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  • Data di pubblicazione

 

Adefovir dipivoxil

Hepsera           Gilead
 

Flacone da 30 compresse 10 mg
€ 990,00

 

Classe C del PTN. Utilizzo riservato a case di cura e cliniche, non dispensabile al pubblico.

Indicazioni registrate: Trattamento dell'epatite cronica B negli adulti con:
– epatopatia compensata con evidenza di replicazione virale attiva, livelli persistentemente elevati di alanina aminotransferasi (ALT) ed evidenza istologica di infiammazione attiva e fibrosi epatica
– epatopatia scompensata.

Proprietà farmacologiche
L'adefovir dipivoxil è un profarmaco dell'adefovir, un analogo della adenosina monofosfato. Somministrato per via orale, nel tratto gastrointestinale viene rapidamente assorbito e trasformato nel metabolita attivo adefovir difosfato che compete con i nucleotidi endogeni durante la sintesi di DNA virale; una volta incorporato nel DNA, blocca la sintesi del DNA e la replicazione virale1. L'adefovir è approvato con procedura centralizzata europea per il trattamento dell'epatite B; il farmaco è attivo anche contro l'HIV, ma nel 1999 la FDA ha respinto la richiesta di registrazione di una preparazione ad alto dosaggio per il trattamento della infezione da HIV per i rischi di tossicità renale2.
Dopo assunzione per via orale, le concentrazioni plasmatiche massime vengono raggiunte dopo circa 6-7 ore. L'emivita plasmatica è di circa 7-8 ore, mentre quella intracellulare è più che doppia1. Allo steady state, il 45% di una dose viene eliminato con le urine tramite un processo combinato di filtrazione glomerulare e di secrezione tubulare renale sotto forma di adefovir immodificato1.

Efficacia clinica
Attualmente, l'interferone alfa (2a e 2b) rappresenta il farmaco di prima scelta nel trattamento dell'infezione da HBV. Somministrato per via sottocutanea al dosaggio di 5 MU ogni giorno o 10 MU tre volte alla settimana è in grado di ridurre la replicazione virale in un terzo circa dei pazienti3. La lamivudina, 100 mg al giorno per via orale, inibisce la replicazione virale nel 16-18% dei pazienti, risulta meglio tollerata e meno costosa dell'interferone, ma provoca lo sviluppo di resistenza nel 15-30% dei pazienti dopo un anno e nel 50% dopo 3 anni4; costituisce il farmaco di seconda scelta.

Epatite cronica B HBeAg positiva
L'efficacia dell'adefovir nel trattamento dell'epatite cronica HBeAg positiva è stata dimostrata in uno studio controllato, randomizzato, condotto su 515 pazienti con epatopatia compensata e con livelli di DNA virale>106 copie/ml, trattati con adevofir (10 mg o 30 mg) oppure con placebo5. Dopo 48 settimane, nel gruppo trattato con 10 mg di adefovir rispetto a quello assegnato al placebo si è osservato un numero significativamente maggiore di pazienti con miglioramento bioptico relativo all'infiammazione (53% contro 25%) e alla fibrosi (34% contro 19%) (misura di esito principale), con una riduzione dei livelli di HBV DNA nel siero (mediana di 3,52 contro 0,55 log copie/ml), livelli non rilevabili di HBV DNA nel siero (meno di 400 copie/ml 21% contro 0%), normalizzazione dei livelli di alanina aminotransferasi (48% contro 16%) e sieroconversione dell'HBeAg (12% contro 6%)5. La dose di 30 mg di adefovir è risultata più efficace, ma si è associata ad una frequenza maggiore di effetti indesiderati e ad un aumento di 0,5mg/dl della creatininemia (8% dei pazienti).

Epatite cronica B HBeAg negativa
In uno studio controllato, 185 pazienti con epatite cronica B, negativi all'antigene e dell'epatite B, sono stati randomizzati, in rapporto 2:1 e in doppio cieco, a ricevere 10 mg di adefovir o placebo una volta al giorno per 48 settimane6. Al termine del periodo di trattamento, l'adefovir si è dimostrato significativamente più efficace del placebo nella percentuale di pazienti con miglioramento delle alterazioni istologiche del fegato (end point principale, 64% contro 33%), con riduzione della carica virale sotto le 400 copie di DNA/ml (51% contro 0%) e con normalizzazione dei livelli di alanina aminotransferasi (72% contro 29%). La diminuzione media dei livelli logaritmici di HBV DNA è risultata maggiore con adefovir rispetto al placebo (-3,91 vs. -1,35 log copie/ml).
Nei pazienti arruolati nei due studi e trattati con adefovir non sono state identificate mutazioni nella HBV polimerasi associate alla resistenza al farmaco7.

