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– contraccettivo + antiandrogeno
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Scenari clinici
Delle tre condizioni di androgenizzazione sopra menzionate, in genere è l'irsutismo (reale o percepito), che spinge spesso le donne a consultare il medico. Si indica come irsutismo la presenza di peli terminali in sedi di tipica pertinenza androgenica quali il mento, il labbro superiore, il dorso, il torace l'avambraccio e la coscia; il termine non comprende la presenza di lanuggine o peli chiari vellutati o la presenza di peli in sedi non androgeno-dipendenti (la gamba oppure la nuca e la fronte): in queste sedi si parla di ipertricosi. Con minore frequenza il medico è chiamato a trattare un'acne persistente o la caduta di capelli. Le tre condizioni possono variamente coesistere e accompagnarsi ad altri problemi quali, in ordine di frequenza, disturbi mestruali, sovrappeso, galattorrea e, con l'aumentare dell'età, iperglicemia, ipertensione, problemi cardiovascolari1,2.
Irsutismo, acne e alopecia sono riconducibili ad un effetto eccessivo degli androgeni sui recettori periferici e possono essere la spia di una patologia endocrina, raramente anche grave2,3. In ogni primo accertamento dovrebbero essere, quindi, dosati i livelli degli androgeni principali. Nella maggioranza dei casi, però, le indagini non mostrano livelli alterati e portano a supporre una eccessiva sensibilità dei recettori periferici oppure una trasformazione in loco di ormoni a debole azione androgenica in metaboliti più potenti. Poiché questi dati sono rilevabili solo con metodiche di indagine molto avanzate e difficilmente perseguibili, nella maggior parte degli accertamenti di routine si giunge alla diagnosi di "irsutismo idiopatico", cioè di eccesso di peli in donne con normale funzione ovulatoria e livelli normali degli androgeni circolanti2.
La presenza di una elevata sensibilità recettoriale periferica -dipendente da caratteristiche individuali di affinità o iperattività dei sistemi enzimatici risulta comunque importante; lo dimostra il fatto che anche le donne con elevati livelli di androgeni circolanti non sempre presentano sintomi di androgenizzazione3.
Le anomalie riscontrate più frequentemente sono quelle di un lieve eccesso di testosterone (libero o totale), spesso accompagnato da iperinsulinismo relativo e/o dal rilievo ecografico di ovaie microcistiche: in tali pazienti la diagnosi più verosimile è di micropolicistosi ovarica, legata a resistenza insulinica; le pazienti possono presentare periodi di amenorrea1,2. Altre volte viene rilevato un aumento di androstenedione e/o del deidroepiandrosterone solfato (DHEAs), associato a livelli elevati di 17-alfa-idrossiprogesterone: in questi casi, più rari, il problema è dovuto ad una anomalia della steroidogenesi surrenale che si traduce in una elevata produzione di androgeni, responsabili degli effetti clinici1,2.
L'iperproduzione di androgeni è riscontrabile anche nel corso di iperprolattinemia o di tumori androgeno-secernenti, ma si tratta di condizioni rare e caratterizzate, nel primo caso da galattorrea-amenorrea, nel secondo da una evoluzione clinica molto veloce1.
Negli ultimi anni è stata dimostrata l'importanza di anomalie ritenute esclusivamente di pertinenza "metabolica" nella genesi di disturbi da androgenizzazione cutanea2-4. A livello dei diversi recettori cutanei per gli androgeni è stato individuato e descritto un effetto di amplificazione dell'effetto androgenico legato alla attivazione di fattori di crescita locali dipendenti dall'insulina o dall'IGF-1 (insulin like growth factor-1)5. Obesità e sovrappeso divengono, quindi, importanti fattori di innesco e/o aggravamento delle situazioni di iperandrogenismo.
L'interferenza con l'attivazione di questi sistemi periferici mediante approcci farmacologici o comportamentali, rappresenta una possibilità terapeutica in più a disposizione del medico e della paziente1.
In tutti i casi si tratta di condizioni croniche, che porteranno la paziente a doversi confrontare più volte col disturbo, magari con diverse problematiche aggiuntive, come anomalie mestruali o il desiderio di fertilità oppure semplicemente l'esigenza di contraccezione.
