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Indicazioni autorizzate: Trattamento dell’ulcera duodenale attiva, dell’ulcera gastrica benigna attiva e della malattia da reflusso gastroesofageo sintomatica erosiva o ulcerativa; terapia a lungo termine della malattia da reflusso gastroesofageo (terapia di mantenimento della MRGE); trattamento sintomatico della malattia da reflusso gastroesofageo da moderata a molto grave (MRGE sintomatica); eradicazione dell'infezione da Helicobacter pylori in associazione ad appropriati regimi terapeutici antibatterici in pazienti con ulcera peptica.
Classe A. Nota 48 [ per un trattamento di 4 settimane, occasionalmente 6 settimane nell'ulcera duodenale o gastrica positive per Helicobacter pylori; per la prima o le prime 2 settimane in associazione con farmaci eradicanti l'infezione; nell'ulcera duodenale o gastrica Helicobacter pylori-negativa (primo episodio); nella malattia da reflusso gastroesofageo con o senza esofagite (primo episodio); per un trattamento prolungato fino ad 1anno nella sindrome di Zollinger-Allison; nell'ulcera duodenale o gastrica Helicobacter pylori-negativa recidivante; nella malattia da reflusso gastroesofageo con o senza esofagite (recidivante)]. Nota 1 [prevenzione delle emorragie del tratto gastrointestinale superiore nei soggetti a rischio in trattamento cronico con farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) non selettivi].
Proprietà farmacologiche
Il rabeprazolo è un inibitore della pompa protonica. Al pari di omeprazolo, pantoprazolo e lansoprazolo, inibisce in maniera specifica, dose-dipendente, l’H+/K+-ATPasi, l’enzima responsabile della secrezione di acido cloridrico a livello delle cellule parietali gastriche. A differenza degli altri composti, in modelli sperimentali l’inibizione indotta dal rabeprazolo risulterebbe "parzialmente reversibile" e la dissociazione più rapida dall’H+/K+-ATPasi si tradurrebbe in una durata d’azione inferiore. La normalizzazione del pH per alcune ore al giorno, in teoria, potrebbe ridurre il rischio di infezioni e di atrofia gastrica. In base a studi condotti su animali, il rabeprazolo, oltre all’attività antisecretoria, stimolerebbe anche la sintesi di mucina, una sostanza protettiva prodotta dallo stomaco che promuoverebbe la guarigione dell’ulcera.
Dopo l’assorbimento, il rabeprazolo si concentra nei canalicoli secretori intracellulari dove, in virtù dell’ambiente acido, viene convertito nella forma attiva e dove si lega all’H+/K+-ATPasi. Il legame comporta una inibizione della pompa di scambio di ioni idrogeno e ioni potassio e induce una soppressione efficace, di lunga durata, della secrezione acida, sia basale che stimolata.
Il profilo farmacocinetico del rabeprazolo è simile a quello dei composti che l’hanno preceduto: raggiunge le concentrazioni ematiche massime dopo 3 ore, ha una emivita di circa 1 ora e un legame proteico superiore al 95%. Come per gli altri inibitori di pompa, ad una emivita plasmatica molto breve fa seguito una durata d’azione prolungata dovuta alla inibizione enzimatica. I livelli plasmatici di questi farmaci non sono quindi proporzionali all’intensità dell’attività farmacologica. Metabolizzato a livello epatico dal sistema microsomiale P450, il farmaco viene eliminato sotto forma di metaboliti, per il 90% con le urine e per la quota rimanente con le feci.
Efficacia clinica
Ulcera gastrica
Uno studio in doppio cieco, randomizzato, con 3 bracci di ricerca uno dei quali formato da 94 pazienti con ulcera gastrica, ha dimostrato la maggiore efficacia del rabeprazolo (20 e 40 mg/die) rispetto al placebo nelle percentuali di guarigione a 6 settimane (rispettivamente 90% e 86% contro 39%).
In uno studio comparativo in doppio cieco, 227 pazienti sono stati randomizzati al trattamento con rabeprazolo o con omeprazolo, entrambi somministrati al dosaggio di 20 mg al giorno. I risultati, analizzati secondo il criterio dell’"intention to treat", non hanno evidenziato alcuna differenza tra i due farmaci nelle percentuali di guarigione accertate endoscopicamente a 3 settimane (58% contro 61%) e a 6 settimane (91% per entrambi); il rabeprazolo ha comportato un miglioramento più rapido dei sintomi.
