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La prima è una riscrittura dell'indice di questo Bollettino, che ne traduce i contenuti in concetti che, senza forzature e senza bisogno di commento, rappresentano già una specie di sintesi di alcune tematiche oggi prioritarie.
1. Bussola
Nel mondo dell'informazione le rubriche che registrano ciò che di nuovo arriva al mercato sono obbligatoriamente al primo posto. Questo numero offre un quadro che può apparire particolarmente riduttivo, per numero di molecole commentate, e per problemi trattati. Sono proprio queste caratteristiche tuttavia ad avere un ruolo di bussola: i "passi in avanti terapeutici" (oggetto di un documento ISDB che sarà oggetto di commento sui prossimi numeri) sono eventi rari. Ciò che tuttavia è ancor più interessante notare è che i problemi clinici "indicati" hanno di fatto un loro grado di orfanità, ed i farmaci proposti dichiarano di volervi porre "parzialmente" rimedio. Ed è perfettamente giusto che le risposte siano parziali: i passi sono sempre parziali rispetto al cammino, ed ancor più rispetto all'arrivo. La bussola ci dice però che il problema sta altrove: nella dissociazione fra intenzioni e risposte: per la limitatezza intrinseca dei farmaci "nuovi"? per la metodologia carente degli studi? per la strategia di second'ordine dei piani di ricerca complessivi? perché, in fondo, non importa così tanto risolvere i problemi, e bisogna fare il minimo necessario perché arrivino al mercato? perché è ciò che passa il convento in questi tempi-lunghi-di dichiarata-crescente efficienza aziendale, e minimizzazione dei contenuti?
2. Novità
Il commento ai risultati dello studio CURE (rispetto al quale dichiaro evidentemente il mio "conflitto di interessi", essendone stato uno dei partecipanti) rimanda ad una lunga storia di un capitolo di terapia/profilassi che sarebbe interessante raccontare per esteso. Interessa qui sottolineare la sua attualità per una serie di ragioni, che si possono solo elencare, immaginando che i commenti sono impliciti e chiari:
4. Comunicare
La lettera alle donne sui contraccettivi orali di 3a generazione che – con un procedimento un po' atipico – si propone come chiusura di questo numero è il classico "last but not least". La nota vale anche per questo editoriale. Se queste ultime righe avessero, in un modo o nell'altro, un futuro si possono dimenticare tutte le precedenti.
La lettera rimanda ad una vicenda (documentata nel numero di DsF; v. anche il sito del Ministro) lunga molti anni, e caricata nel suo percorso di tutte le ambiguità ricordate nei punti precedenti: interessi, giochi-ambiguità-contrapposizione di dati, scienza e burocrazia, novità reali e di immagine…. Una decisione è stata finalmente presa, molto soffice, per non spaventare, per non urtare, per non sconvolgere mercati, etiche, comportamenti. E' stata (anche qui, come membro CUF ho conflitti di interesse) una decisione, decisione, alla fine, ragionevole. La discussione sarebbe da fare ad un altro livello, e non c'è qui il tempo di approfondire il tema dei rapporti tra le responsabilità, le tempestività, le diverse enfasi della/e farmacovigilanza/e (la storia recente delle statine insegna: v. Bollettino lnformazione Farmaci del Ministero). Interessa qui, molto, sottollneare che si sceglie di mettere in evidenza la lettera alle donne. Nel quotidiano, la "gente" è già il recettore vero della informazione. Proprio sui contraccettivi, tanto tempo fa, questo Bollettino aveva fatto una prima sperimentazione di linguaggio (IsF 1988; 12:215-30; ibid 291-305). Forse – esperti di informazione controllata e gestori di pratiche quotidiane di diagnosi-prescrizione -dovremmo, seriamente, preoccuparci molto meno di pesare con bilancini più o meno precisi informazioni che, in ogni caso, saranno più o meno biased: è urgente – è già tardi – sperimentare il rigore e la creatività del linguaggio per comunicare alla gente, che ha come end-point l'intelligenza che si produce e la capacità di scelta ed autonomia. E' un campo tutto aperto. Metodologicamente innovativo. Area di cultura "meticcia", che chiede al grigio delle "evidenze" di colorarsi delle domande/incomprensioni/credenze/realtà del quotidiano della gente. Senza stupirsi, o divenire sussiegosi. Siamo noi – esperti e prescrittori – così esposti ad essere presi in giro, lo si è visto sopra, che non ne avremmo proprio nessuna ragione.
Informazioni sui Farmaci Anno 2001, n. 5