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Infliximab
Il profilo di tossicità dell'infliximab è accettabile, ed i dati sulla sua sicurezza a 6 mesi sono rassicuranti. Nei pazienti affetti da artrite reumatoide sono stati descritti casi di reazioni da ipersensibilità, generalmente lievi e transitorie, soprattutto con la prima infusione del farmaco14. L'effetto indesiderato più frequente è stato la comparsa di infezioni, in particolare a carico delle vie respiratorie superiori, seguito da cefalea, disturbi gastrointestinali (diarrea, dolore addominale e nausea) e rash cutaneo14.
Nell'ATTRACT (studio di maggior potenza), analogamente a quanto accaduto nei precedenti studi12,13, la percentuale di sospensione del farmaco in esame per la comparsa di effetti indesiderati e l'insorgenza di qualsiasi altro evento, infettivo o non, grave (che abbia cioè richiesto l'ospedalizzazione o abbia messo in pericolo la vita del paziente) è risultata simile al placebo (rispettivamente 3-7% vs 8%, 1-6% vs 6%, 9-13% vs 16%)14. L'infliximab è capace di indurre anticorpi umani antichimerici, ritenuti responsabili della ridotta attività dopo ripetute somministrazioni, ed anticorpi autoimmuni14. In particolare nell'ATTRACT, il 16% dei pazienti trattati con infliximab ha sviluppato anticorpi anti-dsDNA durante le 30 settimane dello studio, ma i livelli sierici sono risultati generalmente bassi e solo raramente hanno provocato complicanze significative dal punto di vista clinico14. Lupus farmaco-indotto, senza danno d'organo, si è verificato in meno dello 0,5% dei soggetti trattati con infliximab.
Mancano dati circa il suo uso in gravidanza e durante l'allattamento20.
Non sono note interazioni farmacologiche20.
Etanercept
L'etanercept, durante gli studi clinici eseguiti su pazienti affetti da artrite reumatoide è stato ben tollerato; la percentuale di sospensione del farmaco in esame per la comparsa di effetti indesiderati è risultata analoga a quella del placebo17-19. Il più frequente effetto indesiderato è risultato essere una reazione cutanea nella sede di iniezione (etanercept 42-49% vs placebo 7-13%, p<0.001)17,18. Inoltre vi è descrizione di fatti infettivi ma con una percentuale analoga al placebo, sebbene l'interessamento infettivo delle vie aeree superiori sia risultato più elevato con l'etanercept17,18.
Il farmaco sembra capace di indurre autoanticorpi sebbene non siano riportati casi di malattie autoimmuni; inoltre sono stati rilevati anticorpi antietanercept non neutralizzanti 21. Comunque, l'etanercept è controindicato in pazienti con processi infettivi in atto ed andrebbe sospeso in caso di un'infezione durante il trattamento.
Analogamente a quanto detto per l'infliximab, non vi sono dati circa l'uso dell'etanercept in gravidanza e durante l'allattamento21 né sono note interazioni farmacologiche.
Dosaggio e costo
Gli inibitori del TNF-alfa vengono entrambi somministrati per via parenterale; l'infliximab alla posologia di 3 mg/kg per via endovenosa ogni 8 settimane13 e l'etanercept alla dose di 25 mg sottocute due volte alla settimana16-18.
Negli USA il costo di un trattamento di sei mesi con l'infliximab per un paziente di 60 kg è circa 3.500 dollari, mentre con l'etanercept è circa 6.300 dollari22.
Conclusioni
I vari farmaci disponibili per l'artrite reumatoide sono purtroppo deludenti; anche il methotrexate, farmaco di fondo tra i più efficaci, non sembra capace di arrestare il processo erosivo. Con l'introduzione degli antagonisti del TNF-alfa, infliximab ed etanercept, i medici hanno a disposizione una terapia alternativa, che dovrebbe avere come obiettivo un aspetto specifico del processo patologico che è alla base dell'artrite reumatoide, con la speranza non solo di ottenere un miglior controllo della malattia ma anche di comprenderne meglio la patogenesi. I risultati favorevoli riportati nei lavori sinora pubblicati (sia in monoterapia che in associazione al methotrexate) giustificano un moderato ottimismo verso questa nuova classe di farmaci, seppure la brevità degli studi e la scarsa numerosità dei pazienti studiati consentano di trarre solo conclusioni preliminari. Resta infatti da accertare se l'inibizione del TNF-alfa possa realmente rallentare/prevenire la distruzione articolare o abbia solamente un'azione sintomatica e se la soppressione di questa citochina (che svolge un ruolo importante anche nelle difese dell'ospite contro le infezioni e probabilmente contro il cancro) sia gravata da una maggior incidenza di infezioni opportuniste, neoplasie o malattie autoimmuni (con l'infliximab sono stati infatti descritti, seppur raramente, casi di LES). Inoltre l'elevato costo dei due farmaci, la loro somministrazione parenterale e, per quanto riguarda l'infliximab, la progressiva riduzione dell'attività dovuta alla comparsa di anticorpi antichimerici, costituiscono un limite di non secondaria importanza al loro uso. In base ai dati fino ad oggi disponibili i migliori candidati all'uso degli inibitori del TNF-alfa sembrano essere i pazienti adulti affetti da artrite reumatoide refrattaria in cui la terapia di fondo (incluso il methotrexate) è fallita. Va peraltro tenuto conto che l'associazione di uno dei due farmaci con il methotrexate sembra essere il trattamento più efficace.
Ancora completamente aperto è il problema dell'uso di tali farmaci nell'artrite reumatoide refrattaria giovanile.
Si deve perciò rimanere in attesa di ulteriori studi clinici di adeguata potenza e nel lungo termine che permettano una giusta collocazione dei due anti-TNF nella "piramide terapeutica" dell'artrite reumatoide, individuando non solo quali pazienti ne possono trarre maggior beneficio ed in quale fase della loro malattia, ma anche quali dosi, tempi di somministrazione, durata della terapia ed eventuali associazioni risultino ottimali.
Come per tutti i nuovi farmaci sarà comunque necessario un attento controllo dei pazienti trattati al fine di cogliere eventuali imprecisati effetti indesiderati.
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Informazioni sui Farmaci Anno 2000, n.3