Vuoi ricevere aggiornamenti?
Iscriviti alla Newsletter
Iscrivendoti alla nostra newsletter avrai la possibilità di essere aggiornato sulle novità più importanti del mondo farmacia.
b) Antagonisti dell'aldosterone
Il contributo specifico di un blocco dell'aldosterone (Figura 9) nel migliorare la prognosi di pazienti con scompenso grave non controllato con ACE-I e beta-bloccanti è stato valutato in due studi, il RALES (Randomized Aldactone Evaluation Study) già commentato nel contributo precedente su queste pagine6, e l'EPHESUS, pubblicato alla fine del 2003 (Tabella 4)2.
I dati sono sufficientemente coerenti e solidi per far considerare questo approccio tra quelli raccomandati (anche se l'indicazione per "scompenso" con la quale l'eplerenone è stato approvato con una tempestività sorprendente dalla FDA appare decisamente più ampia di quella documentata nel trial che aveva come target una popolazione particolarmente a rischio).
Dai trial alla valutazione epidemiologica della attribuibilità dei risultati alla popolazione
L'importanza della domanda e degli obiettivi sottesi al titolo di questo paragrafo è riconducibile a due constatazioni, che non sono esclusive, ma sono particolarmente rilevanti per lo scompenso e sono state messe in grande evidenza dagli studi epidemiologici e di outcome condotti negli ultimi anni dall'ANMCO12,13, oltre che a livello internazionale14,15:
a) i pazienti inclusi nei trial sono solo parzialmente rappresentativi delle popolazioni reali dei pazienti con scompenso, che sono più anziani, con una presenza decisamente superiore delle donne, con caratteristiche di comorbidità più complesse;
b) nella realtà assistenziale solo una frazione di pazienti con scompenso è seguita da strutture cardiologiche, che sono state le (quasi esclusive) protagoniste dei trial;
c) i criteri diagnostici, prognostici, di monitoraggio utilizzabili nella realtà quotidiana dell'assistenza includono variabili cliniche (segni e sintomi classici dello scompenso), bioumorali (soprattutto il dosaggio dei peptidi natriuretici), e strumentali (eco) di cui deve essere ottimizzato l'uso complementare, soprattutto per identificare-seguire le sottopopolazioni che contribuiscono con la loro gravità a mantenere ancora molto alto il profilo di morbi-mortalità dello scompenso.
L'assistenza ai pazienti con scompenso ha bisogno in questo senso di incorporare la solidità delle informazioni disponibili sui trattamenti farmacologici in una cultura capace di garantire una continuità coerente di comportamenti tra competenze e strutture specialistiche e tutti coloro (specialmente medici di medicina generale, internisti, geriatri, competenze infermieristiche, assistenza domiciliare) che si trovano a gestire la cronicità (ricordando bene che nel paziente scompensato è frequente una comorbidità importante, dal diabete alla BPCO a condizioni di scarsa autonomia cognitiva e/o di depressione).
I materiali educativi-organizzativi disponibili in Italia per promuovere e monitorare lo sviluppo e l'adozione di una cultura di gestione dello scompenso sono tra quelli qualitativamente più affidabili e possono rappresentare un buon punto di partenza per un lavoro multidisciplinare16.
Per la gravità e la gravosità clinica ed assistenziale che lo caratterizza, lo scompenso si deve oggi considerare come la priorità cardiovascolare più importante dal punto di vista della salute pubblica. All'investimento di intelligenza e risorse che ha permesso di costruire il "pacchetto" estremamente articolato dei trattamenti farmacologici oggi a disposizione, deve corrispondere (con un impegno di lungo periodo, e caratterizzato da un rigore metodologico comparabile a quello dei trial) un investimento di ricerca epidemiologica e di outcome. L'informazione che si è cercato di sintetizzare in queste pagine è dunque una piattaforma di riferimento rispetto alla quale non limitarsi a misurare una più o meno grande aderenza a linee-guida (inevitabilmente incomplete, per le ragioni sopra ricordate). Servono dati in grado di documentare se e quanto una conoscenza sperimentale solida si integra con una cultura della attribuibilità. Mai come in questo campo le attività ECM non possono limitarsi ad essere ripetizione più o meno fedele di ciò che è noto. Sono necessarie coorti prospettiche sufficientemente rappresentative di pratiche ospedaliere ed ambulatoriali di medio lungo periodo per produrre conoscenze epidemiologico-assistenziali che documentino via via, lungo gli anni, la storia complessiva di questa patologia: ciò coincide di fatto con la verifica del se e quanto i frammenti di informazione controllata che continueranno ad accumularsi si traducono in progetti di presa in carico responsabile da parte di un sistema sanitario capace di continuità, e in esperienze di autonomia di vita da parte specificamente dei pazienti più gravi.
