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Andropausa o ipogonadismo età-correlato?
Con l'aumento dell'età, nell'uomo si assiste normalmente ad una riduzione della produzione di testosterone e parallelamente ad una riduzione della forza muscolare e delle prestazioni sessuali. Questa condizione viene spesso etichettata come "menopausa dell'uomo" oppure "andropausa", terminologie che le associazioni mediche suggeriscono di evitare in quanto fuorvianti e, più spesso, del tutto errate.
I soggetti che presentano livelli subnormali di testosterone legati all'età e con LH normale o basso vengono definiti come affetti da "ipogonadismo età correlato" o ad insorgenza tardiva (LOH – Late Onset Hypogonadism). La definizione corrisponde alla precedente PADAM (deficit androgenico parziale del maschio anziano)7 ed identifica una condizione diffusa che si ritiene interessi circa il 60% dei maschi oltre il 65° anno di età. Proprio perché così diffusa, è essenziale distinguere le situazioni in cui sono presenti i sintomi di ipogonadismo da quelle subcliniche. Queste ultime, che sono la maggioranza, non beneficiano del trattamento sostitutivo. Inoltre, poiché in questa categoria di età1,2 gli effetti sfavorevoli legati alla terapia sostitutiva sono più frequenti, non andranno ricercate in modo sistematico.
Nonostante esista qualche discrepanza, la maggioranza degli esperti ritiene diagnostici di LOH livelli di testosterone totale < 2,0 2,4 ng/ml (dosati in almeno 2 prelievi in giorni distinti) 1,2,5 .
Nei pazienti in cui la lieve riduzione fisiologica del testosterone è al limite inferiore del range di normalità per l'adulto (2,5-3,5 ng/ml) e i valori di LH sono normali, la somministrazione di testosterone – pur riportando nella norma i livelli ormonali – risulta in genere inefficace nel migliorare i sintomi al di là di un effetto placebo8.
I pazienti "critici"
In alcune categorie di pazienti più esposti ai danni derivanti dal difetto di produzione di antiandrogeni, la terapia sostitutiva è stata riconosciuta utile per prevenire o curare i problemi legati alla carenza di testosterone1.
I pazienti affetti da infezione da HIV, con perdita di peso e bassi livelli di testosterone hanno mostrato di trarre beneficio da una terapia sostitutiva protratta sino a 12 mesi con conservazione del peso, rallentamento della evoluzione degli indici di immunodeficienza e miglioramento clinico9.
Allo stesso modo, in pazienti affetti da patologie gravi in cura protratta con dosi di glucocorticoidi superiori a 7,5 mg di prednisone, una terapia per 6-12 mesi con androgeni può migliorare i sintomi e produrre risultati favorevoli anche sul risparmio di massa ossea o sull'incremento della massa magra10.
Queste indicazioni, tuttavia, non sono ancora ricomprese fra quelle autorizzate in Italia per le preparazioni di testosterone. E' possibile comunque prescriverle ovviamente in fascia C in base all'articolo 3, comma 2 del D.L. n.23 del 17.02.1998, successivamente convertito in legge L.94 dell'8.04.98, che consente al medico, in singoli casi, di prescrivere un farmaco al di fuori delle indicazioni autorizzate qualora ritenga che il paziente non possa essere utilmente trattato con i medicinali che hanno già quella indicazione terapeutica. Tale impiego, tuttavia, deve essere noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale. L'impiego di farmaci al di fuori delle indicazioni registrate avviene sotto la responsabilità del medico prescrittore; il paziente deve esserne informato e dare il suo consenso.
Anche se l'indicazione "osteoporosi" è stata approvata per diverse formulazioni di testosterone (e di altri prodotti definiti anabolizzanti a livello osseo), i dati disponibili si riferiscono a studi non randomizzati, su esiti surrogati quali l'aumento della densità minerale o la riduzione degli indici di rimaneggiamento osseo, ma non sulle fratture, che rappresentano il vero esito importante su cui si dovrebbero misurare i risultati degli studi11. La terapia con testosterone può avere una indicazione accettabile solo nei pazienti con osteoporosi12 per i quali sia stato riconosciuto un deficit androgenico.
