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  • Data di pubblicazione

 

Acido ibandronico

USO OSPEDALIERO

Bondronat            Roche
 

28 cps 50 mg
fl. ev 6 mg/6ml
€ 270,00
€ 258,00
(prezzo ex-factory, IVA esclusa)

 

Indicazioni approvate: Prevenzione degli eventi scheletrici (fratture patologiche, complicanze ossee che richiedono l'uso della radioterapia o della chirurgia) in pazienti affette da tumore alla mammella e metastasi ossee. Trattamento dell'ipercalcemia indotta da tumori con o senza metastasi.

Proprietà farmacologiche
L'acido ibandronico è un nuovo bifosfonato, definito di terza generazione. Come gli altri membri della classe, viene assorbito sui cristalli di idrossiapatite delle ossa e inibisce selettivamente il riassorbimento osseo operato dagli osteoclasti, riducendo il turnover osseo. Oltre che in fiale per uso endovenoso, il farmaco è disponibile anche in compresse; la somministrazione orale richiede le stesse precauzioni di tutti gli altri bifosfonati (assunzione a digiuno, con molta acqua, rimanendo col busto eretto per almeno 60 minuti). L'infusione endovenosa deve essere somministrata in 1-2 ore.

Efficacia clinica
Prevenzione degli eventi scheletrici
Molti tipi di cancro metastatizzano alle ossa. Le metastasi ossee sono un'evenienza frequente soprattutto nel mieloma, nel cancro del seno e nel carcinoma della prostata. I pazienti vanno incontro a numerose complicanze scheletriche (dolore osseo, fratture patologiche, ipercalcemia, riduzione della mobilità e compressione del midollo spinale) trattate con analgesici, chemioterapia e radioterapia. I bifosfonati, per il loro meccanismo d'azione, hanno dimostrato di ridurre le complicanze scheletriche nei pazienti con metastasi ossee1,2 e possono rappresentare una ulteriore strategia di trattamento nel dolore da metastasi ossee laddove l'analgesia e la radioterapia non risultino adeguate3.
L'efficacia e la sicurezza dell'acido ibandronico nel trattamento delle complicanze scheletriche in pazienti con cancro del seno metastatizzato sono state valutate in 3 studi uno dei quali ha utilizzato la somministrazione endovenosa e due la via orale. In tutti è stato utilizzato come misura di efficacia un indice combinato che teneva conto delle fratture vertebrali patologiche e non patologiche, delle complicanze che avevano richiesto radioterapia e di quelle che avevano richiesto un intervento chirurgico. L'efficacia del trattamento è stata espressa come riduzione dell'SMPR (Skeletal Morbidity Period Rate), il numero di periodi di 12 settimane con nuove complicanze ossee aggiustato per il tempo di osservazione. Si tratta di un criterio di valutazione piuttosto astruso su cui esprime dubbi la stessa EMEA definendolo "problematico" e poco "intuitivo". Nello studio che ha utilizzato il farmaco per via endovenosa4, 466 donne, randomizzate a placebo (n=158) o acido ibandronico 2 mg in bolo (n=154) o acido ibandronico 6 mg per infusione in 1-2 ore (n=154), ogni gruppo ha ricevuto il trattamento ogni 3-4 settimane per almeno 60 settimane e fino ad un massimo di 96 settimane. In base ai risultati riportati, l'ibandronato, al dosaggio di 6 mg per infusione, è risultato più efficace del placebo e ha allungato il periodo di comparsa di un primo evento correlato all'apparato scheletrico (50,6 settimane vs. 33,1). La riduzione ottenuta con 2 mg non è risultata statisticamente significativa. I dati dei due studi multicentrici in doppio cieco, controllati con placebo, che hanno valutato l'efficacia dell'acido ibandronico per via orale sono stati pubblicati cumulativamente5; 287 pazienti con tumore al seno sono state randomizzate a ibandronato orale 50 mg/die e 277 a placebo fino a 96 settimane. Nel gruppo trattato con ibandronato orale si è verificato un minor numero di eventi scheletrici che hanno richiesto radioterapia o chirurgia. Le due vie di somministrazione non sono state confrontate direttamente. L'affermazione che siano ugualmente efficaci si basa su un'analisi a posteriori in base al confronto dei rispettivi "hazard ratio" dei due trattamenti.
Mancano confronti con altri bifosfonati e.v. L'affermazione di una sostanziale equivalenza con il pamidronato si basa su un confronto indiretto e, per di più, su studi che hanno valutato gli eventi scheletrici in modo differente6.

