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La diarrea del viaggiatore è una condizione, caratterizzata da tre o più emissioni di feci non formate nell'arco delle 24 ore che si manifesta in modo tipico entro breve tempo dall'inizio del viaggio (ma può comparire in qualsiasi momento) e si protrae per 3-4 giorni. In genere si accompagna a dolore addominale, impellente bisogno di defecare, spesso nausea e crampi e, occasionalmente, febbre. E' un problema frequente ma generalmente di lieve entità e autolimitantesi. In oltre la metà dei casi non viene identificato alcun patogeno per la difficoltà a isolare il germe responsabile o per una diversa causa della diarrea che può rappresentare l'effetto indesiderato di un farmaco (ad esempio gli antimalarici) oppure derivare da un cambiamento nelle abitudini alimentari o nelle bevande. Fra i patogeni identificati, il microrganismo più comune in tutto il mondo è l'Escherichia colienterotossigenica (30%). Altri agenti eziologici comprendono Shigella spp., Campylobacter jejuni, Salmonella spp. e Aeromonas spp. I protozoi (come ad esempio Giardia lamblia e Entamoeba histolytica) e virus (come ad esempio rotavirus) sono responsabili di una piccola parte dei casi. E' ovvio perciò come sia impossibile formulare un vaccino specifico.
Per la prevenzione valgono gli stessi provvedimenti e le stesse norme igienicoalimentari suggerite per la prevenzione del colera. L'impiego di routine dei farmaci antibatterici a scopo profilattico non è giustificato in quanto espone al rischio di effetti indesiderati e favorisce l'insorgenza di resistenze batteriche. Un trattamento profilattico può essere opportuno solo quando devono intraprendere un viaggio persone i cui problemi di salute sono tali da rendere pericoloso un eventuale episodio di diarrea infettiva.
La maggior parte delle persone colpite da diarrea del viaggiatore non richiede trattamento medico. I viaggiatori devono essere informati sui provvedimenti da adottare nell'eventualità che il problema si manifesti, soprattutto sulla necessità di mantenere un adeguato equilibrio idro-elettrolitico. Gli adulti in buona salute possono farlo assumendo in abbondanza alimenti liquidi o bevande zuccherate mentre i bambini piccoli e le persone anziane richiedono una terapia reidratante orale più attenta. Anche in caso di diarrea, ognuno è libero di mangiare quello che si sente, anche se probabilmente è meglio attenersi ad una dieta semplice a base di alimenti amidacei come riso, patate e pane. Portare con sé un breve ciclo di trattamento con un farmaco antibatterico da assumere in caso di bisogno non è raccomandato come routine, ma è una precauzione ragionevole per quanti si recano in aree lontane ad alto rischio dove i servizi medici non sono facilmente raggiungibili. Abitualmente viene consigliato un chinolonico (ciprofloxacina 750 mg in monodose o 500 mg x 2 al dì per 3 giorni oppure norfloxacina 800 mg in monodose o 400 mg x 2 al dì per 3 giorni). In alcuni paesi (es. Thailandia, Spagna) dove si è ormai diffusa la resistenza di Campylobacter ai chinolonici, l'azitromicina può costituire una valida alternativa.
La rifaximina, un antibiotico orale non assorbibile, è risultata efficace all'incirca quanto la ciprofloxacina per il trattamento della diarrea del viaggiatore. Non è invece efficace in caso di infezioni accompagnate da febbre o da feci ematiche (dissenteria) o di infezioni sostenute da Campylobacter jejuni. La rifaximina presenta meno effetti indesiderati ed interazioni farmacologiche rispetto agli antibiotici sistemici, ma non dovrebbe essere assunta in gravidanza.
L'utilizzo di Dukoral nella prevenzione della diarrea del viaggiatore si fonda sul presupposto che circa un terzo dei ceppi di Escherichia coli enterotossigenica produce una tossina termolabile simile strutturalmente, funzionalmente e immunologicamente a quella prodotta dal vibrione del colera, con una omologia di aminoacidi di circa l'80%.
Dunque, se l'ETEC rappresenta circa il 30% dei casi di diarrea del viaggiatore e se solo il 30% dei ceppi di ETEC produce una tossina simile a quella contenuta nel vaccino, anche supponendo una efficacia protettiva del 70%, quest'ultimo potrà prevenire solo un numero molto limitato di casi di diarrea.
Secondo il rapporto dell'Agenzia Europea del Farmaco (EMEA) i risultati degli studi che hanno verificato l'efficacia del vaccino anticolerico nella prevenzione della diarrea del viaggiatore non sono al momento adeguati, né clinicamente convincenti, ragione per cui il vaccino non ha ricevuto l'autorizzazione per questa indicazione.
Da non trascurare, infine, che il falso senso di sicurezza generato dall'assunzione del vaccino potrebbe indurre ad attenersi con meno rigore alle precauzioni igienico alimentari sopra menzionate.
La convinzione che questo vaccino possa essere utile nella prevenzione della diarrea del viaggiatore si è diffusa anche grazie ai mass-media, che ovviamente non si addentrano nella valutazione degli studi e non riportano i dubbi all'origine della mancata autorizzazione. A tutto ciò forse non è estranea neppure la presentazione del vaccino sulla stampa professionale dove, negli inserti pubblicitari del farmaco, si fa ricorso ad immagini accattivanti di paesi tropicali (abbastanza lontane dalle situazioni ambientali in cui si diffonde il colera!) e si afferma che "il 90% dei casi di colera sono lievi o moderati e indistinguibili della comune diarrea del viaggiatore". L'affermazione è corretta ma, chissà, qualche lettore frettoloso può aver frainteso!
Bibliografia
Informazioni sui Farmaci, Anno 2005, n.6