Ulcera duodenale
Lo studio che ha valutato l’efficacia del rabeprazolo verso placebo nel trattamento dell’ulcera gastrica prevedeva anche un braccio composto da 100 pazienti con ulcera duodenale. Dopo 4 settimane di trattamento le percentuali di guarigione sono risultate del 73% con 20 mg/die, del 91% con 40 mg/die e del 39% con placebo.
Il rabeprazolo (20 mg/die) ha mostrato una superiorità statisticamente significativa nei confronti della ranitidina (150 mg x2/die) nelle percentuali di guarigione sia a 2 settimane (40% contro 26%) che a 4 settimane (83% contro 73%), in uno studio effettuato su 376 pazienti con ulcera duodenale.
In un altro studio di confronto condotto su 205 pazienti, rabeprazolo (20 mg/die) e omeprazolo (20 mg/die) hanno ottenuto analoghe percentuali di guarigione sia dopo 2 settimane (69% contro 61%) che dopo 4 settimane di trattamento (98% contro 93%); nei pazienti trattati con rabeprazolo si è osservata una più rapida e completa risoluzione del dolore.
Reflusso gastroesofageo
Più efficace del placebo nel braccio comprendente 103 pazienti con reflusso gastroesofageo nell’ambito dello studio realizzato nelle patologie gastrointestinali acido-correlate, il rabeprazolo (20 mg/die) è risultato clinicamente sovrapponibile all’omeprazolo (20 mg/die) nelle percentuali di guarigione a 4 settimane (81% per entrambi) e a 8 settimane (92% contro 94%) in uno studio effettuato su 202 pazienti con reflusso gastroesofageo.
In uno studio di confronto tra rabeprazolo (20 mg/die) e ranitidina (150 mg x 2 volte/die), condotto su 338 pazienti, il rabeprazolo si è rivelato superiore alla ranitidina nel provocare la completa risoluzione dei sintomi associati a GERD erosiva a 4 e 8 settimane (45% dei pazienti trattati vs. 27% a 4 settimane e 50% vs. 28% a 8 settimane).
In studi di confronto della durata di 1 anno tra omeprazolo 20 mg/die e rabeprazolo 10-20 mg/die che hanno valutato la capacità dei 2 trattamenti di prevenire la comparsa di recidive, la percentuale di ricadute era pari a circa il 5% per entrambe i farmaci. Non sono emerse, inoltre differenze, riguardo alla frequenza di comparsa e alla gravità del bruciore, riguardo al benessere dei pazienti o alla loro capacità di svolgere la vita quotidiana o al consumo di antiacidi.
Terapia eradicante
In un piccolo studio randomizzato, in doppio cieco, condotto su 75 pazienti con gastrite cronica attiva, con o senza ulcera peptica, con positività per l’Helicobacter pylori , il rabeprazolo (20 mg/die) è stato utilizzato in 4 schemi di terapia eradicante della durata di 7 giorni associato con (A) amoxicillina (1g x 2/die), (M) metronidazolo (400 mg x 2/die) e (C) claritromicina (500 mg x 2/die). Le percentuali di eradicazione dell’H. pylori, accertate tramite urea breath test a distanza di 4 e 8 settimane dal termine del trattamento, sono risultate simili a quelle ottenute con altri inibitori di pompa: 100% con la combinazione RCM, 95% con RAC e 89% con RAM. Con l’associazione tra rabeprazolo e claritromicina si sono invece raggiunte percentuali di eradicazione molto più basse, intorno al 63%.
Ulteriori studi condotti impiegando il rabeprazolo (20 mg/die) come parte di un regime triplo, in associazione con amoxicillina e claritromicina hanno riscontrato percentuali di eradicazione comprese tra 85 e 97%.