Trattamento dell'ipercalcemia
L'ipercalcemia è la complicanza metabolica più frequente e più grave di molte neoplasie ed è responsabile di una elevata morbilità. E' causata dall'aumentato riassorbimento osseo (indotto da sostanze di origine neoplastica che stimolano la formazione e l'attività degli osteoclasti) e da una ridotta eliminazione urinaria di calcio. Quando i livelli plasmatici di calcio superano le 3 mmol/l (12 mg/dl) sono frequenti nausea, vomito, stitichezza, poliuria e polidipsia; a concentrazioni superiori possono sopravvenire confusione, delirio, coma e morte. Oltre all'idratazione del paziente, i bifosfonati per via endovenosa sono il trattamento di riferimento. In due studi l'acido ibandronico per l'infusione (2-4 mg in 500 ml fisiologica infusi in 2 ore) ha dimostrato di normalizzare la calcemia in oltre il 70% dei pazienti in modo dose dipendente7,8.

Effetti indesiderati
Il profilo degli effetti indesiderati dopo somministrazione e.v. sembra simile a quello degli altri bifosfonati e.v. (sintomi simil-influenzali, mialgie, artralgie, cefalea, ipocalcemia, problemi oculari); lo stesso dicasi per la somministrazione orale (ipocalcemia, dolore addominale, dispepsia, nausea, esofagite). Al momento, gli studi non hanno evidenziato segni di deterioramento della funzionalità renale per somministrazione endovenosa a breve termine nel trattamento dell'ipercalcemia in pazienti con cancro del seno9. Le segnalazioni a carico dell'acido zoledronico tuttavia impongono cautela.

Costo
Il costo (circa 250 euro mensili) è sostanzialmente sovrapponibile a quello del pamidronato (Aredia). Di quest'ultimo, tuttavia, esiste anche il generico, molto meno costoso.

L'acido ibandronico è un nuovo bifosfonato che non apporta alcun vantaggio né in termini di efficacia né di praticità di somministrazione rispetto a quelli già disponibili. Nella prevenzione degli eventi scheletrici, è autorizzato solamente nelle pazienti affette da cancro del seno, a differenza di pamidronato e zoledronato che hanno indicazioni più ampie. Negli studi, che hanno utilizzato un end-point di non facile comprensione, il farmaco ha dimostrato di ridurre le complicanze scheletriche in queste pazienti. L'affermazione di una sostanziale sovrapponibilità al pamidronato in termini di efficacia si basa solo su un confronto indiretto; lo stesso dicasi dell'equivalenza fra il trattamento endovenoso e quello orale (da riservarsi perciò alle pazienti che non possono essere trattate per via e.v). Nel trattamento dell'ipercalcemia, l'acido ibandronico si è dimostrato più efficace del placebo; in assenza di confronti diretti, il pamidronato rimane il farmaco di riferimento. Al momento non sembra indurre deterioramento della funzionalità renale, ma i dati di sicurezza sono ancora limitati.
Bibliografia
1. Ross JR et al. Systematic review of role of bisphosphonates on skeletal morbidity in metastatic cancer. Br Med J 2003; 327: 469.
2. Pavalakia N et al. Bisphosphonates for breast cancer (Cochrane review). In the Cochrane library. Issue 4 2002. Oxford: Update Software.
3. Wong R et al. Bisphosphonates for the relief of pain secondary to bone metastases (Cochrane review). In the Cochrane Library, Issue 4 2002. Oxford: Update Software.
4. Body JJ et al. Intravenous ibandronate reduces the incidence of skeletal complications in patients with breast cancer and bone metastases. Ann Oncol 2003; 14: 1399-1405.
5. Body JJ et al. Oral ibandronic acid reduces the risk of skeletal complications in breast cancer patients with metastatic bone disease: results from two randomised, placebo-controlled phase III studies. Br J Cancer 2004; 90: 1133-1137.
6. EMEA. European Public Asssessment Report 2004 ­ Scientific Discussion.
7. Pecherstorfer M et al. Randomized phase II trial comparing different doses of the bisphosphonate ibandronate in the treatment of hypercalcemia of malignancy. J Clin Oncol 1996; 14: 268-76.
8. Ralston SH et al. Dose-response study of ibandronate in the treatment of cancer-associated hypercalcemia. Br J Cancer 1997; 75: 295-300.
9. Lyubimova NV et al.K. Renal safety of intravenous ibandronic acid in breast cancer patients with metastatic bone disease. Cl Drug Invest 2003; 23: 707-16.

Data di redazione 08/2005

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