In un numero limitato di pazienti, l'aumento della pelosità è legato alla somministrazione di farmaci: se possibile, l'effetto terapeutico dovrebbe essere conseguito con altre molecole1.
La riduzione della produzione di androgeni e l'impiego di antagonisti recettoriali, rappresentano i cardini di ogni terapia anti-androgenica.
Il trattamento degli stati di androgenizzazione nella donna richiede interventi di lunga durata per la lentezza della comparsa dell'effetto terapeutico e, soprattutto, per la natura del problema che non viene risolto definitivamente e tende a ripresentarsi dopo la sospensione della terapia. Stupisce a questo riguardo la mancanza di studi a lungo termine e, soprattutto, la scarsità di dati sulla influenza della terapia sulla storia naturale del disturbo. In pratica non sappiamo se, dopo la sospensione della cura, la recidiva si sviluppa riportando la paziente allo stesso livello in cui si sarebbe trovata senza trattamento, oppure se l'interferenza delle cure coi sistemi enzimatici dei recettori periferici si traduce comunque in un beneficio che riduce la gravità sintomatologica della recidiva post-sospensione rispetto a quanto si sarebbe osservato se la paziente non fosse stata trattata.
Poiché la donna deve essere seguita per lungo tempo, è ipotizzabile che una stessa paziente, in diverse epoche della vita, possa avere differenti esigenze sul controllo di acne, irsutismo o alopecia. Non meraviglia quindi che una donna possa essere trattata per lo stesso problema con approcci diversi, ugualmente corretti.
Va comunque sottolineata l'importanza, in ogni fase della vita, di garantire una protezione contraccettiva1,2,6 alle donne in età fertile e di dare adeguato risalto agli effetti benèfici che la riduzione del peso corporeo esercita sulle manifestazioni di androgenizzazione in ogni condizione clinica a causa dell'effetto di amplificazione del messaggio androgeno da parte dell'insulina e del sistema IGF sui recettori periferici.
Trattamento topico o sistemico?
Acne, irsutismo ed alopecia non presentano il medesimo profilo di risposta alle terapie sistemiche o locali. Per l'acne sono possibili ottimi risultati con terapie non ormonali sia topiche che sistemiche, ed il ricorso ad antiandrogeni, solitamente efficaci a basse dosi7, è da limitarsi alle forme con iperandrogenismo o a quelle refrattarie agli altri trattamenti8.
Nell'alopecia androgenetica, i trattamenti con antiandrogeni sistemici forniscono risultati meno soddisfacenti rispetto a quelli ottenibili nel trattamento dell'irsutismo e dell'acne9.
L'applicazione di 2 ml/die di minoxidil al 2% si è rivelata efficace nelle pazienti con profili ormonali androgenici normali10, ma è inefficace nelle donne con iperandrogenismo sistemico, nelle quali il ciproterone acetato e la flutamide hanno fornito i risultati migliori.
L'applicazione topica di ketoconazolo, pur molto diffusa nella pratica, è supportata da studi di qualità discutibile11.
Se la terapia medica assume un significato essenzialmente estetico, è importante impiegare farmaci ad elevato indice terapeutico, iniziando, se possibile, da quelli meglio tollerati ed avendo la massima cura di informare la donna delle finalità del trattamento.
Il processo diagnostico-terapeutico per le manifestazioni di androgenizzazione nella donna di solito è avviato su richiesta della donna stessa che avverte un disagio estetico indotto dall'irsutismo. La valutazione dell'entità del problema e degli esiti della terapia deve basarsi il più possibile su elementi obiettivi, ma non può non tenere conto anche della soggettività della paziente.
Gli studi riguardanti la terapia degli stati di androgenizzazione sono numerosi, ma la loro attendibilità è spesso compromessa da limiti metodologici quali campioni esigui di pazienti, adozione di parametri di riferimento di scarsa riproducibilità e disegni di studio inadeguati per gli obiettivi preposti. Sorprende come, a fronte di un numero elevato di pazienti potenzialmente elegibili al trattamento, vi siano pochissimi studi metodologicamente validi, non sufficienti per potere allestire per ogni farmaco una meta-analisi o una revisione sistematica con dati utili per l'applicazione clinica.