3 studi di grandi dimensioni (345, 308 e 193 pazienti), hanno confrontato l'efficacia del rabeprazolo rispetto a quella di omeprazolo o ranitidina bismuto citrato (RAD) come parte di un regime triplo di eradicazione dell'Helicobacter pylori. Nel primo studio i pazienti sono stati randomizzati ad omeprazolo o rabeprazolo 20 mg bid + claritromicina 500 mg bid e amoxicillina 1 g bid o metronidazolo 400 mg tid. Il tasso di eradicazione è stato del 77% per il regime che comprendeva rabeprazolo vs. il 75% del regime che comprendeva omeprazolo. In uno degli altri 2 studi, entrambi in aperto, il rabeprazolo (10-20 mg bid) è stato confrontato con lansoprazolo 30 mg bid, come parte di un regime triplo comprendente amoxicillina 500 mg tid e claritromicina 200 mg bid con percentuali di eradicazione rispettivamente dell'82,7% per il regime che comprendeva il lansoprazolo, dell'85,6% per il regime che comprendeva rabeprazolo 20 mg e dell'87% per quello che comprendeva rabeprazolo 10 mg. Nel terzo studio il rabeprazolo 20 mg sid è stato confrontato con ranitidina bismuto citrato (RAD) 400 mg bid in un regime triplo comprendente claritromicina 500 mg bid e amoxicillina 1 g bid o tinidazolo 500 mg bid, ottenendo percentuali di eradicazione dell'85-87% per il regime contenente rabeprazolo e tinidazolo o amoxicillina e dell'84% per il regime contenente RAD e tinidazolo.
Sindrome di Zollinger-Ellison
L'unico studio disponibile, pubblicato solo come abstract, condotto su 16 pazienti con sindrome di Zollinger-Ellison o ipersecrezione acida gastrica idiopatica, ha valutato l'efficacia del rabeprazolo 60-80 mg/die nel ridurre l'incidenza di malattia acido-peptica. A 12 mesi, 12 pazienti non avevano avuto ricadute, mentre 4 pazienti avevano richiesto dosaggi compresi tra 80 e 120 mg/die.
Effetti indesiderati
Il profilo degli effetti indesiderati del rabeprazolo è simile a quello degli altri inibitori di pompa. I principali disturbi osservati nel corso degli studi clinici sono stati cefalea, nausea, vertigini, rash cutanei, diarrea e malessere generale. Tali effetti indesiderati sono stati in genere transitori e di lieve entità, e hanno avuto una incidenza massima individuale del 2,2% .
Interazioni
Pur essendo metabolizzato dallo stesso sistema enzimatico, il citocromo P450, il rabeprazolo sembra possedere un minore potenziale interattivo rispetto all’omeprazolo. Il farmaco ha infatti dimostrato di non alterare in modo significativo i parametri farmacocinetici della teofillina, del warfarin, della fenitoina e del diazepam. Il rabeprazolo, tuttavia, aumenta (+20%) i livelli plasmatici della digossina e in caso di trattamento concomitante è necessario istituire un monitoraggio delle concentrazioni di digossina. L’inibizione della secrezione acida gastrica indotta dal rabeprazolo può comportare una riduzione delle concentrazioni ematiche dei farmaci il cui assorbimento dipende da un pH basso (es. ketoconazolo, sali di ferro, ampicillina).
La concomitante assunzione di cibo o di antiacidi non modifica la biodisponibilità del rabeprazolo.
Dosaggio e modalità di somministrazione
La dose consigliata nell’ulcera gastrica e duodenale e nel reflusso gastroesofageo è di 20 mg una volta al giorno, al mattino, indipendentemente dall’assunzione di cibo. Le compresse non devono essere né spezzate né masticate, ma vanno assunte intere.
Per quanto riguarda la terapia di eradicazione dell'Helicobacter pylori, la dose consigliata è di 20 mg x 2 volte al giorno, in associazione con claritromicina 500 mg x 2 volte al giorno e amoxicillina 1 g x 2 volte al giorno per 7 giorni.
Costo
Un trattamento delle durata di 4 settimane con rabeprazolo al dosaggio di 20 mg al giorno ha un costo di 45,34 euro. Un analogo trattamento con omeprazolo (es. Losec, 20 mg/die) ha un costo di 53,08 euro, con lansoprazolo (es. Lansox, 30 mg/die) di 50,08 euro e con pantoprazolo (es. Pantopan, 40 mg/die) di 52,54 euro.
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Bibliografia
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Data di redazione 08/2003