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a) saggiando la praticabilità di reti di follow-up e di continuità tra i livelli più specialistici e la MG;
b) costruendo una epidemiologia prospettica – multicentrica e multiproblema – che crei in tempi rapidi (e con dati più affidabili di quelli che hanno tanto a lungo caratterizzato l'epidemiologia simmetrica-opposta delle infezioni acquisite in comunità) un profilo sia qualitativo che quantitativo delle situazioni clinicamente rilevanti, e dei quesiti specifici aperti sull'efficacia delle diverse strategie;
c) in questa epidemiologia si inseriscono e si articolano metodologie di ricerca che vanno dal trial formale randomizzato, allo studio osservazionale prospettico, alla sorveglianza caso – controllo di complicanze /fallimenti.
La novità della prospettiva aperta dal porre il problema in questi termini non è banale: non sono i singoli problemi a richiedere una informazione adeguata, è il bisogno di una modalità di assistenza che viene reso visibile e che impone una strategia di ricerca in grado di proporsi nello stesso tempo come l'occasione per sperimentare una cultura di continuità assistenziale di cui farà parte anche la produzione di informazione sui diversi scenari che si possono incrociare.
Sicuramente i protocolli sul singhiozzo dovrebbero avere caratteristiche molto diverse. Una nota comune di metodo merita, tuttavia, di essere sottolineata: l'elemento conoscitivo che più macroscopicamente è carente in una revisione della letteratura molto accurata è una epidemiologia clinica "robusta" che permetta di avere una base di riferimento rispetto a cui pensare ad eventuali studi mirati, con popolazioni di pazienti meglio caratterizzati e misure di outcome più affidabili. Il legame tra epidemiologia dei bisogni reali ed informazione appropriata rimane uno degli snodi culturali meno presi in considerazione. In questo senso il caso "minore" del singhiozzo rimanda evidentemente allo scenario molto più rilevante – per aspetti di salute pubblica, per implicazioni etiche e di diritti dei pazienti, per responsabilità professionale – degli anziani e degli psicofarmaci.
Il messaggio informativo più impressionante è la lontananza tra i numeri e gli incroci delle [poche] tabelle e le popolazioni presenti nei trial (quando questi ci sono). L'informazione da produrre in questo contesto sarebbe quella di un outcomes research che racconti il destino di [almeno una frazione di] queste popolazioni reali. Il legame epidemiologia – informazione ritorna e si conferma.
E' il capitolo da scrivere più importante e urgente.
Augurio al prossimo "Manifesto": di essere meno esortativo e solenne di impegni. E più sobriamente descrittivo delle cose fatte e non fatte.
Al di là delle bugie e delle manipolazioni (che continueranno a proliferare e diversificarsi, nella letteratura internazionale e nella propaganda italiana) e più a fondo, i diritti delle persone alla informazione appropriata si violano non dando alle persone – popolazioni la possibilità di essere prese più sul serio dalle informazioni, con una visibilità adeguata.
Per concludere
Anche questa nota che denuncia un bisogno sarebbe ingiustificata e meno credibile se non si assumesse una responsabilità, quella di adottare 1, o 2, dei "capitoli non ancora scritti" che si sono segnalati: ci ritorneremo. Aspettando, nel frattempo, tanti input da chi è interessato ad essere produttore e non solo utente di informazione.