Bibliografia
1. Pfeffer MA et al. CHARM Investigators and Committees. Effects of candesartan on mortality and morbidity in patients with chronic heart failure: the CHARM-Overall programme. Lancet 2003 362:759-66.
2. Pitt B et al. The Eplerenone PostAcute Myocardial Infarction Heart Failure Efficacy and Survival Study Investigators. Eplerenone, a Selective Aldosterone Blocker, in Patients with Left Ventricular Dysfunction after Myocardial Infarction. New Engl J Med 2003; 348:1309-1321.
3. K. Dickstein et al. Effects of losartan and captopril on mortality and morbidity in high-risk patients after acute myocardial infarction: the OPTIMAAL randomised trial. Lancet 2002; 360: 752760.
4. Pfeffer MA et al. The Valsartan in Acute Myocardial Infarction Trial Investigators. Valsartan, Captopril, or Both in Myocardial Infarction Complicated by Heart Failure, Left Ventricular Dysfunction, or Both. N Engl J Med 2003;349:1893-1906.
5. Maggioni AP. Linee guida per il trattamento dello scompenso cardiaco. Informazioni sui Farmaci 1997; 21:171.
6. Maggioni AP Scompenso cardiaco: beta-bloccanti e antialdosteronici, le "new entries" fra le terapie raccomandate. Informazioni sui Farmaci 2000; 24: 48.
7. Effect of enalapril on mortality and the development of heart failure in asymptomatic patients with reduced left ventricular ejection fractions. The SOLVD Investigators. N Engl J Med 1992; 327: 685-691.
8. Jong P et al. Effect of enalapril on 12-year survival and life expectancy in patients with left ventricular systolic dysfunction: a follow-up study. Lancet 2003; 31: 361:1843-8.
9. Meta-analisis not published. Doval HC, Tajer CD. From "Evidencias en cardiología".
10. Poole-Wilson PA et al. Carvedilol Or Metoprolol European Trial Investigators. Comparison of carvedilol and metoprolol on clinical outcomes in patients with chronic heart failure in the Carvedilol Or Metoprolol European Trial (COMET): randomised controlled trial. Lancet 2003; 362: 7-13.
11. Cohn JN et al. Valsartan Heart Failure Trial Investigators. A randomized trial of the angiotensin-receptor blocker valsartan in chronic heart failure. N Engl J Med 2001; 345: 1667-75.
12. Opasich C et al. Comparison of 1-year outcome in women versus men with chronic congestive heart failure.Am J Cardiol 2000; 86: 26-30.
13. Maggioni AP et al. L. Introducing new treatments in clinical practice: the Italian approach to _ blockers in heart failure. Heart 1999; 81:453-4.
14. Cleland JG et al. Study Group on Diagnosis of the Working Group on Heart Failure of the European Society of Cardiology. The EuroHeart Failure survey programme a survey on the quality of care among patients with heart failure in Europe. Part 1: patient characteristics and diagnosis. Eur Heart J 2003; 24: 442-63.
15. Hogg K et al. Heart failure with preserved left ventricular systolic function. J Am Coll Cardiol 2004; 43: 317-27.
16. GISSI-HF. Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri- ANMCO. Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri". Scompenso cardiaco cronico. Manuale operativo su alcune strategie di terapia non farmacologica. Manuale operativo infermieristico ragionato. Manuale-Diario del paziente con scompenso cardiaco cronico.
Informazioni sui Farmaci Anno 2003, n.6