Contraccettivi ormonali estroprogestinici
I contraccettivi orali estroprogestinici migliorano i segni clinici di iperandrogenismo riducendo gli androgeni circolanti1,2,4. Tale effetto viene ottenuto sia tramite la diminuita produzione di androgeni ovarici sia mediante l'incremento della globulina epatica SHBG che lega gli ormoni steroidei e che riduce la quota libera attiva degli androgeni. Entrambe queste azioni sono riscontrabili alle dosi contraccettive comunemente impiegate, anche con dosi ridotte di etinilestradiolo4. Le preparazioni più efficaci (oltre al ciproterone acetato, che verrà trattato successivamente) sembrano essere quelle che contengono progestinici di terza generazione (desogestrel, gestodene) oppure la formulazione basata sul drospirenone, ma tutti i preparati a basse dosi di estrogeno forniscono risultati soddisfacenti16–18. E' consigliabile, comunque, scegliere preparazioni contenenti progestinici non androgenizzanti, escludendo quindi i classici derivati del 19-nortestosterone (levonorgestrel, noretindrone) che possono trasformarsi in metaboliti con effetti androgenizzanti.
Corticosteroidi
La somministrazione di corticosteroidi è utile per controllare l'iperandrogenismo derivante da iperfunzione surrenalica19. Per tale indicazione sono sufficienti basse dosi serali di betametasone o desametasone (0,25-0,50 mg) che portano alla normalizzazione dei livelli di androstenedione e DHEAs, senza sopprimere completamente la produzione di cortisolo e senza causare i tipici effetti indesiderati della terapia steroidea.
Nonostante l'azione sugli androgeni circolanti, con frequente risoluzione delle eventuali turbe mestruali, i risultati clinici della terapia corticosteroidea sui segni di iperandrogenismo risultano spesso poco appariscenti, probabilmente per un effetto di agonismo parziale espletato a livello dei recettori periferici per gli androgeni.
Nei paesi anglosassoni (dove l'impiego di antiandrogeni agli inizi è stato scoraggiato), nel recente passato i glucocorticoidi sono stati spesso utilizzati anche nelle pazienti affette da iperandrogenismo ovarico20, per l'effetto di riduzione dei livelli complessivi di androgeni. Più recentemente, per tale indicazione, i corticosteroidi sono stati ampiamente sostituiti dagli antagonisti recettoriali specifici che presentano un indice terapeutico più favorevole.
Ciproterone acetato
Il ciproterone acetato è uno steroide antagonista periferico per il recettore degli androgeni, dotato di effetti progestinici e antigonadotropi21. A questa azione si aggiunge un effetto agonista parziale sui recettori per i glucocorticoidi, di potenziale interesse clinico22,23. Grazie al potente effetto antiandrogeno ed un discreto indice terapeutico, il ciproterone è stato sperimentato dal 1968 negli stati di androgenizzazione della donna24 (anche senza aumento dei livelli di androgeni circolanti) e nella pubertà precoce vera in entrambi i sessi25,26. I risultati terapeutici sono evidenti sui segni cutanei di androgenizzazione (acne, irsutismo, alopecia) e meno significativi sulla statura definitiva nei casi di precocità sessuale27.
In Italia, il farmaco è in commercio dal 1975 (Androcur) con l'indicazione "terapia del carcinoma prostatico androgeno-dipendente", a cui si sono successivamente aggiunte "le deviazioni sessuali nel maschio". Non sono invece previste le indicazioni terapeutiche "acne, irsutismo, androgenizzazione nella femmina", pur supportate da studi ben condotti28,29, dai risultati di una recente revisione Cochrane e da un'ampia esperienza internazionale30,31. Le compresse da 50 mg sono state affiancate dalla formulazione iniettabile Depot da 300 mg (1983) e dalle compresse da 100 mg (1994). Per la prescrizione nella donna, in Italia sono disponibili una associazione precostituita con formulazione contraccettiva (Diane: 35 mcg di etinilestradiolo + 2 mg di ciproterone) ed una associazione per la terapia ormonale sostitutiva in menopausa (Climen, Pausene: 2 mg di estradiolo valerato + 1 mg di ciproterone).
