Pubblicazione del mese: 04/2025
Il morbillo negli ultimi mesi è tornato al centro dell’attenzione mediatica, nonostante fosse considerato quasi debellato grazie alla vaccinazione.
L’aumento dei casi
Secondo i dati recentemente diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2024 in Europa e Asia Centrale si è verificato il numero di casi di morbillo più alto degli ultimi 27 anni, circa il doppio rispetto ai casi segnalati nel 2023. Questa tendenza è in linea con l’analisi del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC) che, tra il il 1 febbraio 2024 e il 31 gennaio 2025, ha contato 32.265 casi di morbillo. Tra i paesi più colpiti c’è anche l’Italia con 1.097 casi, seconda solo alla Romania (27.568), numero che non si vedeva dal 2019, visto che durante gli anni della pandemia di Covid-19 i casi registrati si sono ridotti a poche decine, grazie anche alle misure di contenimento.
L’attenzione della stampa si è concentrata prevalentemente sugli Stati Uniti che hanno visto l’insorgenza di estesi focolai infettivi concentrati soprattutto in Texas, dove, solo nei primi mesi dell’anno, si sono registrati oltre 500 contagi e 2 decessi (bambini non vaccinati).
L’aumento generalizzato di casi di morbillo nel mondo rappresenta una fonte di preoccupazione non solo per i rischi per la salute legati alla malattia che, al contrario del sentire comune, non è da sottovalutare, ma perché indica una sempre minore propensione delle persone a vaccinarsi, in parte dovuta alla diffusione di fake news anche da parte di figure istituzionali già note per posizioni no vax.
Che cos’è il morbillo
Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus (genere Morbillivirus). Il suo nome (letteralmente: “piccolo morbo”) gli è stato attribuito in contrapposizione alle “grandi malattie”, come la peste e il vaiolo, che storicamente mietevano molte vittime; tuttavia, la gravità del morbillo, anche se inferiore, non deve essere trascurata.
I sintomi compaiono 10-12 giorni dopo il contagio e inizialmente sono simili a quelli di un comune raffreddore con febbre, malessere, tosse, congiuntivite. Nei giorni successivi la malattia evolve, portando a febbre alta (39-41 °C) e alla formazione di macchie rosse (esantema), prima sul viso e poi su tutto il corpo, che durano dai 4 ai 7 giorni.
Nella maggior parte dei casi i sintomi scompaiono nell’arco di qualche settimana, ma in un caso su tre possono verificarsi complicanze, talvolta abbastanza serie da portare a danni permanenti o alla morte. Le più frequenti sono: diarrea, otite media e polmonite, mentre quelle più gravi cecità ed encefalite acuta. Una complicanza molto rara, che può manifestarsi fino a 10 anni dopo l’infezione, è la Panencefalite Subacuta Sclerosante (PESS), una degenerazione del sistema nervoso centrale caratterizzata da deterioramento delle facoltà mentali e convulsioni che portano alla morte. Il virus del morbillo si trasmette principalmente per via aerea ed è altamente contagioso: una persona infetta può contagiare fino a 18 persone (più del doppio di quanto accade per l’influenza) semplicemente trascorrendo poco tempo nello stesso luogo chiuso.
Non esistono farmaci specifici per il morbillo: nell’attesa della guarigione spontanea, la terapia consiste nella gestione dei sintomi con farmaci antinfiammatori e antipiretici, secondo le indicazioni del medico. Nei casi più gravi con complicanze potrebbe essere necessario il ricovero ospedaliero.
Il morbillo non si previene con la vitamina A
Questa notizia falsa è circolata, anche recentemente, perché è noto che carenze di vitamina A possono aumentare il rischio di complicanze in chi ha già contratto la malattia. L’OMS raccomanda l’assunzione ad alte dosi per i bambini infetti che vivono in zone dove il deficit di vitamina A è riconosciuto. In Italia e nei paesi industrializzati non esistono attualmente dati che ne supportino l’utilizzo nei bambini malati in ospedale.
