per approssimazioni successive, sia nella fase diagnostica che in quella che si esprime come "presa in carico" del problema attraverso decisioni assistenziali e/o prescrittive (di farmaci o di altre strategie);
c) che può/deve assumere comportamenti di monitoraggio/follow-up e modalità/tempi di valutazione fortemente influenzati dal contesto del paziente e/o delle sue reti sociali.
Questo studio collaborativo, approvato nell'ambito dei bandi AIFA per la promozione di ricerche capaci di rispondere, dall'interno dell'assistenza, a domande ancora senza risposte su problemi rilevanti per la salute pubblica, si propone l'articolazione delle tematiche sopra ricordate.
La presentazione dello studio riflette dunque solo parzialmente la sequenza classica adottata dai protocolli. Si tratta piuttosto della esplicitazione e del conseguente accompagnamento del percorso che descrive flessibilmente l'incontro tra il MMG ed il/la paziente. Il modo più diretto di presentare questo percorso è di riconoscerlo nella sintesi che viene proposta attraverso gli strumenti di lavoro messi a punto mediante:
a) una valutazione epidemiologica dei profili prescrittivi di antidepressivi di alcune ASL modello per avere dati concreti sulla dispersione e la variabilità del problema;
b) un lungo lavoro di discussione con i MMG;
c) uno studio pilota che ha fornito dati importanti sulla variabilità dei carichi assistenziali.
Disegno generale ed obiettivi
La Figura 1 mette in evidenza le caratteristiche più originali del protocollo e dei risultati che se ne attendono, rispetto alla situazione delineata nell'introduzione.
1. Tecnicamente si può definire come studio osservazionale longitudinale, con misure di esito.
2. Per il grado atteso di nondefinibilità di criteri diagnostici riconducibili da una parte a "soglie" di gravità e dall'altra a trattamenti raccomandati, la coorte longitudinale prevede al suo interno anche una sottopopolazione "sperimentale": secondo una logica ormai ben consolidata e condivisa, laddove c'è "incertezza" sul comportamento da assumere, la gestione del caso è decisa non con criteri empirici, ma attraverso una randomizzazione centralizzata.
3. Il piano di inclusione, di controllo, di valutazione parziale e finale di coloro che entrano a far parte del protocollo è regolato flessibilmente, in modo da permettere non solo la valutazione dell'esito complessivo alla fine del percorso di osservazione (stimato ai 12 mesi), ma tutta la variabilità ed il peso dei percorsi assistenziali.
4. Secondo quanto esplicitato nelle sezioni che seguono, i criteri di valutazione dei risultati sono un mix di approcci descrittivi e di stime di correlazione di dati qualitativi e quantitativi.
5. Per definizione (e coerentemente con la collocazione di questo protocollo nell'ambito di quelli "osservazionali" approvati dall'AIFA) non ci si attendono da questo protocollo valutazioni formali di efficacia comparativa tra i diversi approcci di presa in carico: l'obiettivo principale è quello di produrre un'epidemiologia assistenziale complessiva del problema depressione nella MG, dalla caratterizzazione delle sue modalità diagnostiche, agli esiti delle sue diverse gestioni.
6. E' chiaro che in questa logica il criterio osservazionale è pienamente rispettato: non si "inducono" né si suggeriscono, né favoriscono pratiche specifiche: ogni MMG che partecipa è posto nella condizione di esprimere "in modo informato" l'insieme delle sue conoscenze, delle sue incertezze, delle sue scelte lungo un tempo che è rappresentativo della storia del problema depressione sia per il vissuto del/la paziente che per la variabilità delle pratiche assistenziali.
La definizione della popolazione
Lo strumento previsto per documentare la visita che coincide con l'inclusione del/la paziente nello studio (vedi Scheda di inclusione) è la guida più completa ed esplicita alla comprensione della logica dello studio, alle sue caratteristiche, che ne definiscono la specificità per la MG, alla sua concreta praticabilità. I punti che seguono coincidono in questo senso, e devono essere perciò letti, avendo presente la sequenza delle diverse sezioni e delle variabili della Scheda di raccolta dati.
1. Sono considerati includibili tutti i pazienti da 18 a 65 anni:
1.1 che il MMG già conosce come portatori di una diagnosi di depressione o di un "disturbo depressivo";
1.2 per i quali il MMG formula, anche sulla base di segni/sintomi/ indicatori di cui documenta la presenza, una ipotesi, o un sospetto di situazione-patologia depressiva.
La popolazione che si vuole valutare-seguire riflette in questo modo più complessivamente lo spettro del disagio riconducibile a problemi di depressione; i criteri di inclusione allargati al "sospetto" o alla "percezione" saranno senz'altro interpretati in modo diverso dai singoli MMG che partecipano. Questa variabilità di fatto (di cui si approfondiscono e verificano poi gli elementi che la definiscono) è un aspetto determinante nel definire i carichi assistenziali della MG specificamente per ambiti come la depressione, il cui "riconoscimento-in-vista-di-una-presa-in-carico" dipende fortemente dalle caratteristiche dell'incontro del MMG con la storia e il contesto del/la paziente. La inclusione in una ricerca di pazienti per i quali le conoscenze sono tanto problematiche non è altro che il modo più "ovvio" e responsabile di assicurare una assistenza di qualità, e capace nello stesso tempo di produrre le conoscenze ancora non-disponibili.
