Clicca in qualsiasi punto o premi ESC per chiudere il video

Ricerca avanzata
  • Data di pubblicazione

 

Alimentazione e dislipidemie: cosa bolle in pentola?

La tecnologia alimentare ha  massicciamente modificato la composizione di molti alimenti, sempre più largamente  consumati  soprattutto  dalle  giovani  generazioni,  rendendo  non  di  rado  obsoleti  i  consigli della classe medica a proposito di una sana alimentazione.  Questo vale sicuramente per i lipidi della nostra dieta: si è passati dalla demonizzazione dei grassi animali perché saturi, quindi nocivi, all’uso di acidi grassi vegetali originariamente insaturi (oli) ma successivamente idrogenati e quindi trasformati in grassi saturi. Questi risultano essere più nocivi dei precedenti e dello stesso colesterolo alimentare, in quanto vettori anche di acidi grassi trans che si formano inevitabilmente durante l’idrogenazione e che favoriscono  l’aumento  delle  LDL  nel  sangue  e  soprattutto  la  loro  ossidazione  che  le  rende particolarmente aterogene.
E’ inoltre dimostrato che gli acidi grassi idrogenati e/o trans, se assunti in dosi elevate, danneggiano le membrane neuronali, con un potenziale danno alle performance intellettuali. Ridurre l’introito alimentare di  grassi  idrogenati  e  trans  ha  un  effetto  anti  aterogeno  in  quanto  favorisce  l’aumento  della concentrazione  delle  HDL  e  la  diminuzione  della  Lipoproteina(a),  noto  fattore  aterogeno  LDL- indipendente.  L’industria  alimentare  ha  iniziato  ad  utilizzare  il  processo  di  idrogenazione  per  motivi  essenzialmente commerciali:  consistenza  variabile  in  base  al  prodotto,  spalmabilità,  stabilità  termica  e  organolettica, adattabilità  all’associazione  con  aromi  e  coloranti,  lunga  conservazione  e  soprattutto  elevata riproducibilità e diffusione a basso costo. Gli alimenti manipolati/confezionati industrialmente che  contengono in etichetta la dicitura “senza acidi grassi  trans”  o  “non  contiene  grassi  idrogenati”  oppure  “contiene  grassi  vegetali  non  idrogenati”  per definizione  presentano  una  quota  di  grassi  trans  <0.5  g/100  g  di  prodotto  (quantitativo  per  legge accettabile).  Etichette  alimentari  con  scritto  genericamente  “oli  vegetali”  o  “grassi  vegetali”  sono certamente fuorvianti, se non viene specificato il tipo di olio o grasso vegetale utilizzato. Gli alimenti più ricchi in ac. grassi idrogenati/trans sono rappresentati spesso dal cosiddetto junk-food (cibo-spazzatura)  :  snack  dolci  e  salati  (merendine  in  distributori  automatici,  salatini),  brioches confezionate, biscotti, patatine fritte, dadi da brodo, preparati per minestre, pop-corn in busta, alimenti da fast-food, patate fritte surgelate, pesce surgelato impanato e precotto, alcuni formaggi stagionati ma anche spalmabili, alcune margarine, “cioccolata alla nocciola” spalmabile, pastafrolla, ecc…
Da  alcuni  anni,  anche  a  causa  delle  proteste  di  associazioni  di  consumatori  e  autorità  sanitarie,  le multinazionali alimentari hanno iniziato a ridurre i procedimenti di idrogenazione e a utilizzare sempre più oli e grassi vegetali ma ricchi di ac. grassi saturi: es. olio di palma e di cocco, provocando proteste sempre più forti da parte di ambientalisti che vedono avanzare un processo di deforestazione in vaste aree di Paesi “emergenti”  (es. Indonesia), per far posto a coltivazioni estensive di palme da olio. Inoltre,  anche  questi  prodotti  stanno  subendo  manipolazioni  tecnologiche  quali  la  raffinazione  e  la interesterificazione che probabilmente ne aumentano il livello di pericolosità. La raffinazione li priva delle vitamine  liposolubili  e  delle  sostanze  antiossidanti  presenti  nel  prodotto  integrale.  Occorre  inoltre ricordare che spesso assumiamo olio di palma in modo inconsapevole: dai cereali croccanti o dai biscotti confezionati della colazione, al toast del pranzo veloce, alla crema spalmabile della merenda, al gelato industriale della sera…
Così come è abitudine consolidata suggerire uno stile di vita fisicamente attivo, è compito del medico consigliare una maggiore attenzione verso una corretta alimentazione (anche attraverso la lettura delle etichette  alimentari),  soprattutto  nelle  categorie  a  rischio  (  soggetti  ad  alto  rischio  cardiovascolare, diabetici, bambini).

Aprile 2015

 

Vuoi ricevere aggiornamenti?
Iscriviti alla Newsletter

 

Iscrivendoti alla nostra newsletter avrai la possibilità di essere aggiornato sulle novità più importanti del mondo farmacia.