A motivo dell'importante azione progestinica e della potenziale de-mascolinizzazione di un feto maschio, tutti gli studi effettuati nella donna hanno considerato schemi terapeutici che garantissero un effetto anticoncezionale. Per l'effetto progestinico, il ciproterone deve essere somministrato in associazione a dosi adeguate di estrogeni e questa caratteristica non ha consentito finora l'allestimento di formulazioni a basso dosaggio estrogenico24. Vista la scarsa efficacia delle formulazioni a basso dosaggio di ciproterone sull'alopecia e sull'irsutismo grave, si tende ad utilizzare la formulazione a dose maggiore32. Numerosi schemi terapeuticiprevedono l'associazione del ciproterone acetato da 50 mg con l'etinilestradiolo (30-50 mcg) solitamente con lo schema sequenziale inverso, cioè con la dose del progestinico-antiandrogeno nei primi 10 giorni della terapia anziché negli ultimi come accade invece nelle classiche pillole bifasiche sequenziali. Questa scelta è motivata dalla lunga emivita del farmaco che, somministrato negli ultimi giorni del ciclo, a dosi di 12,5 mg ed oltre, non consentirebbe una adeguata ritmicità mestruale.
Nell'ambito degli schemi terapeutici dell'iperandrogenismo, gli effetti indesiderati sono modesti e includono tensione mammaria, sensazione di gonfiore, depressione, disinteresse sessuale. Le segnalazioni di danno epatico33 e neoplasia34,35 da ciproterone sono sporadiche; i casi di epatocarcinoma descritti impiegavano dosi molto superiori a quel le raccomandate, oltre 200 mg/die.
Spironolattone
Lo spironolattone, oltre ad esercitare un'azione antagonista sui recettori per l'aldosterone, è dotato anche di una azione di tipo progestinico e di un potente effetto antiandrogeno espletato tramite quattro diversi meccanismi d'azione36: un antagonismo competitivo diretto sui recettori cutanei per il diidrotestosterone; un effetto inibitorio sulla trasformazione del testosterone a diidrotestosterone; la riduzione della frazione di testosterone libero mediante aumento delle proteine leganti SHBG ed infine l'aumento della clearance epatica del testosterone. Esistono diversi studi sugli effetti clinici dello spironolattone nella terapia di irsutismo, acne ed alopecia37–41; questi sono tuttavia effettuati su campioni di pazienti poco numerosi e di qualità metodologica non sempre buona. Una recente revisione Cochrane ha concluso riconoscendo una efficacia per trattamenti di sei mesi con 100 mg, con un risultato superiore a quello di finasteride 5 mg o ciproterone acetato 12,5 mg (per 10 giorni su 28) 42.
Il trattamento continuativo in monoterapia espone spesso ad una polimenorrea fastidiosa che riduce drammaticamente la compliance; di solito si preferisce perciò adottare uno schema intermittente somministrando lo spironolattone dal 7° o dal 10° giorno del ciclo oppure ad associare un trattamento contraccettivo, che nella pratica è indispensabile se la paziente è esposta al rischio di gravidanza.
Oltre alla già citata polimenorrea in monoterapia, gli effetti indesiderati dello spironolattone comprendono nausea, tensione mammaria (con possibile galattorrea) e depressione.
Cimetidina
La cimetidina, primo antagonista periferico dei recettori H2, è gravata da un effetto indesiderato antiandrogeno che è stato testato clinicamente in pochi studi43,44 su casistiche esigue, e che per i risultati contrastanti45 non è stato successivamente rivalutato su ampia scala. I benefici risultano clinicamente modesti, sono più evidenti sull'acne, per cui lo spazio ragionevolmente accettabile oggi per la cimetidina è come seconda scelta nel trattamento simultaneo di iperandrogenismo e patologia ipersecretiva.
Ketoconazolo
Antimicotico azolico ad elevato assorbimento sistemico, il ketoconazolo ha mostrato di possedere un duplice meccanismo di azione potenzialmente utile nella terapia dell'iperandrogenismo: un antagonismo recettoriale periferico ed un'azione di blocco della steroidosintesi (con riduzione della sintesi di cortisolo e androgeni)46. Gli effetti antiandrogeni risultano evidenti dopo 4-6 mesi di somministrazione orale di 200 mg al giorno47. La potenziale tossicità epatica ne limita l'impiego clinico come antiandrogeno alle sole pazienti nelle quali si rendano necessarie contemporaneamente una terapia antimicotica e una antiandrogena, ma con un monitoraggio attento della funzione epatica e surrenalica.
