Pubblicazione del mese: 08/2026
Una condizione molto comune che può causare dolore, bruciore e sanguinamento ma che, nella maggior parte dei casi, si controlla con cure adeguate e buone abitudini.
Normalmente associate ad una fastidiosa infiammazione, in realtà le emorroidi sono strutture vascolari fisiologiche, caratterizzate da cuscinetti di tessuto vascolarizzato presenti nella porzione terminale del retto e dell’ano, partecipano ai fisiologici processi di continenza ed evacuazione.
In condizioni normali la loro presenza non genera alcun fastidio, ma quando questa struttura si ingrossa o si infiamma compare il quadro caratteristico della “malattia emorroidaria”, che si manifesta con congestione vascolare e scivolamento verso il basso dei cuscinetti emorroidari.
Anche se è difficile determinarne l’incidenza, si tratta di una condizione molto frequente che interessa circa un adulto su quattro (con una prevalenza fino al 50-80% nella fascia d’età dai 50 anni in poi),con effetti sulla qualità della vita.
I sintomi caratteristici sono prurito, bruciore, dolore e sanguinamento rosso vivo alla fine della defecazione, accompagnato dalla presenza di muco nelle feci. A seconda della gravità, le emorroidi possono essere interne (generalmente invisibili e non dolorose, ma possono sanguinare durante la defecazione) o esterne (prolasso visibile della mucosa che circonda l’ano; può risolversi spontaneamente oppure necessitare di un intervento manuale e, nei casi più gravi, la fuoriuscita può essere permanente). In alcuni casi di emorroidi esterne può verificarsi la formazione di un coagulo di sangue (trombo) a livello della vena emorroidaria. Si tratta di una delle possibili complicanze della malattia: la trombosi emorroidaria, che provoca un dolore acuto ed intenso, generalmente scompare spontaneamente nell’arco di 7-10 giorni.
Tra le cause principali che contribuiscono allo sviluppo di malattia emorroidaria ci sono la stitichezza cronica o la diarrea (per gli sforzi ripetuti durante la defecazione), uno stile di vita sedentario, una dieta povera di fibre (che può portare a indurimento delle feci, con traumi locali dei tessuti e sanguinamento), gravidanza od obesità. Altri fattori predisponenti sono familiarità, lavori che comportano il sollevamento di pesi e rimanere seduti a lungo sul water, una cattiva abitudine che può portare, nel tempo, a rilassamento del tessuto anale.
Quali sono i rimedi?
Generalmente il trattamento della malattia emorroidaria si basa sull’attenuazione dei sintomi: si possono applicare localmente creme o supposte a base di anestetici, in grado di alleviare il dolore e dare sollievo in caso di prurito, eventualmente associati a cortisonici, utili per la loro azione antinfiammatoria. Entrambe le preparazioni vanno applicate 2-3 volte al giorno fino alla risoluzione dei sintomi, senza comunque superare 7-10 giorni poiché un’applicazione prolungata può indurre sensibilizzazione o atrofia in caso di preparati a base di cortisone.
Tra le due formulazioni, meglio preferire le pomate perché si applicano più facilmente e il principio attivo si distribuisce meglio, anche nelle zone più esterne. In caso di attacco acuto con dolore intenso si possono assumere analgesici per bocca (es. paracetamolo, ibuprofene).
In commercio sono disponibili, inoltre, prodotti a base di bioflavonoidi, sostanze di origine vegetale presenti in numerosi alimenti (quali agrumi, mirtilli, cereali) che, assunti per bocca, possono contribuire a rinforzare le pareti vascolari e a ridurne la permeabilità grazie alle loro proprietà capillaro-protettrici e antiossidanti.
Sembrano avere un ruolo nella riduzione degli episodi di sanguinamento, del numero di ricadute e della gravità dei sintomi associati all’attacco acuto e rappresentano quindi un complemento al trattamento topico. Anche curare l’igiene intima è importante: la pulizia va effettuata con detergenti delicati, privi di alcol e profumi. È preferibile lavarsi ed asciugarsi tamponando la zona, senza sfregare. Può essere utile effettuare bagni tiepidi per 10-15 minuti 2 o 3 volte al giorno: il tepore dell’acqua fa rilassare la muscolatura anale e diminuisce la pressione esercitata sulle emorroidi.
Quando rivolgersi al medico?
Se il trattamento mirato al sollievo dei sintomi non è risolutivo e/o se il disturbo si protrae nel tempo, è importante consultare un medico, soprattutto in caso di sanguinamento persistente e abbondante che dura per diversi giorni, dolore intenso e/o in presenza di sintomi aspecifici (es. febbre, calo ponderale, debolezza marcata o anemia) o presenza di sangue scuro nelle feci.
Durante la visita, il medico può classificare le emorroidi in base a dimensioni e gravità e prescrivere eventuali interventi più o meno invasivi: un possibile primo approccio è rappresentato dalle tecniche non chirurgiche, eseguibili in ambulatorio e senza anestesia. L’efficacia è in genere parziale e transitoria (ad esempio la legatura con fascia elastica o la “scleroterapia”, ovvero iniezioni di una soluzione che occlude i vasi con conseguente riassorbimento dell’edema).
Negli stadi più avanzati è invece necessario ricorrere ad interventi chirurgici, che possono consistere nella rimozione del tessuto in eccesso o nella riduzione del flusso sanguigno per bloccare il sanguinamento. In entrambi i casi si tratta di interventi sicuri ed efficaci; la scelta del tipo viene effettuata dallo specialista in base al quadro clinico del paziente.
Estate & prevenzione
Come limitare i disturbi
Con la stagione estiva molte persone possono avvertire un peggioramento dei sintomi tipici della malattia emorroidaria, spesso a causa delle alte temperature. Per quale motivo?
Per mantenere correttamente la temperatura corporea, il nostro organismo reagisce al caldo inducendo vasodilatazione periferica, un meccanismo che può portare ad un maggior afflusso di sangue ai vasi che irrorano i cuscinetti emorroidari.
Inoltre, tendenzialmente in estate si modificano stile di vita e abitudini alimentari, soprattutto durante le vacanze: pranzi veloci consumati di fretta o grandi abbuffate e un aumento del consumo di bevande alcoliche aumentano le probabilità di stitichezza e diarrea, che possono indurre a problemi emorroidari. Anche una scarsa idratazione può portare a stitichezza e riduzione della capacità di mantenere feci morbide, rendendo la defecazione più difficile e dolorosa.
Quali strategie adottare?
In generale, ma soprattutto in estate, è consigliato:
- aumentare l’apporto giornaliero di fibre, ad esempio assumendo cereali integrali (pane, pasta), frutta e verdura. Nel caso in cui l’apporto sia insufficiente possono essere utilizzati integratori contenenti fibra (es. Psyllio);
- mantenere una buona idratazione bevendo molta acqua;
- evitare cibi piccanti e alcolici che possono aumentare l’infiammazione;
- praticare regolarmente attività fisica, facendo comunque attenzione a quegli sport che sollecitano troppo la zona interessata (sollevamento pesi, bicicletta);
- utilizzare biancheria intima in cotone e prediligere indumenti comodi e traspiranti;
- effettuare spesso lavaggi con acqua tiepida per alleviare dolore e prurito;
- assecondare lo stimolo della defecazione.