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Microbiologia
Nel 90% circa delle ferite da morso vengono isolati microrganismi patogeni presenti quali flora abituale della bocca del cane o del gatto. Una precisa valutazione microbiologica delle ferite da morso umano o animale è tuttavia resa difficoltosa da fattori quali la non univocità nella definizione di ferita infetta, la possibilità di isolare germi patogeni anche da ferite recenti clinicamente non infette, la scarsità di studi prospettici specifici e l'incostante disponibilità di adeguate tecniche colturali1.
Le infezioni da morso di animale sono abitualmente polimicrobiche, spesso con una rilevante componente anaerobia. I germi più frequentemente implicati sono Pasteurella spp (in particolare P multocida),Staphylococcus spp, Streptococcus spp, Moraxella spp e Corynebacterium spp.
Particolarmente pericolose nei soggetti asplenici sono le infezioni da Capnocytophaga canimorsus. Le infezioni da Pasteurella multocida sono caratterizzate da una rapidissima comparsa di segni di flogosi (nel 70% dei casi già entro 24 ore).
Anche la microbiologia dei morsi umani è estremamente variabile. Nella maggior parte delle ferite possono essere isolate in media 5 diverse specie di germi, anche qui con un rilevante contributo di specie anaerobie2. I germi più frequentemente isolati comprendono Staphylococcus spp, Streptococcus spp, Corynebacterium spp e Eikenella corrodens. I morsi umani suscitano spesso apprensione anche in rapporto alla possibilità di trasmissione di virus quali Herpes simplex virus, virus dell'epatite C, virus dell'epatite B e virus dell'AIDS. Si veda a questo proposito il riquadro.
Valutazione e trattamento delle lesioni
Lo sviluppo di una complicanza infettiva in una ferita da morso dipende da molti fattori quali il tipo di ferita, il tempo trascorso dall'evento traumatico alla valutazione medica, la sede anatomica colpita, il tipo di animale coinvolto, l'entità dell'inoculo batterico, la presenza di materiale estraneo, il tipo di trattamento instaurato e la presenza di fattori locali o generali che compromettano la risposta immunitaria. Un numero così elevato di variabili rende ragione della assoluta carenza di studi clinici metodologicamente corretti che abbiano affrontato il problema del trattamento di questo tipo di ferite. In linea di principio valgono le seguenti considerazioni.
La scelta di un trattamento profilattico o terapeutico per una ferita da morso è resa difficile dalla mancanza di studi adeguati in grado di dare indicazioni attendibili circa la scelta del farmaco, la via di somministrazione, la posoìogia o la durata del trattamento10. Mancano inoltre indagini randomizzate su larga scala che abbiano studiato ferite simili per localizzazione o gravità.
La terapia antibiotica di una ferita da morso umano o animale con chiari segni di infezione è ovviamente fuori discussione; in alcuni casi il trattamento deve essere condotto per via venosa al fine di assicurare adeguati livelli tessutali di farmaco. In vitro, l'associazione amoxicillina-acido clavulanico possiede una buona attività contro la flora mista presente in queste infezioni e in uno studio si è dimostrata clinicamente superiore ad una associazione di penicillina + dicloxacillina11. Nei pazienti allergici alla penicillina o che non tollerano l'associazione amoxicillina-acido clavulanico, una tetraciclina, il cotrimossazolo, una cefalosporina (es. cefixima, cefuroxima axetil, cefoxitina) o un chinolonico a spettro allargato (es. levofloxacina) costituiscono delle valide alternative terapeutiche. Occorre però sottolineare che la attività di queste ultime molecole è stata valutata soprattutto in vitro e i dati clinici che ne supportano l'utilizzo sono molto scarsi.
La durata della terapia dovrebbe essere di 7-14 giorni. I trattamenti più prolungati andranno riservati alle ferite a maggior rischio di gravi complicanze locali o generali12. Le artriti settiche e le osteomieliti necessitano di trattamenti ancora più lunghi.
La capacità di una profilassi antibiotica di prevenire l'infezione dopo un morso è anch'essa un elemento controverso. Vi è accordo generale sul fatto che le ferite "minori" non richiedono la profilassi antibiotica; purtroppo i dati pubblicati aggiungono poco a questa generica raccomandazione. In 5 di 8 studi randomizzati riportati in letteratura, la profilassi ha ridotto il rischio di infezione, ma nel solo studio in cui è stata utilizzata l'associazione amoxicillina-acido clavulanico il risultato è stato statisticamente signifcativo13.
Una profilassi antibiotica con amoxicillina -acido clavulanico dovrebbe essere presa in considerazione per i morsi recenti a più alto rischio di infezione quali quelli alle mani o quando vi sia il dubbio di una lesione ossea o articolare, per i morsi di gatto, per le ferite puntiformi profonde, quelle che interessano il volto, quelle che richiedono la riparazione chirurgica e quando il paziente sia immunocompromesso (diabete, cirrosi, trattamento steroideo, asplenia, mastectomia, ecc). La durata raccomandata della profilassi è di 3-5 giorni.
Bibliografia
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Informazioni sui Farmaci Anno 1999, n. 2