Quali farmaci utilizzare
Il testosterone è disponibile in numerose preparazioni farmaceutiche con caratteristiche e modalità di impiego differenti tra loro. Negli ultimi anni sono state commercializzate nuove formulazioni transdermiche, transbuccali e parenterali a lunghissima emivita e altre lo saranno a breve (Tabella 3).
Formulazioni orali
Il testosterone somministrato per os ed assorbito per via portale viene inattivato quasi totalmente a livello epatico. Per questo la ricerca ha percorso due diverse direzioni per ottenere effetti terapeutici:
1. l'addizione di catene laterali finalizzate a rallentare l'inattivazione epatica (es. 17alfa-metiltestosterone);
2. la solubilizzazione in eccipienti idonei ad essere assorbiti per via linfatica bypassando il filtro epatico (testosterone undecanoato in acido oleico).
I derivati del 17alfa-metiltestosterone si sono rivelati tossici per il fegato e il loro impiego viene generalmente sconsigliato1-3. In Italia, l'unica specialità registrata non è più in commercio.
Il testosterone undecanoato in acido oleico viene assorbito per via linfatica ed immesso nel circolo venoso. I livelli ematici che si ottengono sono tuttavia molto variabili anche nello stesso individuo per cui gli effetti terapeutici sono poco prevedibili e sono necessarie di solito dosi superiori a quelle riportate in scheda tecnica. Il prodotto viene este
samente trasformato in diidrotestosterone (DHT) innalzando il rapporto DHT/T in misura superiore alle altre formulazioni13. Gli studi clinici a disposizione mostrano, in soggetti ipogonadici, effetti favorevoli sul senso di benessere, sulle prestazioni sessuali e sul rapporto massa magra/massa grassa14-16 anche se le casistiche sono limitate e la durata degli studi non supera i 12 mesi. Il farmaco induce un incremento della massa ossea in sede vertebrale dopo 6 mesi di trattamento17 ma non vi sono dati riguardo alle fratture.
Il prodotto è in commercio in capsule contenenti 40 mg di testosterone, le dosi consigliate sono di 40-80 mg 2-3 volte/die, da somministrare dopo i pasti per ottenere il massimo dell'assorbimento18.
Preparati iniettabili
Con la somministrazione parenterale il testosterone raggiunge rapidamente livelli di picco sovrafisiologici e di breve durata per cui, al fine di ovviare alla necessità di iniezioni frequenti, sono state allestite preparazioni dove l'ormone viene esterificato con composti che ne rallentano il rilascio. I dati clinici più consistenti riguardano il testosterone enantato19,20, ma sono disponibili dati anche per il testosterone cipionato, testosterone propionato e per una miscela di diversi esteri (propionato, fenilpropionato, isocaproato, decanoato) 21-23.
Queste formulazioni iniettive "tradizionali", disponibili da decenni, differiscono tra loro per il tipo di estere e di eccipiente e differiscono di conseguenza per la frequenza di somministrazione richiesta. Sono tutte caratterizzate da una diversità interindividuale nella risposta e, sotto il profilo farmacocinetico, i periodi di sottodosaggio ed iperdosaggio producono una inevitabile variabilità negli effetti terapeutici24,25 anche nel singolo paziente. Sono quindi lontane dal fornire una risposta soddisfacente alle esigenze dei pazienti con ipogonadismo.
La recente disponibilità di una preparazione iniettabile di testosterone undecanoato in olio di ricino con lunghissima emivita apre una interessante prospettiva nella terapia sostitutiva a lungo termine26. Con la somministrazione intramuscolare di 1.000 mg di testosterone undecanoato si raggiunge lo steady state con due iniezioni a distanza di 6 settimane e i livelli ematici raggiunti si mantengono relativamente stabili per circa 12 settimane. Sono così sufficienti, a seconda di fattori individuali (come il peso), 4-6 somministrazioni annuali27,28. La comodità d'impiego è indubbiamente un elemento favorevole, ma deve essere valutata alla luce dei possibili problemi derivanti dalla lunga esposizione al farmaco in caso di comparsa di effetti indesiderati, soprattutto in pazienti anziani1.