Il vaccino
L’unico modo per prevenire l’insorgenza del morbillo è vaccinarsi. Il vaccino contro il morbillo è costituito dal virus vivo in una forma attenuata, tale da far sviluppare la risposta immunitaria senza causare la malattia. Secondo il calendario vaccinale, viene somministrato nei bambini in associazione con il vaccino contro la rosolia e la parotite (gli “orecchioni”) in due dosi a 12 mesi e 5 anni di età. Il ciclo completo garantisce una protezione molto alta nei confronti della malattia, presumibilmente per tutta la vita, e la sua somministrazione è sicura, essendo controindicata solo per le persone immunodepresse e per chi ha manifestato gravi reazioni allergiche in seguito ad un precedente vaccino.
Prima dell’introduzione della vaccinazione, il morbillo rappresentava una delle più diffuse malattie infettive dell’infanzia. Attualmente il virus continua a circolare, ma l’infezione è molto meno comune. Obiettivo delle istituzioni sanitarie di tutto il mondo è quello di arrivare all’eliminazione della malattia, ma per farlo è necessario che si vaccini un numero molto elevato di persone (95%). Inoltre, una alta copertura vaccinale permetterebbe di proteggere anche gli individui immunodepressi e i bambini più piccoli che non hanno ancora l’età per essere vaccinati: in una comunità in cui il 95% dei soggetti è vaccinato, chi non lo è risulta protetto dall’immunità degli altri. Purtroppo, i recenti focolai di morbillo rivelano la crescente minaccia per la salute pubblica che potrebbe essere determinata da un calo delle vaccinazioni.
Falsi miti
Verità e bugie da conoscere
I vaccini NON causano l’autismo.
Questo pregiudizio è stato causato da uno studio pubblicato nel 1998 su una rivista scientifica e poi, a distanza di qualche anno, ritirato a causa degli errori metodologici e degli interessi economici che erano alla base. Numerosi studi scientifici successivi hanno smentito questa associazione, dimostrando che non vi è stato un aumento dei casi di autismo in seguito all’introduzione in commercio dei vaccini.
Le sostanze contenute nei vaccini NON sono pericolose.
Come accade per tutti i farmaci, che, oltre al principio attivo, contengono gli “eccipienti”, i vaccini, contengono alcune sostanze specifiche, come gli adiuvanti, che potenziano la capacità del vaccino di fornire una risposta immune, gli stabilizzanti e i conservanti, che mantengono rispettivamente la composizione chimica e la stabilità microbiologica del vaccino. Queste sostanze sono sottoposte a rigorosi test di sicurezza che hanno dimostrato l’assenza di rischi per la salute.
Dopo aver fatto il vaccino per il morbillo NON è possibile diventare contagiosi.
Poiché il vaccino per morbillo, parotite e rosolia è costituito dal virus vivo attenuato, può svilupparsi il timore che i bambini vaccinati possano essere fonte di contagio, ma questo non è vero. Il virus vivo contenuto nel vaccino ha la capacità di stimolare la risposta immunitaria, ma non quella di causare la malattia e, a maggior ragione, di trasmetterla agli altri. I dati successivi all’introduzione del vaccino non hanno mai documentato casi di infezione da parte dei virus contenuti nel vaccino.
L’esitazione vaccinale
I timori nei confronti dei vaccini esistono da quando, alla fine del 1700, è stato sviluppato il primo della storia, ovvero quello contro il vaiolo; tuttavia, il fenomeno è aumentato negli ultimi anni, tanto che nel 2019 l’OMS lo ha inserito tra le dieci minacce alla salute globale. Un rapporto UNICEF del 2023 ha rilevato che la fiducia nei vaccini infantili è diminuita durante la pandemia in 52 dei 55 Paesi studiati, e altri Paesi stanno assistendo a una polarizzazione politica sui vaccini.
L’esitazione vaccinale è un fenomeno complesso che comprende comportamenti diversi, ad esempio chi, pur avendo la possibilità di vaccinare se stesso, o i propri figli, rifiuta, rimanda, ha paura o cerca di ricalendarizzare le dosi prestabilite. Nella maggior parte dei casi, l’esitazione è causata semplicemente dalla confusione dovuta a domande senza risposta o informazioni contrastanti, complice la disinformazione, amplificata dai nuovi media.
Il risultato di questo fenomeno è, comunque, la mancata aderenza alle campagne vaccinali, un problema sanitario molto importante perché i vaccini sono una delle misure sanitarie più sicure ed efficaci e ogni volta che una persona decide di non vaccinare se stesso o i propri figli espone se stesso e la comunità in cui vive ad un rischio evitabile.