Flutamide
La flutamide è un farmaco non steroideo dotato di azione antiandrogena selettiva. Il farmaco, la cui indicazione è il trattamento del carcinoma della prostata (alla dose di 250 mg 3 volte al giorno), viene spesso prescritto per il trattamento dell'irsutismo e dell'alopecia nella donna. A supporto di questo impiego esistono numerosi studi che, tuttavia, presentano i limiti già citati48,49.
Negli studi comparativi, la flutamide ha dimostrato una efficacia superiore rispetto alla finasteride50, soprattutto alle dosi di 250 e 500 mg51. Per il rischio (comune agli altri antiandrogeni recettoriali) di femminilizzazione di feto maschio, deve essere adottata una efficace contraccezione qualora la paziente abbia una vita sessualmente attiva; i contraccettivi orali svolgono un'azione sinergica con la flutamide nel controllo dei sintomi di iperandrogenismo. Gli effetti indesiderati della flutamide sono principalmente gastrointestinali, in particolare nausea e diarrea. Del farmaco è conosciuto da tempo anche il potenziale effetto epatotossico, che si manifesta inizialmente con un aumento degli indici di citolisi epatica, di solito reversibili con una diminuzione della dose o l'interruzione della terapia, ma occasionalmente sono stati registrati casi di epatite tossica e ittero colestatico, alcuni dei quali fulminanti e con esito fatale52. Per ridurre la comparsa di gravi effetti indesiderati, la flutamide va somministrata a basse dosi (125 mg/die), anche se negli ultimi anni sono pervenute al Ministero della Salute diverse segnalazioni di reazioni avverse che hanno interessato prevalentemente il fegato con casi di epatite acuta anche mortale53, insorte in donne cui era stata prescritta flutamide alla dose di 125 mg al giorno.
LH-RH analoghi superagonisti
Il blocco della produzione degli androgeni ovarici mediante analoghi LH-RH (triptorelina o leuprorelina alle dosi terapeutiche utilizzate per l'endometriosi o per le altre indicazioni al blocco della attività ovarica), è un provvedimento in grado di ridurre drasticamente i livelli di androgeni circolanti con riduzione clinicamente significativa degli indici di androgenizzazione cutanea dopo pochi mesi di trattamento54,55. Uno studio comparativo non ha, tuttavia, mostrato una chiara superiorità rispetto alla flutamide o al ciproterone acetato56.
Il blocco della attività ovarica si manifesta clinicamente con segni e sintomi di ipoestrinismo, con la classica sindrome vasomotoria, disturbi della libido e – dopo soli sei mesi una riduzione significativa della massa ossea; per questi motivi all'LH-RH analogo viene normalmente associata una terapia con estroprogestinici orali in dosi sostitutive, che risultano in grado di correggere lo stato di malessere ed il profilo di rischio osteoporotico.
Per il rapporto rischio/beneficio ed il costo particolarmente elevato l'impiego degli analoghi dell'LH-RH è da riservare a situazioni cliniche particolari, ad esempio in donne con assoluta necessità della terapia ed intolleranza o fallimento di trattamenti con indice terapeutico più favorevole e minor costo.
Finasteride
La finasteride è un inibitore della 5 alfa-reduttasi, enzima che a livello recettoriale media la conversione del testosterone in diidrotestosterone, dotato di una attività molto superiore dei precursori. Il farmaco, introdotto nell'uso clinico con l'indicazione per l'ipertrofia prostatica, è stato studiato in situazioni di androgenizzazione cutanea57–60.
I risultati degli studi non sono univoci61, verosimilmente a causa della non uniforme disposizione dei recettori periferici diidrotestosterone-dipendenti oppure per il polimorfismo dei sistemi 5 alfa-reduttasici sensibili alla finasteride. Gli schemi terapeutici prevedono la somministrazione di 5 o 2,5 mg di finasteride per almeno 6-12 mesi, ma i risultati sembrano essere inferiori a quelli ottenuti con spirolattone, flutamide o ciproterone62.