Preparati transbuccali
La permeabilità della mucosa orale ha consentito la produzione di una formulazione di testosterone a lento rilascio per applicazione trans-buccale29. Il sistema (Striant tavolette bioadesive, non ancora in commercio in Italia), contenente 30 mg di testosterone, viene applicato ogni 12 ore a livello della guancia (sopra gli incisivi), alternando la sede di applicazione, e consente di ottenere livelli sierici di testosterone e DHT relativamente costanti. Questa modalità di somministrazione viene di solito ben tollerata, anche se il 16% dei pazienti trattati riporta irritazione nella sede di applicazione30. Ad ogni visita durante il trattamento occorre valutare lo stato della mucosa orale1.
Preparati transdermici
Alle prime formulazioni transdermiche a matrice da applicare sotto forma di cerotto si sono aggiunte le formulazioni di testosterone in gel idroalcolico all'1% da applicare su cute glabra e non lesionata. Queste ultime forniscono buoni risultati clinici senza provocare le reazioni cutanee riportate nel 27% dei pazienti trattati con i "cerotti". In Italia, gli unici preparati androgenici transdermici attualmente disponibili sono i gel di testosterone. Esistono due diverse formulazioni commercializzate in differenti unità posologiche: Androgel®, Testogel®,entrambi in bustine monodose da 50 mg, e Testim® distribuito in tubi monodose da 50 mg. La formulazione idroalcolica del Testim, a parità di dose sembra indurre livelli sierici complessivi superiori a quelli della formulazione di Testogel ed Androgel31.
Gli studi pubblicati sono, al momento, poco numerosi, soprattutto per quanto riguarda raffronti con altre formulazioni androgeniche orali o iniettabili.
I dati a disposizione indicano che, in pazienti ipogonadici, la monosomministrazione di 50100 mg al mattino consente di riprodurre un profilo circadiano dei livelli di testosterone simile a quello fisiologico32-34. Gli studi clinici mostrano un'efficacia clinica apprezzabile, espressa da scale soggettive di valutazione dell'umore e dell'attività sessuale. I risultati clinici sono correlati ai livelli sierici di testosterone indotti dalla terapia35; la dose di 50 mg (corrispondente ad una sola unità terapeutica – la bustina od il tubo di gel) ha prodotto esiti soddisfacenti solo nel 66% dei pazienti, mentre i restanti sono stati costretti ad aumentare la dose a 75mg (formulazione non disponibile in commercio)36.
Per quanto riguarda gli effetti di questi preparati sul metabolismo osseo sono disponibili al momento solo dati su end-point surrogati (le variazioni dei marcatori di riassorbimento osseo e la densità minerale ossea) e non sull'incidenza di fratture in prevenzione primaria o secondaria. I dati indicano una riduzione significativa del rapporto telopeptide/creatinina ed un aumento della densità minerale ossea solo nei pazienti trattati con dosi relativamente elevate (100 mg di testosterone gel37).
La loro introduzione in commercio relativamente recente non consente al momento di disporre di dati di sicurezza sul lungo periodo, ma il profilo di sicurezza di questi preparati a breve e medio termine sembra favorevole30. I dati di farmacovigilanza relativi a circa 9 milioni di confezioni vendute mostrano, oltre agli effetti avversi tipici degli androgeni (iperplasia prostatica, aumento dell'ematocrito, ginecomastia, edemi, etc.), anche un 6-10% di reazioni cutanee nel sito di applicazione (eritema, disidratazione).