2. Sia per i casi "noti" che per quelli sospetti, il percorso diagnostico si esplica con:
2.1 una descrizione sintomatica, che rimanda ad un sistema "formale" come il DSM IV, esplicitandone la caratteristica di riflettere "impressioni complessive";
2.2 la verifica di quei fattori, o "dimensioni", che la letteratura ed il "buon senso" culturale e clinico, indicano come possibili determinanti e/o concause, e/o accompagnanti del "problema depressione": questi possono essere, più o meno immediatamente, rilevabili, ma certo devono essere per lo meno presi in considerazione in modo esplicito;
2.3 una eventuale decisione di approfondimento del problema, in modi e secondo priorità che il MMG definisce, secondo la sua conoscenza del caso, e/o la incertezza del suo sospetto diagnostico: in questo senso si può ricorrere a strumenti (es. l'una o l'altra scala) e/o a risorse (es. consulenze) che più direttamente riproducono la "formalità" diagnostica, e di cui la letteratura ha documentato la non-facile praticabilità e la precaria utilità nella realtà della MG.
3. Questo primo incontro si conclude con una formulazione diagnostica:
3.1 che può essere più o meno ancora in via di definizione;
3.2 che chiede esplicitamente di esprimere un giudizio, inevitabilmente soggettivo, su uno degli aspetti più critici per questo tipo di problemi come è quello della "comunicazione";
3.3 che propone al MMG di confrontarsi sulla possibilità di esprimere, in testo libero (come una "epicrisi clinica"), il grado di "definibilità" del caso.
4. La "presa in carico" (= la decisione assistenziale, nei suoi contenuti e nella sua organizzazione) si confronta con tutto lo spettro delle possibili strategie disponibili, è evidentemente conseguenza del processo di definizione-diagnosi e perciò altrettanto potenzialmente variabile. Ciò che conta è l'esplicitazione delle scelte, che saranno inevitabilmente il prodotto misto di conoscenze, preferenze, tempi, disponibilità, curiosità, bisogni riconosciuti e/o sospettati e potranno includere:
4.1 percorsi non farmacologici
4.2 e/o percorsi farmacologici, ben definiti
4.3 e/o percorsi "sperimentali" (nella logica definita sopra nel quadro di riferimento del protocollo). Le strategie possono essere dunque articolate e non escludersi reciprocamente. Per quanto riguarda in modo specifico gli interventi non farmacologici (indicati nella scheda, che rimanda ad allegati direttamente consultabili e/o utilizzabili), il MMG può agire in modo autonomo o, se disponibili o ritenuti necessari, condiviso con altre figure professionali. Per quanto riguarda i trattamenti farmacologici, si è optato per documentare l'eventuale combinazione di farmaci "per sintomi/problemi correlabili", e di farmaci specificamente mirati al quadro diagnostico complessivo. Se sull'opportunità o meno di quest'ultimo esiste un'incertezza, è possibile affidare la decisione alla randomizzazione centralizzata.
Osservazione longitudinale
Il protocollo (vedi Figura) prevede l'articolazione di due modalità di sorveglianza/monitoraggio:
1) Tre visite obbligatorie (a 3-6-12 mesi), che permettano di descrivere in modo comparabile per tutta la popolazione l'andamento complessivo della coorte per quanto riguarda l'evoluzione del problema di cui si è fatto carico.
2) La documentazione dell'intensità del carico assistenziale, programmato dal medico e/o richiesto dal/la paziente, nei periodi intercorrenti tra le visite obbligatorie:
1- La descrizione dell'andamento della coorte riconosciuta e presa in carico secondo i criteri di inclusione, in termini di:
Aspetti organizzativo gestionali
Il Gruppo di Lavoro ISD ha come obiettivo quello di creare una rete attiva di MMG e Farmacisti dei Servizi Farmaceutici Territoriali (SFT) che consenta l'effettiva realizzazione dello studio.
I MMG saranno invitati a partecipare alla Ricerca in qualità di lettori dei Bollettini Indipendenti (IsF e DsF), mediante contatti personali, attraverso le società scientifiche della medicina generale e i farmacisti operanti presso i SFT delle diverse ASL italiane.
Aspetti economico gestionali
Lo Studio ISD è stato approvato e finanziato dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in occasione dei Bandi AIFA per la Ricerca indipendente 2005-2006. La partecipazione alla Ricerca non prevede incentivi economici (solo un rimborso spese), ma l'erogazione di crediti ECM per MMG e farmacisti sulla base dell'impegno corrisposto. I fondi del Progetto saranno utilizzati per sostenere tutte le fasi operative dello Studio ISD.
Gestione dei dati
La raccolta dei dati è prevista in formato elettronico e cartaceo, a discrezione del medico. Pertanto le Schede Raccolta Dati potranno essere compilate ed inviate tramite supporto informatico oppure spedite per posta.
Referenze
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Informazioni sui Farmaci, Anno 2007, n.1