La finasteride è generalmente ben tollerata: normalmente gli effetti sfavorevoli sembrano circoscritti alla sfera gastrointestinale, ma i risultati delle recenti ricerche sull'induzione di carcinoma prostatico ad elevata aggressività in maschi trattati per iperplasia prostatica63 impongono prudenza nell'impiego a lungo termine di un farmaco con un profilo di sicurezza ancora poco noto nella donna.
Metformina
La metformina viene utilizzata nella terapia del diabete mellito di tipo 2 non insulino-dipendente per la sua capacità di migliorare la sensibilità dei recettori per l'insulina. Il farmaco è stato recentemente proposto nella terapia della sindrome dell'ovaio policistico ove il difetto della risposta recettoriale all'insulina gioca un ruolo patogenetico determinante64–67.
La somministrazione di 1.000-1.500 mg di metformina (la dose comunemente impiegata per la terapia del diabete) alle pazienti affette da policistosi ovarica, oltre a ridurre le concentrazioni di ormoni androgeni sia ovarici che surrenalici68–69, ne migliora notevolmente la performance ovulatoria e le possibilità di gravidanza70–73.
Gli effetti clinici sui segni cutanei di iperandrogenismo risultano significativi e, anche se richiedono almeno 6 mesi per diventare apprezzabili, a 12 mesi sono addirittura superiori a quelli conseguiti con l'impiego della classica associazione estrogeno-ciproterone a bassa dose74. I risultati migliori si ottengono nelle pazienti coi livelli di insulina più elevati75, ma buoni risultati sono stati descritti anche in assenza di obesità o grave resistenza all'insulina76.
Gli effetti indesiderati della metformina sono essenzialmente gastrointestinali (nausea, ipermotilità intestinale) e vengono minimizzati iniziando il trattamento con basse dosi, con aumenti graduali nell'arco di 3-4 settimane, sino a raggiungere la dose di 1.500 mg. Non sono state segnalate fino ad ora reazioni gravi di acidosi lattica come per l'altra biguanide, la fenformina, per questo ritirata dal commercio. L'impiego in gravidanza, anche se i dati sono limitati, non è stato finora associato a problemi di teratogenicità77.
Fatte salve le dovute riserve ed attenzioni per il nuovo utilizzo di un farmaco sul quale non esiste ancora una indicazione ufficiale o una esperienza di lunga durata78, la metformina rappresenta per questi motivi un importante presidio nella terapia delle condizioni di androgenizzazione associate ad iperinsulinismo, specialmente se si vogliono ottenere risultati sulla regolarità mestruale e sulla fertilità.
Troglitazone, rosiglitazone, pioglitazone
I tiazolidindioni trovano applicazione nel trattamento del diabete mellito per ripristinare la normale risposta all'insulina nei recettori muscolari ed epatici. Ancora prima delle sperimentazioni con la metformina erano già stati studiati in condizioni di iperandrogenismo e resistenza all'insulina (come nella policistosi ovarica) con risultati apprezzabili sia sul piano metabolico79 che clinico, ma la descrizione di gravi effetti avversi soprattutto a livello epatico e il loro costo elevato ne ha fortemente limitato l'impiego clinico in questo ambito.
