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Proprietà farmacologiche
La psoriasi viene oggi considerata una malattia immuno-mediata nella quale l'attivazione dei linfociti T e la secrezione di citochine di tipo Th1 rappresentano eventi importanti, condizionando la iperproliferazione dei cheratinociti. Da qui la scelta di sviluppare o utilizzare, quando già disponibili, farmaci "biologici" aventi un'azione selettiva su specifici target nella sequenza degli eventi immunologici critici: dagli inibitori del tumor necrosis factor (TNF) etanercept e infliximab (già impiegati nel trattamento dell'artrite reumatoide), ai nuovi anticorpi monoclonali alefacept (non ancora disponibile in Italia) ed efalizumab, che interferiscono con le funzioni dei linfociti T a vari livelli.
Efficacia clinica
L'efficacia e la sicurezza dell'efalizumab sono state valutate in 5 studi randomizzati, in doppio cieco, verso placebo, in pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave1-4. L'efalizumab è stato impiegato al dosaggio di 1 mg/kg per via sottocutanea una volta alla settimana. La misura di esito primaria era la percentuale di pazienti con miglioramento minimo del 75% dell'indice numerico PASI (Psoriasis Area and Severity Index, che combina l'estensione della malattia con i segni clinici), dopo 12 settimane di terapia. Lo studio più ampio (n=793) ha incluso pazienti (n=526) che non erano controllati da- oppure che presentavano controindicazioni o erano intolleranti ad- almeno due terapie sistemiche (ciclosporina, metotrexato e PUVA)1. Complessivamente, in tutti gli studi, i 1.742 pazienti trattati con efalizumab al dosaggio raccomandato hanno conseguito risposte migliori, statisticamente significative rispetto al placebo, variabili dal 22% al 39% contro 2-5%1-5. Tre studi hanno previsto una estensione del follow up a 24 settimane. Nel primo studio, il beneficio clinico si è mantenuto nel 77% dei pazienti3; nel secondo, la prosecuzione del trattamento ha consentito ad un ulteriore 20% di pazienti, non responsivi a 12 settimane, di raggiungere l'obiettivo del miglioramento 75% dell'indice PASI4; nel terzo, la percentuale di pazienti con indice PASI-75, dal 27% a 12 settimane è salita al 44%5.
Mancano studi di confronto diretto tra efalizumab e altre terapie sistemiche.
Effetti indesiderati
La prima iniezione di efalizumab provoca la comparsa di sintomi simil-influenzali (cefalea, brividi, febbre, nausea, mialgie) in più del 40% dei pazienti. Con la seconda somministrazione tali sintomi si dimezzano sino a ridursi a percentuali analoghe a quelle osservate con placebo dalla terza iniezione settimanale in poi. Nel corso degli studi clinici, il 40-50% dei pazienti ha sviluppato una linfocitosi asintomatica prolungata; vengono riportati 4 casi di anemia emolitica grave, 2 dei quali nella fase post-marketing6; la piastrinopenia sembra rara. Un peggioramento della psoriasi si è osservato nel 3,2% dei pazienti. Altri eventi avversi comparsi durante la terapia con efalizumab sono state le reazioni da ipersensibilità (es. orticaria) e l'aumento della fosfatasi alcalina e delle transaminasi. Così come con gli inibitori del TNF, sono state segnalate alcune gravi infezioni acute e riattivazioni di infezioni latenti e non è noto se l'efalizumab possa aumentare l'incidenza di forme maligne.
Costo
Un mese di trattamento con efalizumab ha un costo per il SSN di circa 1.000 euro.
Data di redazione 08/2005