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USO OSPEDALIERO
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| fiala. 6 mg in 0,6 ml (10 gm/ml) |
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Conservare in frigorifero tra 2° e 8°C.
Classe H.
Proprietà farmacologiche
Il filgrastim è il fattore umano stimolante le colonie di granulociti (G-CSF), una glicoproteina che regola la produzione e il rilascio di neutrofili dal midollo osseo. Pegfilgrastim è una forma di filgrastim a durata prolungata ottenuta legando una molecola di G-CSF umano ricombinante con una molecola di polietilenglicole (PEG)1.
Dopo la somministrazione di una singola dose sottocutanea in pazienti neutropenici, le concentrazioni plasmatiche massime di pegfilgrastim vengono raggiunte entro 72 ore e l'emivita mediana è di circa 33 ore2. L'eliminazione non è lineare rispetto alla dose; la clearance sierica decresce con l'aumentare della dose1,2. L'incremento delle dimensioni molecolari del farmaco riduce al minimo l'eliminazione per filtrazione glomerulare; l'eliminazione del pegfilgrastim sembra avvenire attraverso una clearance neutrofilo-mediata, che viene saturata alle dosi più elevate1,2.
Efficacia clinica
In due studi randomizzati, in doppio cieco, condotti su pazienti con cancro della mammella sottoposte a chemioterapia mielosoppressiva comprendente doxorubicina (60 mg/m2) e docetaxel (75 mg/m2), una singola somministrazione sottocutanea di pegfilgrastim per ciclo di chemioterapia è risultata terapeuticamente equivalente a iniezioni ripetute di 5 mcg/kg/die di filgrastim3,4. Nel primo studio (310 pazienti) che utilizzava una dose di pegfilgrastim adattata al peso (100 mcg/kg) non sono emerse differenze significative in tutte le misure di esito adottate, compresa la durata media della neutropenia di grado 4 (1,7 giorni contro 1,8) e la profondità della neutropenia3. Nel secondo (157 pazienti), una dose di 6 mg di pegfilgrastim ha ridotto la durata della neutropenia di grado 4, la gravità del nadir dei neutrofili, l'incidenza della neutropenia febbrile e il tempo alla risalita dei neutrofili in modo simile a quanto osservato con somministrazioni giornaliere di 5 mcg/kg/die di filgrastim4. La mediana delle somministrazioni di filgrastim è stata di 11 fiale, ma ciò non significa che questo sia il numero di iniezioni abitualmente utilizzato nella pratica clinica e nelle sperimentazioni condotte in circostanze analoghe. In diversi studi clinici che impiegavano dosi equivalenti di doxorubicina e taxolo, il numero medio di somministrazioni di filgrastim è stato, infatti, compreso tra le 5 e le 9 fiale5–7.
Nel trattamento dei linfomi, la documentazione è limitata a due piccoli studi di fase II in pazienti con linfoma di Hodgkin trattati con chemioterapia di salvataggio8 o in pazienti con linfoma non Hodgkin sottoposti a cicli ripetuti di CHOP9. Pegfilgrastim non è stato studiato in pazienti con leucemia, né in pazienti che ricevono chemioterapia ad alte dosi, nei pazienti neutropenici sottoposti a trapianto di midollo osseo o con HIV, nei donatori sani per la mobilizzazione delle cellule progenitrici ematopoietiche.
Effetti indesiderati
Nel corso degli studi, il profilo di sicurezza del pegfilgrastim, valutato in termini di incidenza di effetti indesiderati, formazione di anticorpi e alterazioni dei dati di laboratorio è stato simile a quello del filgrastim1,3,4. Tutti i pazienti hanno riportato almeno un evento avverso, nella maggior parte dei casi attribuibile alla neoplasia o alla chemioterapia mielotossica. L'effetto indesiderato più frequente correlato al farmaco è stato il dolore osseo, generalmente di intensità lieve o moderata, che nello studio di maggiori dimensioni ha interessato un paziente su quattro3.
Sono stati segnalati casi di reazioni di tipo allergico, inclusi anafilassi, rash cutanei, orticaria, angioedema, dispnea e ipotensione, con la prima somministrazione o con iniezioni successive sia di pegfilgrastim che di filgrastim1.
Aumenti reversibili, non accompagnati da sintomi clinici, di acido urico, fosfatasi alcalina, lattato deidrogenasi sono stati osservati nel 7%, 10% e 20% dei pazienti trattati con pegfilgrastim1.
In caso di comparsa di effetti indesiderati gravi che dovessero richiedere la sospensione del trattamento, a causa della forma long-acting sarebbe impossibile bloccare gli effetti del filgrastim.
Avvertenze e precauzioni
L'efficacia e la sicurezza del pegfilgrastim non sono state valutate nei bambini o negli adulti con peso inferiore a 45 kg.
Pegfilgrastim deve essere conservato in frigorifero; può essere mantenuto a temperatura ambiente (non oltre 30°C) una sola volta e per un periodo massimo di 72 ore, dopodiché, se non utilizzato, va gettato.
Dosaggio e modalità di somministrazione
La forma pegilata di filgrastim presenta una minore flessibilità nella scelta della dose minima efficace rispetto al filgrastim stesso ed espone al rischio di un impiego del farmaco ad un dosaggio superiore a quello effettivamente necessario.
La ditta raccomanda una dose di 6 mg per ciascun ciclo di chemioterapia, somministrata come iniezione sottocutanea 24 ore dopo la chemioterapia citotossica. L'indicazione d'impiego è generica e non vengono precisati i criteri (caratteristiche dei pazienti, tipo di chemioterapia, livelli di neutropenia) che dovrebbero indirizzare la scelta del pegfilgrastim.
Costi
Il pegfilgrastim vanta un effetto autolimitante, dal momento che ad un aumento dei neutrofili corrisponderebbe una inattivazione del farmaco1. Questo meccanismo di autoregolazione, anche se rassicurante sul piano clinico, non lo è sul piano economico, perché comporta uno spreco di farmaco: una fiala di pegfilgrastim costa quanto 12 fiale di filgrastim (Granulokine, Neupogen).
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Data di redazione 04/2004