Epatite cronica B resistente alla lamivudina
L'efficacia dell'adefovir è stata valutata in un primo studio non controllato, in aperto, condotto su 196 pazienti trapiantati di fegato e su 128 in attesa di trapianto8. Dopo la sospensione della lamivudina, il trattamento con adefovir 10 mg/die per 48 settimane ha comportato una riduzione della carica virale di 4,3 log copie/ml nei pazienti trapiantati e del 4,1 log/ml nei pazienti in attesa di trapianto e una normalizzazione dei livelli di alanina aminotransferasi nel 49% dei primi e nel 76% dei secondi. In un altro studio controllato, in doppio cieco, 59 pazienti sono stati randomizzati a lamivudina (100 mg/die), ad adefovir (10 mg/die) o all'associazione lamivudina+adefovir9. Dopo 48 settimane di trattamento, la riduzione mediana della carica virale è risultata pari a 0 con la lamivudina da sola, di 3,59 log10 copie di DNA/ml con l'associazione lamivudina+adefovir e di 4,04 log10 con adefovir. Una normalizzazione dei livelli di transaminasi si è osservata nel 53% dei pazienti trattati con lamivudina + adefovir e nel 47% di quelli trattati con adefovir contro il 5% del gruppo lamivudina.
Nell'ultimo studio, anch'esso controllato, randomizzato, 95 pazienti con HBV resistente alla lamivudina sono stati trattati con adefovir (10 mg/die) o placebo per 52 settimane10. L'adefovir ha ridotto la carica virale di 4,6 log contro nessuna variazione osservata con la lamivudina e ha comportato una normalizzazione delle transaminasi nel 31% dei pazienti contro il 6% con lamivudina.

Coinfezione HBV/HIV
L'aggiunta di adefovir (10 mg/die) alla terapia antivirale in corso (comprendente lamivudina 150 mg due volte al giorno) in 35 pazienti con infezione da HIV ed epatite cronica B resistente alla lamivudina, dopo 48 settimane ha prodotto una diminuzione significativa (- 4 log) dei livelli ematici di HBV DNA11.

Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati più frequentemente segnalati sono stati astenia, cefalea e dolori addominali, la cui incidenza, tuttavia, non è risultata superiore a quella del placebo.
La tossicità renale è dose-dipendente. Negli studi che hanno utilizzato 10 mg di adefovir, i livelli sierici di creatinina sono aumentati di 0,3 mg/dl nel 4% dei pazienti con funzione renale adeguata; un incremento della creatininemia uguale o superiore a 0,5 mg/dl è stato osservato nel 15-22% dei pazienti trapiantati di fegato, molti dei quali con preesistente disfunzione renale e in trattamento con farmaci immunosoppressori nefrotossici.
Il 25% dei pazienti che hanno sospeso l'assunzione di adefovir ha sviluppato una grave esacerbazione dell'epatite, con un aumento delle transaminasi di 10 volte i limiti superiori della norma, in alcuni casi con esito fatale.
Episodi di acidosi lattica, talvolta mortali, di solito associati a grave epatomegalia e steatosi epatica sono stati riferiti con l'uso di analoghi nucleosidici. A tutt'oggi non sono stati riportati casi di acidosi lattica associati all'adefovir, ma essendo il farmaco strutturalmente correlato agli analoghi nucleosidici, tale rischio non può essere escluso e richiede un attento monitoraggio dei pazienti12.

Gravidanza e allattamento
Mancano dati sull'uso di adefovir nelle donne in gravidanza. Gli studi effettuati su animali a cui è stato somministrato il farmaco ad alte dosi per via endovenosa hanno evidenziato una tossicità embrionale e fetale12.

Avvertenze e precauzioni
L'impiego di adefovir può comportare una compromissione della funzione renale. Nei pazienti con fattori multipli di rischio (preesistente alterazione della funzione renale, trattamento con immnosoppressori come ciclosporina e tacrolimus o altri farmaci notoriamente nefrotossici come aminoglicosidi, amfotericina B) è necessario mantenere un controllo stretto della funzione renale12.

Interazioni
Il potenziale di interazioni mediato dal sistema CYP450 riguardante adefovir e altri farmaci è basso1. La somministrazione concomitante di adefovir e lamivudina, trimetoprim/sulfametossazolo e paracetamolo non ha modificato il profilo farmacocinetico di nessuno dei farmaci1.

Dosaggio e modalità di somministrazione
La dose raccomandata di adefovir è di 10 mg al giorno, indipendentemente dai pasti. In presenza di ridotta funzione renale è necessario allungare l'intervallo tra le somministrazioni: nei pazienti con clearance della creatinina compresa tra 20 e 49 ml/min l'assunzione del farmaco va fatta ogni 48 ore, in quelli con clearance della creatinina di 10-19 ml/min, ogni 72 ore12. Non è nota la durata ottimale del trattamento.

Costi
Il costo al pubblico di un trattamento della durata di un mese con interferone alfa (es. Intron A) varia da 1.176 euro (10 MU per via s.c. 3 volte/settimana) a 1.470 euro (5 MU al giorno per via s.c.); con lamivudina (Zeffix, 100 mg/die per via orale) è di circa 105 euro; con adefovir (10mg/die per via orale) è di 990 euro.

Adefovir è un nuovo analogo nucleotidico attivo nei confronti dell'HBV. Somministrato una volta al giorno per via orale per un anno, si è dimostrato in grado di migliorare le alterazioni istologiche del fegato e i parametri virologici e biochimici nei pazienti con epatite cronica B HBeAg-postiva o negativa. Miglioramenti istologici significativi e analoga efficacia antivirale si sono osservati anche nei pazienti con epatite lamivudino-resistente, in quelli con epatopatia scompensata sottoposti a trapianto di fegato o in lista di attesa. In assenza di studi di confronto con interferone alfa e lamivudina, oggi ritenuti di prima e seconda scelta, l'attuale ruolo del farmaco sembra essere quello del trattamento dei pazienti con epatite cronica B che hanno sviluppato una resistenza alla lamivudina.
Bibliografia
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12. Hepsera. Riassunto delle caratteristiche del prodotto. 2003.

Data di redazione 06/2004

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