Clicca in qualsiasi punto o premi ESC per chiudere il video

Ricerca avanzata
  • Data di pubblicazione

 

Apomorfina iniettabile

Apofin Stylo             Chiesi
 

1 penna con cartuccia 30 mg/3 ml
€ 24,53
5 penne con cartuccia 30 mg/3 ml
€ 122,65

 
Classe A del PTN
 

Indicazioni registrate: Trattamento "al bisogno" delle fluttuazioni motorie resistenti alla terapia con levodopa e altri dopamino-agonisti in pazienti affetti da Morbo di Parkinson (fenomeno "on-off").

Proprietà farmacologiche
L’apomorfina è un derivato semisintetico della morfina, privo di affinità per i recettori degli oppiacei. La sua struttura chimica, simile a quella della dopamina, ne fa un potente agonista dei recettori dopaminergici D1 e D2.
L’apomorfina è inutilizzabile per via orale: un metabolismo di primo passaggio ne riduce drasticamente la biodisponibilità. Le modalità di somministrazione più documentate sono l’iniezione sottocutanea intermittente e l’infusione sottocutanea continua. Tra le numerose vie alternative sperimentate (endonasale, rettale, sublinguale, transdermica), l’endonasale è quella che per caratteristiche di latenza, durata d’azione e profilo degli effetti indesiderati si dimostra più promettente per un possibile impiego clinico.
Somministrata per via sottocutanea, l’apomorfina viene assorbita rapidamente e in modo completo con un inizio dell’effetto compreso tra i 3 e i 20 minuti e una breve durata d’azione (in media 45 minuti). Metabolizzata nel fegato, viene escreta con le urine, principalmente sotto forma di metaboliti.
 

Efficacia clinica
La prima segnalazione attestante l’utilità dell’apomorfina nel trattamento del morbo di Parkinson risale agli inizi degli anni ’50. La necessità di impiegare l’apomorfina per via parenterale e il suo elevato potere emetizzante (per questa sua proprietà, sino a qualche anno fa la Farmacopea la elencava tra i farmaci obbligatori per le farmacie) hanno però frenato i possibili sviluppi della ricerca. A tutt’oggi, risultano pubblicati 16 studi clinici, nella maggior parte dei casi condotti in aperto; solo due studi sono controllati con placebo, in doppio cieco. Tutti confermano l’efficacia del farmaco nel morbo di Parkinson. In Inghilterra, l’apomorfina è in commercio dal 1993; in Francia dal 1992 (dal 1996 le penne preriempite).
Per la rapidità e la breve durata d’azione, l’apomorfina trova un suo preciso razionale d’impiego come trattamento di "salvataggio" per stabilizzare i pazienti che vanno incontro a gravi, quanto imprevedibili, fluttuazioni motorie (periodi "off") resistenti alla levodopa o ad altri dopaminergici.
La somministrazione sottocutanea, nell’arco di 10-15 minuti riporta il paziente in fase "on" per un periodo di circa 45 minuti.

Controindicazioni
L’apomorfina è controindicata nei pazienti con depressione respiratoria e del sistema nervoso centrale, in pazienti allergici agli oppiacei, in pazienti con demenza o problemi neuropsichiatrici. Non va inoltre impiegata nei pazienti che hanno manifestato disturbi neuropsichiatrici (confusione mentale, allucinazioni visive, psicosi), discinesie gravi o ipotonia dopo trattamento con levodopa.

Effetti indesiderati
L’apomorfina provoca nausea e vomito che possono essere controllati con domperidone (vedi Precauzioni). Nel corso delle prime settimane di trattamento può verificarsi una transitoria sedazione del paziente. Durante i periodi "on", il farmaco può causare discinesie anche gravi, talora tali da imporre la sospensione del trattamento. Gli effetti indesiderati di tipo neuropsichiatrico (es. modificazioni della personalità, confusione mentale e allucinazioni visive) hanno una incidenza inferiore a quella degli altri farmaci antiparkinsoniani. L’ipotensione posturale è occasionale; di raro riscontro sono l’anemia emolitica autoimmune e l’eosinofilia (vedi Precauzioni).
In una elevata percentuale di pazienti, soprattutto in quelli trattati con alte dosi, le iniezioni multiple inducono lo sviluppo di noduli sottocutanei. Il rispetto di rigorose norme igieniche al momento della somministrazione e la rotazione delle sedi di inoculo possono ridurre questo rischio. Il trattamento con ultrasuoni viene da più parti suggerito quale trattamento elettivo per la eliminazione dei noduli.