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Modalità di applicazione
Il gel deve essere applicato dopo essersi lavati; i pazienti devono aprire il contenitore e spremere la dose intera nel palmo di una mano e applicarlo immediatamente, su aree possibilmente poco pelose come le spalle o la parte superiore delle braccia, in uno strato sottile, massaggiando fino a completo assorbimento. Per i pazienti che necessitano di dosi superiori ai 50 mg è consigliabile utilizzare come sede di applicazione entrambe le spalle od entrambe le braccia. Subito dopo l'applicazione del gel, i pazienti devono lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, lasciare asciugare per qualche minuto il gel e, successivamente, indossare indumenti che ricoprano le sedi di applicazione. L'applicazione di testosterone sulla cute induce, infatti, un assorbimento variabile nell'ordine del 10%. Ne consegue che il principio attivo che staziona sulla cute potrebbe essere trasferito per contatto ad altre persone. Per ridurre la possibilità di indurre fenomeni di androgenizzazione soprattutto in donne e bambini, è importante applicare i prodotti su aree di cute che vengano poi coperte da indumenti che evitano il contatto diretto con la sede di somministrazione. |
Scelta della terapia e istruzioni per l'uso
Prima di iniziare la terapia dovrebbe essere valutato attentamente il rapporto beneficio/rischio, per quel singolo paziente, in quella definita fase della vita: le finalità della terapia ed i rischi ad essa connessi possono infatti cambiare con l'età e con situazioni specifiche (desiderio di fertilità, situazioni patologiche o necessità cliniche intercorrenti).
La scelta del prodotto da utilizzare dovrebbe tenere conto delle prove di efficacia, delle caratteristiche farmacocinetiche ma anche delle preferenze del paziente visto che la disponibilità di numerose formulazioni farmaceutiche consente di scegliere tra diverse ipotesi terapeutiche con vie e modalità di somministrazione molto diverse tra loro.
Ad esempio, la lunghissima emivita del testosterone undecanoato in olio di ricino rappresenta un vantaggio nella terapia sostitutiva dei pazienti giovani con ipogonadismo, ma può creare problemi nell'eventualità di dover interrompere il trattamento. Per contro, i prodotti per somministrazione transdermica o transbuccale possono risultare più sicuri sotto questo punto di vista ma richiedono una buona regolarità nell'utilizzo e cautela per evitare il contatto fisico con l'area di applicazione per la possibilità di trasferire il preparato per contatto anche diverse ore dopo l'applicazione.
Monitoraggio del trattamento: un vero "Programma assistenziale"
La documentazione complessiva beneficio/rischio della terapia ormonale sostitutiva nel maschio è purtroppo limitata: gli studi sono in alcuni casi di qualità modesta e sono carenti soprattutto nella valutazione dei potenziali effetti a lungo termine (sia favorevoli che avversi).
E' essenziale, perciò, una volta esclusi i pazienti a rischio, concordare un programma di monitoraggio accurato che rappresenta l'unico strumento per potere raccogliere dati sugli effetti attesi della cura ed individuare tempestivamente l'espressione di potenziali rischi correlati.
Ovviamente la modalità e l'intensità dei controlli sono diverse nei pazienti trattati per ipogonadismo primitivo o secondario in età giovanile rispetto a quelle necessarie in pazienti affetti da LOH in un'età dove la frequenza ed il rilievo degli effetti avversi sono decisamente superiori.
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Monitoraggio del paziente in terapia con testosterone
1. Valutazione pre-terapia dell'ematocrito, del PSA e della morfologia prostatica
In caso di valutazione favorevole, i controlli successivi potranno avvenire a ritmo annuale (con verifica della morfologia prostatica), mentre, se necessario modificare la dose o in caso di anomalie, il controllo dovrebbe essere effettuato a 3 mesi di distanza.
3. Sospendere la terapia se:
4. Modificare la terapia se compaiono fenomeni di intolleranza generica (edemi, ginecomastia), alla formulazione specifica (disturbi nella sede di applicazione del prodotto) o sovradosaggio.
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Informazioni sui Farmaci, Anno 2006, n.5