| Farmacia per la terapia sistemistica dell'androgenizzazione nella donna | ||||
|---|---|---|---|---|
| Farmaco | Specialità | Schema terapeutico | Avvertenze particolari | Costo €/28 gg. |
| Etinilestradiolo 35mcg + ciproterone acetato 2mg | Diane | 3 settimane di cura, 1 di riposo |
Associabile ad altri antiandrogeni | 7,45 |
| Estradiolo valerato 2mg + ciproterone 1mg (ultime 10 co) | Pausene, Climen | 3 settimane di cura, 1 di riposo |
Riservato all'impiego in menopausa |
|
| Ciproterone acetato | Andocur cpr 50 mg | 12,5-50mg dal 5° al 15° giorno del ciclo | Da associare a contraccettivi o ad etinilestradiolo 30 o 50mcg dal 5° al 25° giorno del ciclo | 10,64 |
| Etinilestradiolo | Etinilestradiolo Amsacpr 10mcg, cpr 50mcg | 30-50mcg dal 5° al 25° giorno del ciclo
|
Da somministrare in associazione col ciproterone acetato | 16,75 |
| Spironolattone | Aldactone cpr 25, 100 mg Spirolang cpr 50, 100 mg |
50-100 mg continuativo | In monoterapia frequente polimenorrea, utile associazione con contraccettivi | 6,28-12,57 |
| Flutamide | Drogenil, Eulexin,Fluprost, generici, cpr 250mg | 125-500 mg | Monitorare funzione epatica, utile associazione con contraccettivi | 12,13-48,53 |
| Finasteride | Prostide, Proscar, Finastid, Genaprost, cpr 5 mg | 2,5-5 mg continuativo | In modoterapia frequente mastodinia, utile associazione con contraccettivi | 17,84-35,67 |
| Metformina | Glucophage cpr 500, 850, 1000mg Metforal cpr 500, 850mg Metfonorm cpr 500, 850mg Metbay cpr 500mg |
1500-2550 mg continuativo | Inizio con basse dosi, utile associazione con antiandrogeni | 5,63-10,82 |
| Ketoconazolo | Nizoral cpr 200 mg | 400 mg continuativo | Monitorare funzione epatica e surrenalica, utile associazione con contraccettivi | 58,21 |
| Triptorelina | Decapeptyl fiala 3,75mg Gonapeptyl fiala depot |
1 fiala 3,75 mg ogni 28 giorni | Da associare a terapia sostitutiva | 189,58 183,50 |
| Leuprorelina | Enantone fiala 3,75 mg | 1 fiala 3,75 mg ogni 28 giorni | Da associare a terapia sostitutiva | 197,06 |
| Cimetidina | Brumetidina cpr 400mg Biomag cpr 800mg Dina cpr 400mg generico 400mg |
800 mg continuativo | Scarsa esperienza clinica | 51,49 |
Corticosteroide + antiandrogeno
La terapia con corticosteroidi, di solito impiegata nelle iperplasie surrenali "non classiche" dette anche ad esordio tardivo, raramente ottiene effetti clinicamente rilevanti sui segni cutanei di iperandrogenismo, nonostante la normalizzazione dei livelli di androgeni circolanti81. In queste circostanze risulta utile la somministrazione di antiandrogeni, tenendo ben presente che la correzione dell'iperandrogenismo riporta la paziente ad un normale rischio di gravidanza.
LH-RH analogo + antiandrogeno (+ estroprogestinico)
Se la somministrazione di analoghi LH-RH a dosi ovariostatiche è in grado di fornire buoni risultati abbattendo i livelli di testosterone ed androstenedione, l'aggiunta di un antiandrogeno periferico è in grado di migliorarne decisamente l'effetto terapeutico, anche se col rischio di aumentare gli effetti indesiderati di depressione e la sindrome vasomotoria.
Si tratta di provvedimenti terapeutici ad elevato impatto e con basso indice terapeutico che richiedono necessariamente una terapia estrogenica di sostegno per il grave rischio osteoporotico82.
Antiandrogeni + metformina
Numerose ricerche in pazienti affette da ovaie policistiche hanno mostrato la sinergia patogenetica di iperinsulinismo ed iperandrogenismo suggerendo un ruolo per gli androgeni nel peggioramento della resistenza all'insulina ed un ruolo per l'iperinsulinismo nell'aumentare la produzione e la sensibilità agli androgeni83. Conseguentemente sono stati effettuati studi che hanno analizzato gli effetti della associazione tra metformina ed antiandrogeni. L'associazione metformina + flutamide si è dimostrata più efficace dei singoli farmaci in adolescenti non obese nella induzione di cicli ovulatori e nella normalizzazione del quadro ormonale84 .
La somministrazione di 125 mg di flutamide e 1.275 mg di metformina in 30 adolescenti non obese affette da policistosi ovarica ha prodotto effetti clinicamente già evidenti dopo 3 mesi con riduzione successiva del grasso addominale85.
La somministrazione di un contraccettivo orale (etinilestradiolo 20 mcg + gestodene 70 mcg) associato alle basse dosi di flutamide e metformina in giovani donne affette da policistosi ovarica, non modificava sfavorevolmente il profilo clinico e ormonale, costituendo una ipotetica scelta terapeutica, qualora i risultati preliminari venissero confermati86.
La prescrizione e le normative
Se la valutazione e l'accertamento degli stati di androgenizzazione iniziano spesso dall'ambulatorio del medico di famiglia, il percorso prescrittivo parte normalmente dalla visita specialistica (endocrinologo, ginecologo, dermatologo) per poi tornare al medico di medicina generale, magari per la trascrizione della ricetta sul modulario SSN.