Precauzioni
Per prevenire l’insorgenza di nausea e vomito, la somministrazione di apomorfina deve essere preceduta da un trattamento con domperidone per via orale (es. Motilium, Peridon). Il domperidone è in grado di contrastare gli effetti periferici dell’apomorfina senza interferire coi meccanismi centrali (non attraversa infatti la barriera ematoencefalica). L’assunzione di domperidone (20 mg tre volte al giorno) va iniziata 3 giorni prima del trattamento con apomorfina e continuata sino a quando non si sia sviluppata tolleranza nei confronti degli effetti dopaminergici periferici dell’apomorfina stessa.
Nei pazienti in trattamento con levodopa e apomorfina è necessario effettuare un emocromo completo ogni 6 mesi onde verificare la presenza di anemia emolitica.

Interazioni
Gli effetti terapeutici dell’apomorfina possono essere antagonizzati dalla somministrazione contemporanea di farmaci che inibiscono i recettori centrali dopaminergici come la metoclopramide e i neurolettici.

Dosaggio e modalità di somministrazione
La dose ottimale di apomorfina e la frequenza delle somministrazioni quotidiane devono essere strettamente individualizzate sotto stretto controllo specialistico. Dopo un pretrattamento di 3 giorni con domperidone e dopo aver sospeso la dose serale del dopaminergico in uso per indurre la comparsa di un periodo "off", si somministrano dosi-test crescenti di apomorfina (da 1,5 sino a 7 mg) ad intervalli di 40 minuti l’una dall’altra, al fine di determinare la dose minima efficace. Una volta ripresa l’assunzione del dopaminergico abituale, la somministrazione sottocutanea "al bisogno" va iniziata con una iniezione di 1 mg (o di 20 mcg/kg); se questa dose iniziale risulta inadeguata si possono apportare aumenti posologici graduali di 1 mg in relazione alla risposta motoria sino ad ottenere un controllo soddisfacente dei sintomi. Nell’arco della giornata possono rendersi necessarie fino a 10 iniezioni, anche se la maggior parte dei pazienti ne usa in media 5. L’intervallo di dosi comunemente utilizzato è compreso tra 3 mg e 30 mg al giorno; una singola dose non dovrebbe superare i 10 mg. I pazienti che necessitano di più di 10 iniezioni al giorno e quelli che rispondono solo parzialmente possono beneficiare della infusione sottocutanea continua (da effettuare presso centri specialistici con una preparazione specifica, Apofin 50mg/5ml). Una volta che il paziente sia stabilizzato, si può procedere alla riduzione della dose di levodopa o degli altri dopamino-agonisti.
L’iniezione va praticata nella parete addominale o nella parte esterna della coscia (ruotando la sede). La formulazione in penna preriempita consente l’autosomministrazione, ma è necessario un adeguato addestramento del paziente e/o di un suo familiare e occorre fare in modo che, in caso di difficoltà, il paziente possa essere seguito da un infermiere domiciliare.

 

L’apomorfina, impiegata "al bisogno", è in grado di controllare le fasi parossistiche di invalidità motoria (periodi "off") che sopravvengono nei pazienti con morbo di Parkinson in trattamento cronico con levodopa o altri dopaminergici. La somministrazione per via sottocutanea, l’unica oggi possibile, per quanto agevolata dalla disponibilità di penne preriempite, richiede una adeguata preparazione del paziente o di un suo familiare. La necessità di più iniezioni giornaliere e di un concomitante trattamento con domperidone (per prevenire la nausea e il vomito indotti dal farmaco) insieme alla difficoltà nella determinazione della dose ottimale (da effettuare in ambito specialistico) rappresentano altri inconvenienti. In una minoranza di pazienti, giovani, motivati e con periodi "off" di breve durata (meno di 1 ora), l’apomorfina può rappresentare una importante risorsa terapeutica. L’alto costo del farmaco va commisurato al beneficio clinico ottenibile e alla riduzione dei costi indiretti (visite mediche e ospedalizzazioni).
Bibliografia
1. Chaudhury KR and Cluogh C. Subcutaneous apomorphine in Parkinson’s disease. BMJ 1998; 316:641.
2. Corboy DL et al. Apomorphine for motor fluctuations and freezing. Ann Pharmacother 1995; 29:282-8.
3. Corsini GU et al. Therapeutic efficacy of apomorphine combined with an extracerebral inhibitor of dopamine receptors in Parkinson’s disease. Lancet 1979; i:954-6.
4. Apomorphine hydrochloride. Martindale 32 edition. Pharmaceutical Press 1999, pag. 1131-2.

Data di redazione 02/2000

Vuoi ricevere aggiornamenti?
Iscriviti alla Newsletter

 

Iscrivendoti alla nostra newsletter avrai la possibilità di essere aggiornato sulle novità più importanti del mondo farmacia.