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Si parla di "anemia" se il quantitativo dell'emoglobina si riduce sotto i 14 g/dl nell'uomo e 12 g/dl nella donna. Anche se non si dispone di una stima precisa dell'entità del fenomeno, studi clinici e indagini osservazionali documentano che l'anemia è relativamente comune tra i pazienti con tumori solidi ed ematologici sia come espressione diretta della malattia sia come conseguenza dei trattamenti, o per malattie coesistenti che possono essere o non essere correlate al cancro. La frequenza e la gravità dell'anemia variano a seconda della sede e dell'estensione della neoplasia; dipendono inoltre dal tipo di chemioterapia, radioterapia o entrambe, dalle modalità e tempi di somministrazione e dall'intensità del trattamento. Da una revisione di studi pubblicati dal 1990 al 19981, emerge un'incidenza relativamente alta, superiore al 50%, di anemia da lieve a moderata (grado 1-2, emoglobina compresa tra 8 e 11 g/dl) nella maggior parte dei tumori solidi trattati con comuni agenti chemioterapici sia da soli sia in combinazione, sia in pazienti pretrattati sia naive.
La più alta incidenza di anemia grave (grado 3-4, emoglobina <8 g/dl), tale da rendere necessario il supporto trasfusionale, si registra in tumori in cui molto spesso è raccomandata in prima linea una chemioterapia a base di platino e/o taxani come tumori del polmone, i tumori ginecologici (ovaio) o del tratto genitourinario con frequenze che possono superare il 30%. La probabilità di avere un'anemia grave tale da richiedere un supporto trasfusionale aumenta con l'aumentare dei cicli di chemioterapia. Per molti anni l'anemia è stata considerata clinicamente rilevante solo se il paziente riferiva segni o sintomi di malattia organica. Recentemente, alcuni studi indicano che l'anemia, anche se di grado lieve-moderato, è causa di una riduzione delle capacità funzionali del paziente e ha un impatto negativo sulla prognosi di malattia e sulla qualità di vita2,3. Bassi livelli di emoglobina sembrano essere responsabili di una morbilità significativa e forse di mortalità. Tra i meccanismi chiamati in causa vi sono la ridotta ossigenazione tumorale con conseguente riduzione dell'effetto della chemioterapia e della radioterapia; la più bassa intensità del trattamento somministrato al paziente (meno cicli chemio- o radioterapici somministrati) e un meccanismo indiretto risultante da un peggioramento della qualità di vita4.
Tre sono le principali armi terapeutiche a disposizione per correggere l'anemia.
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Informazioni sui Farmaci Anno 2002, n. 2