Nel D.L. n.23 del 17/02/1998, successivamente convertito in legge L.94 dell'8/04/98, viene esplicitamente dichiarato che nella prescrizione di un farmaco il medico deve attenersi alle indicazioni terapeutiche previste dalla autorizzazione all'immissione in commercio del Ministero della Salute (art.3 comma 1).
In Italia, gli unici prodotti "normalmente" prescrivibili per condizioni di androgenizzazione nella donna sono i contraccettivi orali estroprogestinici e le formulazioni estrogeno-antiandrogeno contenti ciproterone acetato a basse dosi: per questi ultimi preparati, la formulazione è specificamente indirizzata alla donna e per il Diane è addirittura prevista la rimborsabilità da parte del SSN.
I glucocorticoidi secondo la scheda tecnica sono regolarmente prescrivibili ( in categoria A quindi rimborsabili dal SSN) per l'iperplasia surrenale, e quindi per le forme di iperandrogenismo ad essa riconducibili, mentre sono chiaramente escluse le forme di androgenizzazione come la micropolicistosi ovarica, per le quali i glucocorticoidi erano frequentemente prescritti in passato.
Nel caso di tutte le altre terapie considerate, la prescrizione negli stati di androgenizzazione della donna risulta esclusa dalle indicazioni terapeutiche. In più esistono importanti limitazioni prescrittive e gli stessi foglietti illustrativi del ciproterone, della flutamide e della finasteride contengono reiterata l'affermazione "l'uso del farmaco non è indicato nelle donne". Il medico di famiglia e lo specialista si trovano pertanto nella impossibilità normativa di prescrivere questi prodotti alla donna (non soltanto di indicarli come concedibili in fascia A).
La prescrizione di ketoconazolo, cimetidina, metformina, LH-RH analoghi, tiazolidindioni e spironolattone è possibile nella donna, ma la scheda tecnica non prevede le condizioni di androgenizzazione.
La somministrazione del ciproterone a basse dosi, in genere efficace nell'acne, non risulta normalmente utile nelle condizioni di alopecia androgenetica e utile solo nei casi meno impegnativi di irsutismo91 per cui, in tali condizioni, relativamente frequenti e fonte di non trascurabile disagio per la donna, il medico (non solo in Italia) si trova senza proposte terapeutiche percorribili.
Con l'eccezione dei pochi farmaci succitati, la maggior parte delle prescrizioni di antiandrogeni risulta fuorilegge e pertanto perseguibile. Il problema pratico da affrontare risiede nell'individuare una strategia percorribile di prescrizione di terapie antiandrogeniche.
L'articolo 3 al comma 2 del decreto legge precedentemente citato sostiene che in singoli casi il medico può, sotto la propria responsabilità, impiegare un farmaco al di fuori delle indicazioni autorizzate qualora ritenga in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con i medicinali per i quali sia già stata approvata quella indicazione terapeutica e purchè tale impiego sia noto e documentato da lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale. L'impiego di farmaci al di fuori delle indicazioni risulta subordinato all'informazione del paziente e all'ottenimento del relativo consenso e comunque avviene sotto la responsabilità del medico prescrittore. Cercando di contestualizzare le strategie prescrittive alla problematica specifica della prescrizione di antiandrogeni nella donna, i riferimenti alla "diretta responsabilità" del medico devono prendere in adeguata considerazione principalmente i rischi connessi alla gravidanza, ma anche alla potenziale tossicità epatica connessa all'impiego di flutamide e ketoconazolo ed all'osteoporosi derivante dalla somministrazione degli analoghi LH-RH. In quest'ottica, il consenso informato del quale esistono proposte del tutto praticabili92, dovrebbe contemplare anche le informazioni relative ai possibili rischi ed ai provvedimenti che il medico intende assumere per prevenirli o limitarne la gravità.
Il medico, quindi, deve tenere in considerazione (oltre al "costo" della cura totalmente a carico della paziente) anche il "rapporto beneficio/rischio complessivo" dove il rischio viene a comprendere anche quello per il medico, legato a potenziali sequele giuridiche della prescrizione.
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